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Le forze armate italiane

i Carabinieri furono incaricati di presidiare le vie d’accesso al Vaticano. In questa stampa, pattugliano il ponte Sant’Angelo

Il governo di Firenze mobilitò per la campagna di occupazione dello Stato Pontificio circa 60mila uomini, con la costituzione di un “Corpo d’esercito d’osservazione nell’Italia centrale”, successivamente denominato “IV Corpo d’esercito”, agli ordini del generale Cadorna. Il corpo era composto inizialmente da tre divisioni (aumentate a cinque a partire dal 17 settembre) di circa 8.000 uomini ciascuna, oltre ad una riserva di cui facevano parte sei battaglioni bersaglieri, un reggimento di cavalleria, elementi di artiglieria e del genio.

Le forze italiane che il 20 settembre cinsero d’assedio Roma erano costituite da 60 battaglioni di fanteria, 17 battaglioni bersaglieri, 20 squadroni di cavalleria, 19 batterie d’artiglieria (che avevano a disposizione 114 cannoni), una brigata zappatori del genio. I Carabinieri contribuivano con 150 ufficiali, sottufficiali e militari, ripartiti fra il Quartier Generale, cinque divisioni e la riserva.

I distaccamenti presso le grandi unità e la riserva avevano ciascuno una forza di 23 uomini, mentre il reparto destinato al Quartier Generale era di 40 uomini.

Giorgio Maiocchi (nell’opera Carabinieri, due secoli di storia italiana) fornisce questi ulteriori particolari: «I militari dei Distaccamenti erano così armati: i marescialli di sola pistola con 12 colpi; gli altri sottufficiali e i carabinieri di sola pistola con 12 colpi e, inoltre, in parte di fucile a retrocarica con 32 cartucce, in parte di moschetto con 10 colpi. Alle grandi unità erano stati assegnati (con lettera n. 2.620 del 16 agosto 1870 del Comitato del Corpo dei Carabinieri Reali) i seguenti ufficiali: al 4o corpo d’esercito, maggiore Michele Appiotti e capitano Carlo Marietti; alla 2a divisione attiva, luogotenente Francesco Nascè; alla 9a divisione attiva, luogotenente Quirino Mayo; alla 11a divisione attiva, luogotenente Giacomo Acqua; alla 12a divisione attiva, luogotenente Stefano De Giovannini; alla 13a divisione attiva, luogotenente Salvatore Guccione». I luogotenenti De Giovannini e Acqua avevano partecipato, in precedenza, alla lotta al brigantaggio meridionale (definitivamente indebolito per la perdita degli appoggi nei territori pontifici). I luogotenenti Guccione e Nascè provenivano dai carabinieri di Sicilia. Il luogotenente Mayo proveniva invece dall’esercito borbonico e aveva avuto modo di distinguersi nella campagna del ’66 nel Veneto.

carabinieri davanti alla basilica di San Giovanni

L’11 settembre il ministro della Guerra Cesare Francesco Ricotti Magnani trasmise al generale Raffaele Cadorna questa disposizione: «Si rinnova la prescrizione di condurre le operazioni in modo da evitare le occasioni di combattimento, presentando ovunque una preponderanza di forze che possa indurre il nemico a ritirarsi e desistere da ogni resistenza; al quale scopo dovranno in ogni caso, per mezzo di parlamentari, farsi tutti i possibili tentativi nelle forme più miti e persuasive, onde non impegnare con intimazioni l’onore degli avversari a resistere».