Menu
Mostra menu

Raffaele Cadorna

RAFFAELE CADORNAIl comando delle forze impegnate nella presa di Roma fu affidato al generale Raffaele Cadorna. Questi era un fervente cattolico, il cui animo era combattuto fra la devozione al Santo Padre e l’orgoglio del comando di un’impresa che non comportò particolari accorgimenti tattici e strategici. Forse per bilanciare gli stati d’animo di Cadorna, il ministro della Guerra scelse come suoi vice due garibaldini, Nino Bixio ed Enrico Cosenz. La famiglia piemontese dei Cadorna ha lasciato un segno importante nella storia militare di un secolo. Il figlio di Raffaele, Luigi (il più criticato e contestato della dinastia), fu il comandante supremo delle forze armate italiane nella Prima guerra mondiale fino alla sconfitta di Caporetto, che comportò la sua rimozione dall’incarico, per lasciare il posto ad Armando Diaz. Il figlio di Luigi, Raffaele (lo stesso nome del nonno), era a Roma nel 1943 come comandante della divisione corazzata Ariete. Dopo l’8 settembre, prese parte alla Resistenza. Il governo Bonomi lo incaricò di coordinare e dirigere al Nord la lotta partigiana, e assunse il comando del Corpo Volontari della libertà. Dal maggio 1945 fino al gennaio 1947, fu capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano, nell’ultimo periodo del Regno e nella prima fase della Repubblica.