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I Carabinieri entrano a Roma

Come era accaduto nelle precedenti azioni belliche, il ruolo dell’Arma fu determinante nella preparazione dell’attacco. Dalle Sezioni e dai Comandi periferici, arrivarono al ministero della Guerra informative molto dettagliate sulla posizione delle truppe pontificie. E questo agevolò il compito dei reparti che giunsero a Roma
La sconfitta di Napoleone III a Sedan (il 2 settembre 1870) spianò la strada alla presa di Roma. Erano infatti i francesi i garanti dell’indipendenza dello Stato della Chiesa. Ma già il giorno prima della disfatta contro i prussiani che indusse l’imperatore francese ad abdicare era pronto un piano di guerra dello Stato Maggiore italiano. «Prevedeva», racconta il generale C.A. Arnaldo Ferrara (nella Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri), «il passaggio della frontiera pontificia a Passo Corese e l’attacco a Roma tra Porta Salaria e Porta Pia, contemporaneamente ad un finto attacco diversivo a Porta San Giovanni». Le scelte strategiche erano state approntate anche sulla base del grande lavoro di intelligence svolto dalle stazioni dei Carabinieri ai confini dello Stato Pontificio. «Nell’atmosfera di irrefrenabile entusiasmo suscitato dalla notizia della sconfitta francese», prosegue il generale Ferrara, «il giorno 5 il ministro della Guerra telegrafava al generale Cadorna ordinandogli di passare il giorno dopo la frontiera con due divisioni». Da parecchie settimane il Comando Generale dell’Arma riceveva informative puntuali e dettagliate sui movimenti delle truppe pontificie. Era questo il compito affidato ai Carabinieri (come già era accaduto nelle precedenti guerre). Il corpo rispose con prontezza da tutti i suoi posti dislocati lungo i confini pontifici.

La breccia di Porta Pia (Stampa popolare)

Ecco qualche esempio. Il 16 agosto 1870 il luogotenente Bombara da Sora informò il Comando: «In seguito agli ordini impartitimi, mi onoro significare alla E. V. che dietro le premure da me praticate e dalle informazioni riservate fatte assumere sulla dislocazione delle truppe pontificie, risulterebbemi quanto descritto nel qui annesso elenco». Nell’elenco annesso erano indicate queste truppe: a Roma, un reggimento di Zuavi, la legione Antibes formata da cattolici francesi e sciolta prima dell’ingresso delle truppe italiane a Roma, un reggimento di Gendarmeria estera, un battaglione di 8 compagnie di Cacciatori esteri, sei squadroni di Dragoni, per un totale di 5.200 uomini, più sei batterie di cannoni di linea da 8 pezzi l’una; a Civitavecchia, un reggimento di Zuavi (1.600 uomini); a Frosinone, Velletri e Viter­bo, un reggimento di linea e un battaglione di 8 compagnie di Cacciatori indigeni (2.400 uomini) più 6 cannoni di linea; 2.000 gendarmi sparsi in Brigate per diversi comuni del territorio. 
Il 26 agosto il tenente Garin, comandante della stazione di Orbetello, faceva pervenire questa relazione: «Il giorno 23 è giunta a Civitavecchia la fregata inglese Defence di circa 20 cannoni con 420 uomini di equipaggio e comandata dal capitano signor Mossel, il quale partì tosto per Roma con treno speciale». Garin informava anche che «due battelli a vapore, armati di due cannoni, sorvegliano di notte i dintorni di Roma lungo il Tevere. Nelle prime ore d’oggi approdò nella rada di S. Stefano una squadra italiana di cui non conosco il numero delle navi».

reparti di Carabinieri in fase di avvicinamento a Roma, mentre attraversano Ponte Milvio provenienti da Grottarossa. In questa località era stato effettuato il passaggio dalla sponda destra a quella sinistra del Tevere

Dal Circondario Carabinieri di Terni (in data 10 agosto) giunse invece la seguente relazione: «La frontiera pontificia in questo circondario incomincia alla Barca di Gallese e termina a quella di Castiglione Pontificio. Su tutta la linea del mentovato Circondario ci sono la Barca di Gallese, quella di Sanvito, di Orte, di Giove, di Attigliano, di Grotte, Santo Stefano, Civitella e Castiglione. Tutti questi punti sono guardati da un Brigadiere e quattro Gendarmi, però alle Barche in parola, di guardia in permanenza vi rimangono solo due Militari, i quali ogni 25 ore vengono cambiati alternando in questo modo tutte le Brigate il loro servizio della frontiera... Tutta la linea del Tevere, per quanto ho potuto conoscere, è sguarnita affatto di truppa, e poi sarebbe impossibile che quel Governo potesse mantenere un cordone su tutta la linea, per deficienza di forza. A Orte presentemente si trova un Distaccamento di circa 25 soldati (Zuavi) comandati da un sottotenente e sarà due mesi che trovansi colà di stanza».
Dal Circondario Carabinieri di Gaeta, il 17 agosto, partì la seguente informativa: «Fondi - Su 20 km circa di confine, furono notati soli pochi uomini (6 o 7) per servizio di P.S. Non vi stanziano distaccamenti. San Giovanni Incarico - Tra Ceprano e Santa Sozio sarebbero 70 squadriglieri per servizio di P.S. Distaccamenti - 300 uomini del 1o Regg.to di Linea a Terracina».
Dal Comandante della sezione Carabinieri di Orbetello, il 21 agosto, si comunicava ancora: «Sono giunte una quantità di truppe composte di Zuavi, Cacciatori e Dragoni a Montefiascone, da dove furono destinati: a Farnese, una compagnia e mezzo; a Cianzano, una compagnia e mezzo ed uno squadrone di Dragoni; a Valentano, come sopra; a Montalto, una compagnia di Fanteria con un plotone di Dragoni. In Corneto, fra Zuavi e Cacciatori, esistono 200 uomini, più un plotone di Cavalleria. A Civitavecchia mi si dice esistere di presidio un battaglione di Zuavi, uno squadrone di Cavalleria ed una batteria di Artiglieria».
Molte altre comunicazioni giunsero da varie località. Il generale dei Carabinieri Guido Grassini scrisse: «Si può affermare che la partecipazione dell’Arma alla campagna del 1870, oltre che nei reparti mobilitati, consistette in attività informativa che fu di grande interesse per il Ministero della Guerra, a disposizione del quale fu posta una messe di notizie di notevole importanza. Si trattò di un contributo discreto, presso che ignorato, ma perfettamente in linea con quella vocazione al quotidiano, silenzioso lavoro che costituisce una delle componenti tradizionali dell’Arma».