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I Corazzieri

Quinto Cenni, Corazzieri in parata

Il 22 aprile 1868 fu celebrato a Torino il matrimonio fra il principe ereditario Umberto e Margherita di Savoia, cugina prima dello sposo (era la figlia di Ferdinando, fratello minore di Vittorio Emanuele II). I festeggiamenti per le nozze si svolsero a Firenze, allora capitale del regno d’Italia. A quei festeggiamenti è legata la nascita del corpo dei Corazzieri, gli stessi che oggi costituiscono la Guardia d’onore del presidente della Repubblica. Alti, imponenti, elegantissimi nelle loro uniformi da parata. 
«Da Torino», racconta il generale C.A. Ferrara nella sua Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri, «sarebbe giunta una nutrita rappresentanza del ceto nobiliare e per il corteo occorreva prevedere qualcosa di nuovo. Una semplice rappresentanza militare, per quanto numerosa, non sarebbe apparsa all’altezza della cerimonia. In Francia, in Austria, in Inghilterra, circostanze del genere godevano della presenza di reparti speciali, di alta rappresentanza, quali i Dragoni, i Gendarmi, i Corazzieri. Ci si rese conto che con la riforma dell’Esercito del 24 gennaio 1861 non si era considerata l’opportunità di costituire anche in Italia un corpo analogo. Ci si ricordò, anche, che un esperimento in tal senso era stato fatto nel 1842, in occasione delle nozze del Duca di Savoia (Vittorio Emanuele) con l’Arciduchessa Maria Adelaide di Lorena: un reparto scelto di Carabinieri aveva indossato una speciale uniforme con corazza ed elmo, formando una coreografica scorta alla coppia principesca. Quelle corazze non erano andate perdute: occorreva ripristinarle, approntarne delle altre, perfezionare quell’uniforme di gran gala ed esordire in occasione dell’ingresso degli sposi a Firenze con un reparto sperimentale, ma con la prospettiva di restare permanente. La scelta degli uomini cadde nuovamente sui Carabinieri, i militari prediletti dai Sovrani di Casa Savoia».

Grimaldi del Pozzetto, Uniformi dei Corazzieri: mezza gala, giornaliera, da campo, festiva e di fatica

Alla fine dell’anno 1867 la Casa Reale coinvolse il ministero della Guerra che, a sua volta, interpellò il comandante generale dell’Arma, Antonio Massidda. Da Firenze fu inviata una circolare a tutte le Legioni, compresa quella degli allievi. «La richiesta», precisa il generale Ferrara, «era molto precisa: occorreva selezionare un centinaio di militari particolarmente dotati fisicamente, di moralità irreprensibile, di aspetto elegante, abili nel cavalcare e di statura non inferiore a un metro e ottanta». 

Anonimo, Vittorio Emanuele II con i suoi aiutanti e un corazziere

La Casa Savoia già disponeva di un reparto di rappresentanza, con la funzione esclusiva di guardia del corpo del sovrano, la cui storia risaliva niente di meno che alla fine del XIV secolo, ai tempi di Amedeo VII, detto il Conte Rosso. Le Guardie del Corpo erano rimaste anche dopo la costituzione del Corpo dei Carabinieri Reali (nel 1814), con le Regie Patenti che sancivano che «il Corpo de’ Carabinieri Reali sarà considerato nell’Armata per il primo fra gli altri, dopo le Guardie nostre del Corpo ed all’occasione sarà preferito per l’accompagnamento delle Persone Reali». Ma il ruolo delle Guardie Reali era limitato all’ambito dei Palazzi Reali. Nelle guerre d’indipendenza fu sempre assegnato ai Carabinieri il compito di proteggere il re. Il 1° settembre 1867 le Guardie del Corpo furono soppresse, senza che al loro posto fosse creato un altro reparto con le medesime funzioni.