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La pace di Vienna

Il preambolo del trattato ufficializzava il passaggio del Veneto al Regno d’Italia, con la mortificante clausola così specificata: «S. M. l’Imperatore d’Austria, avendo ceduto a S. M. l’Imperatore dei Francesi il Regno Lombardo-Veneto; S. M. l’Imperatore dei Francesi, dal canto suo, essendosi dichiarato pronto a riconoscere la riunione del detto Regno Lombardo-Veneto agli Stati di S. M. il Re d’Italia, sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate». Il referendum ebbe luogo il 21 ottobre (sotto il controllo dei carabinieri) e dette luogo a un risultato plebiscitario. L’articolo III del trattato ribadiva che l’imperatore d’Austria «consente alla riunione del Regno Lombardo-Veneto al Regno d’Italia». Il IV specificava: «La frontiera del territorio ceduto è determinata dai confini amministrativi attuali del Regno Lombardo-Veneto», affidando a una commissione militare istituita dalle due Potenze contraenti l’incarico «di eseguire il tracciato sul terreno entro il più breve tempo possibile».

Quinto Cenni, I Carabinieri sui campi di battaglia nella Terza guerra d'indipendenza

Nell’articolo XV si annunciava che «i sudditi del Lombardo-Veneto facenti parte dell’Armata austriaca verranno immediatamente liberati dal servizio militare e rinviati alle loro case». I militari che avessero deciso di restare al servizio dell’Impero austriaco «potranno farlo liberamente senza venire inquietati per questo motivo, sia nella loro persona che nelle loro proprietà. Le stesse garanzie sono assicurate agli impiegati civili originari del Regno Lombardo-Veneto che manifestano l’intenzione di restare al servizio dell’Austria. Gli impiegati civili originari del Regno Lombardo-Veneto avranno la scelta, sia di rimanere al servizio dell’Austria, sia di entrare nell’amministrazione italiana, nel qual caso il Governo di S. M. il Re d’Italia s’obblighi a collocarli in funzioni analoghe a quelle che disimpegnavano od a fissare loro delle pensioni, il cui importo verrà stabilito secondo le leggi e i regolamenti austriaci. Resta convenuto che gli impiegati di cui trattasi verranno assoggettati alle leggi e regolarmente disciplinati dall’Amministrazione Italiana». L’articolo XVI si occupava degli ufficiali di origine italiana al momento al servizio dell’Austria, ai quali era permesso «d’entrare nell’Armata di S. M. il Re d’Italia con i medesimi gradi che occupano nell’Armata austriaca, sempreché ne facciano la domanda nel termine fisso di sei mesi a partire dallo scambio delle ratificazioni del presente trattato».