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I rapporti di comando

Anonimo, I Carabinieri nella carica di Monte Croce (Roma, Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri)
Il 26 giugno 1866 il colonnello dei Carabinieri Carlo Alberto Basso inviò al generale Serpi una dettagliata relazione (riportata integralmente dal generale Ferrara nella sua opera sull’Arma) sulla giornata di Custoza. «Il giorno d’ieri», si legge nel documento, «fu impiegato a mettere ordine in quella parte del 1° Corpo d’Armata che il giorno precedente subì un vero disastro. Detto Corpo doveva impegnare combattimento verso Peschiera, prendere posizione e tenere impegnate le forze austriache mentre il 3° Corpo si spingeva avanti in colonna per giungere all’Adige. Il 1° Corpo cominciò a battersi all’albeggiare del 24, ma fu troppo azzardoso; si spinse troppo avanti e si ritrovò in un campo trincerato d’artiglieria da cui non poté sortire. I nostri si batterono da eroi, ma la forza del nemico era troppo preponderante». Dopo aver reso conto delle perdite subite negli alti comandi, Basso riferisce che «vi fu un momento il progetto di difendere la posizione di Valeggio e lo si sarebbe fatto se le truppe fossero state in buono stato». Aggiunse poi che «una prova delle ingenti perdite del nemico si ha in questo fatto, che il nemico non inseguì l’Armata nostra che si ritirava e non fece nemmeno un passo avanti», domandandosi anche che fine avesse fatto il corpo al comando del generale Cialdini, che non era intervenuto nella battaglia per dare manforte ad Alfonso La Marmora (che in seguito a quella sconfitta perse i favori del re Vittorio Emanuele II). Una settimana più tardi, il 2 luglio, Basso inviò un nuovo rapporto raccontando che nelle prime ore del mattino del 24 giugno la 9a Divisione attiva si trovava «vicina a Quaderna, quando sentendo il cannone, il sig. Generale Govone, Comandante della medesima, faceva avanzare la Fanteria e l’Artiglieria al passo di corsa e giunto sul luogo del combattimento non tardava, essendo Egli alla testa e dirigendo il vivo fuoco di 18 cannoni, ad impadronirsi delle posizioni nemiche che non poté continuare a conservare dappoiché i nostri soldati, che erano digiuni da oltre 24 ore e che in due notti non avevano potuto chiudere occhio, cadevano affranti dalla fatica e dalla fame ed inoltre perché non fu possibile poter ottenere alcun soccorso dalle altre Divisioni». L’Arma, sottolineava Basso, «fece il possibile onde impedire lo sbandamento dei soldati e lo smarrimento dei carri, sul quale intento quasi completamente si riuscì, perciocché se si ebbe a lamentare qualche sbandamento proveniente dai soldati di 2a categoria, si ebbe però il vantaggio di salvare la cassa del 71° Reggi­mento Fanteria e di non disperdere un solo carro, malgrado la confusione che regnava all’atto della ritirata in Quaderna».

RICONOSCIMENTI AL VALORE. Custoza non fu l’ultimo scontro a fuoco nella guerra. Giorgio Maiocchi (Carabinieri - Due secoli di storia italiana) ricorda che a Borgoforte sul Po (l’estremità meridionale dello schieramento affidato a La Marmora), il 17 luglio, morì il tenente dei Carabinieri Domenico Montanari che, pochi giorni prima, si era meritato una Medaglia d’argento «pel coraggio e sangue freddo di cui si mostrò dotato, rimanendo impavido esposto al fuoco il 5 luglio 1866». La relazione della 4a Divisione (alla quale era addetto) raccontò che il 17 luglio, «mentre con eroica abnegazione in mezzo a fitta pioggia di granate nemiche si adoperava ad estinguere l’incendio di una tettoia, cadde sepolto sotto il tetto fatto crollare da una bomba».
Al Corpo dei Volontari garibaldini era addetto Andrea Raffo, un altro tenente dell’Arma, al comando di un drappello di uomini della Benemerita. Il 23 luglio (due giorni dopo la battaglia della Bezzecca) ci fu uno scontro a fuoco a Levico. Prima di attaccare le posizioni nemiche, il generale Medici mandò in esplorazione verso il paese un reparto di cavalleggeri di Monferrato. A questo era aggregato il drappello di Raffo. «La ricognizione ottiene lo scopo prefisso», scrive Maiocchi, «benché il reparto sia accolto da scariche di fucileria presso la Madonnina. Nel corso dell’azione il tenente Raffo viene ferito». Fu insignito di Medaglia d’argento, con questa motivazione: «Oltre ad essersi distinto per coraggio e sangue freddo nei combattimenti di Primolano e Borgo, si unì al capitano Lussago nella ricognizione sotto Levico, dove rimase gravemente ferito da un colpo d’arma da fuoco nella gamba sinistra». Prima di allora i carabinieri che affiancavano i Cacciatori delle Alpi avevano assaltato con decisione le forti posizioni nemiche di Monte Suello (il 3 luglio). Il giorno successivo i militi e i volontari avevano difeso con coraggio la stretta Incudine di Edolo da una controffensiva austriaca. Anche alla Bezzecca i carabinieri assolsero brillantemente i compiti loro affidati. Al termine della campagna il capitano Cavaradossi di Thoet ottenne la Medaglia d’argento al valor militare e ricevette da Garibaldi questo messag­gio: «Signor Capitano Cavaradossi, accogliete una parola di lode per il magnifico contegno da voi tenuto presso i corpi volontari per tutta la campagna del ’66, e graditela come ben meritata da voi e dai vostri subordinati». 
L’avanzata di Garibaldi fu poi bloccata dal telegramma di La Marmora che gli intimava di sospendere le ostilità. Il 9 agosto l’Eroe rispose: «Obbedisco». Tre giorni dopo fu firmato l’armistizio a Cormons. Il 3 ottobre la pace di Vienna pose ufficiamente fine alla guerra.