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1866, un anno di guerra e di rivolte

I Carabinieri si distinsero per valore ed eroismo nella sfortunata Terza guerra d’indipendenza. Ma immediatamente dopo si trovarono coinvolti nell’insurrezione di Palermo, che fu sedata in pochi giorni ma lasciò uno strascico drammatico: il risentimento della popolazione contro il governo centrale, che non sempre prese le decisioni più opportune
Nella guerra-lampo del 1866 (una sola battaglia terrestre, con un’appendice infruttuosa sui monti del Trentino) furono 660 i carabinieri impegnati: 110 uomini e 72 cavalli nel Quartier generale del re; 26 drappelli a piedi e a cavallo, al comando di ufficiali inferiori, distribuiti fra i quattro corpi dell’Esercito, le 20 divisioni, il Corpo volontari (al comando di Garibaldi) e la Guardia nazionale mobile che operava in Valtellina. L’intera forza dell’Arma era comandata dal maggiore generale Giovanni Serpi, che nel 1860 era stato chiamato a far parte del Comitato dell’Arma per diventare poi ispettore dei Carabinieri in Sicilia. Complessivamente presero parte al conflitto 57 ufficiali, 320 militari a cavallo e 283 a piedi. A questi numeri devono essere aggiunti gli uomini in servizio nelle Stazioni di frontiera, che offrirono un contributo importante segnalando i movimenti del nemico.

Sebastiano De Albertis, I Carabinieri in un episodio della Terza guerra d'indipendenza

L’Esercito italiano nel suo complesso era costituito da 7 corpi d’Armata, formati da 20 divisioni, con una forza complessiva di 240mila uomini, 37mila cavalli e 462 cannoni. A questi effettivi si aggiungevano i 20mila volontari inquadrati nei Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi.

Lo stato maggiore italiano era convinto (come sottolinea il generale C.A. Arnaldo Ferrara nella Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri) che, doven­do opporsi al nord all’esercito prussiano, il comando austriaco ­avrebbe sguarnito il fronte italiano (così avvenne: gli austriaci impegnati al ­fronte furono un terzo degli italiani), riducendo lo scontro a «una finta ­­guerra».

Cappotto o frack e abito di grande MonturaL’unica battaglia fu combattuta a Custoza, ed ebbe un epilogo irreale. Lo scontro, spezzato in numerosi combattimenti, si risolse a favore degli austriaci soltanto per l’incapacità del comando italiano di intuire che in realtà l’esito, nell’insieme, era stato favorevole alle nostre armi. Infatti la battaglia costò agli italiani 714 morti, 2.576 feriti e 4.101 fra prigionieri e dispersi, mentre le perdite degli austriaci furono di 1.170 morti, 3.984 feriti e 2.802 fra dispersi e prigionieri. Il reparto dei Carabinieri a cavallo che prese parte al combattimento di Monte Croce era agli ordini del tenente Gaetano Gatto Ainis, che fu decorato di Medaglia di bronzo per aver bloccato per alcune ore gli austriaci, ricorrendo anche a due cariche (simili per modalità a quella di Pastrengo, anche se con un numero ridotto di uomini). Una Medaglia d’argento fu assegnata a uno degli uomini dell’Arma che parteciparono all’azione. Altri carabinieri si fecero onore quello stesso giorno.