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Vita da brigante

BriganteInformazioni dettagliate sulla vita dei briganti ci sono state tramandate dalla biografia scritta in carcere da Carmine Crocco. I tuberi pestati fornivano un unguento capace di disinfettare le ferite di arma da fuoco. L’erba detta pelosella, o la cosiddetta stampa cavallo, era invece impiegata per le ferite da arma bianca. Il servizio di sicurezza degli accampamenti era molto accurato: vedette, rinforzate su alture dominanti da sentinelle con i mastini, per controllare il territorio circostante. Il fuoco per il rancio veniva acceso in modo che il fumo non tradisse la posizione. I viveri venivano requisiti ai possidenti reazionari e liberali, con le buone o con le cattive. Erano gli stessi signori che aiutavano (attivamente o con il silenzio) i banditi. Crocco, in tanti anni di brigantaggio, dormì poche volte all’addiaccio e molte nelle case di persone insospettabili, che non lo tradirono mai. Un ulteriore aiuto veniva dallo spionaggio. Non pochi confidenti facevano parte della Guardia Nazionale e per mezzo loro si ebbero talvolta informazioni precise sul luogo dove erano depositate le armi o sul punto in cui stazionavano normalmente le pattuglie notturne.