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Ninco Nanco

NINCO_NANCOLa Basilicata era il regno di Ninco  Nanco (all’anagrafe Giuseppe Summa). La memoria storica lo descrive come una belva umana avida, ignorante, ambiziosa, ma Ninco Nanco doveva avere, oltre alla furbizia, altre doti: sapeva scegliersi amici giusti e al di sopra di ogni sospetto. Nel 1863 il Parlamento di Torino approvò la cosiddetta Legge Pica (dal nome del primo firmatario), una specie di stato d’assedio interno; una legge marziale che prevedeva l’applicazione delle leggi di guerra nelle province infestate dai briganti. Ninco Nanco non si fece impaurire.

Il 2 febbraio 1864 la sua banda trucidò alcuni bersaglieri. Cinque giorni dopo, a capo di 25 dei suoi a cavallo, sorprese quattro carabinieri ed un vice brigadiere di ritorno alla Stazione di Acerenza dopo una perlustrazione e intimò loro di arrendersi. I carabinieri non si piegarono: tre di loro furono uccisi. 
I briganti si ritirarono lasciando sul terreno un solo ferito. Il prefetto della Basilicata lanciò un proclama invitando i cittadini alla mobilitazione.  Un mese più tardi, Ninco Nanco fu scoperto in un pagliaio. Fu ucciso sul posto da una Guardia Nazionale. La salma del brigante fu portata il giorno dopo ad Avigliano (il suo paese natale) e appesa all’Arco della Piazza.