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Nell'Italia centrale

Dragoni a cavallo e a piedi del ducato di Parma

Più semplice fu l’organizzazione dei reparti nelle province dell’Italia centrale, dove nell’intervallo di tempo fra la cacciata delle vecchie dinastie e la votazione dell’annessione al Piemonte i governi provvisori avevano creato nuove forze di polizia, verificandone l’affidabilità politica. E, in più, c’erano stati governi, come quello del Granducato di Toscana (esemplare per la moderazione mantenuta per alcuni decenni), che si erano già ispirati, per tutelare l’ordine pubblico, al modello dei Carabinieri piemontesi. Nel 1835 Leopoldo II aveva creato un battaglione di Carabinieri «destinati a prevenire e reprimere i delitti, ad assicurare l’osservanza delle leggi, a mantenere il buon ordine nell’interno ed a proteggere l’esazione dei diritti Regi». Dieci anni più tardi costituì il Corpo dei Reali Carabinieri, con un regolamento che si ispirava a quello dei Carabinieri piemontesi. Alla fine del 1849, dopo una serie di altri passaggi, il granduca emanò un nuovo decreto con il quale, abolendo ogni forza di polizia preesistente nel Granducato, creò la Gendarmeria Imperiale e Reale: nell’arruolamento ebbero la precedenza i Carabinieri, considerati «uomini di zelo e devozione al pubblico bene sperimentati».

Uniformi della Gendarmeria di Toscana del 1859

A Modena, nel giugno 1859, fu inviato (al seguito del commissario regio Luigi Carlo Farini) il maggiore dei Carabinieri Giuseppe Formenti, il quale organizzò una guardia municipale che svolse un ruolo decisivo nel sostegno al governo provvisorio. A Bologna e nelle Romagne il medesimo compito fu affidato al capitano Francesco Mariani, che provvide a organizzare il Corpo dei Veliti di Romagna, un reparto che l’ex ufficiale della Gendarmeria pontificia Placido Vizzardelli aveva costituito poco prima con gli uomini che non avevano partecipato al ripiegamento delle truppe papaline. Fra l’estate del 1859 e la primavera del 1860 i Veliti furono incorporati automaticamente nel Corpo dei Carabinieri Reali piemontesi. Furono istituite le divisioni di Parma, Modena, Firenze, Livorno, Siena, Bologna e Forlì. All’inizio del 1860 l’organico complessivo risultò composto da 120 ufficiali e 4.600 tra sottufficiali e carabinieri: l’articolazione operativa prevedeva 19 divisioni, 47 compagnie, 87 luogotenenze e 1.060 stazioni.