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Nel meridione

Gendarmi reali a piedi del Regno delle Due Sicilie

Molto più complesso fu il lavoro per la costituzione del Corpo nelle province meridionali. A spiegare il motivo di questa difficoltà provvede ancora Gianni Oliva: «La liberazione avvenne a opera di milizie irregolari, di cui il governo piemontese diffidava apertamente. Il governo dittatoriale, assunto in Sicilia da Garibaldi in nome di Vittorio Emanuele II, aveva organizzato una forza di polizia sul modello dei Carabinieri sardi, denominata Corpo dei Carabinieri in Sicilia, ma l’impostazione data al reparto tradiva un indirizzo in contrasto con quello governativo. Proponendone la costituzione, il segretario di Stato della sicurezza pubblica del gabinetto dittatoriale, Luigi La Porta, aveva infatti parlato di «un Corpo che sia, non già come in passato, per noi uno strumento di barbara oppressione, ma un puro e onorato organo di un’Autorità, che sorretta dal popolo deve potere essere salvaguardia a tutela del popolo». Al comando del reparto era stato designato il colonnello Angelo Calderari, romano (che non figurava nell’elenco dei garibaldini, ma che il 30 aprile 1849 aveva valorosamente combattuto a Roma contro i francesi del generale Oudinot in difesa della Repubblica). In sostanza, si trattava di un organismo chiamato a difendere l’ordine garibaldino piuttosto che quello monarchico, dove i richiami alla sovranità popolare e la scelta del comandante alludevano a un orientamento democratico che il Cavour, preoccupato di mantenere gli equilibri sociali e politici esistenti, giudicava pericoloso». Dopo l’incontro di Teano, quando la Sicilia divenne ufficialmente una regione dello Stato Sabaudo, il governo di Torino rimediò a quella situazione inviando il maggiore Francesco Saverio Massiera, temporaneamente dimessosi dal Corpo dei Carabinieri piemontesi per assumere il comando dei carabinieri in Sicilia. Successivamente fu creato un reparto di Carabinieri Reali, al comando del colonnello Giovanni Serpi, che affiancò Massiera, ma senza che i due corpi si integrassero fra di loro.

Gendarmeria Reale del Regno delle Due Sicilie

Nelle province napoletane, dove la Gendarmeria dell’ex Regno delle Due Sicilie contava su circa 7.000 uomini, l’organizzazione del Corpo fu affidata al colonnello Trofimo Arnulfi (che aveva svolto egregiamente lo stesso compito in Lombardia), il quale operò una selezione molto rigorosa (esistevano solide ragioni per non fidarsi di chi aveva militato sotto la bandiera dei Borbone) che accolse solo 61 ufficiali e 240 uomini di truppa della vecchia Gendarmeria, procedendo a un massiccio arruolamento di nuovi effettivi.