Menu
Mostra menu

I Carabinieri a Castelfidardo

Gendarmi del Regno delle Due Sicilie

Dopo lo sbarco dei garibaldini in Calabria, Cavour si mise in contatto con la corte di Francia per ottenere l’autorizzazione a invadere i territori pontifici delle Marche e dell’Umbria, garantendo che a Garibaldi sarebbe stato impedito di attaccare Roma, la capitale dello Stato della Chiesa. Con il tacito accordo di Napoleone III, le truppe piemontesi sconfissero l’esercito pontificio a Castelfidardo. L’esercito piemontese era composto da due corpi d’armata agli ordini dei generali Enrico Cialdini ed Enrico Morozzo della Rocca: 33mila uomini, con 78 cannoni e 2.500 cavalieri. Una forza più che sufficiente per battere le modeste forze papaline. 

 «Nuclei di carabinieri», racconta Giorgio Maiocchi (Carabinieri. Due secoli di storia italiana), «erano stanziati presso i grandi comandi e le grandi unità. Pesaro, Fano, Città di Castello cadevano quasi subito. Maggior difficoltà presentò l’occupazione di Perugia, dove si era concentrata la brigata del generale Schmidt. L’avanguardia, piemontese, formata dalla brigata Granatieri di Sardegna, un battaglione di bersaglieri, uno squadrone di cavalleria e 6 pezzi, nonché un gruppo di carabinieri, riusciva la mattina del 14 settembre ad entrare con una colonna in città per una porta non custodita, mentre una seconda colonna forzava un altro ingresso della città». In questo secondo scontro i carabinieri si trovarono in prima linea, e si fecero onore. Il capitano Camillo Goutry (che sarebbe poi passato nell’Arma) fu decorato dall’Ordine militare. Nella successiva, decisiva, battaglia di Castelfidardo, furono impegnati il Corpo d’Armata al comando di Cialdini e la flotta navale (che cannoneggiò il porto di Ancona) al comando del viceammiraglio Carlo Pellion di Persano, due alti ufficiali che si trovarono accomunati negli insuccessi militari della Terza guerra d’indipendenza. La battaglia si concluse il 29 settembre. Il capitano dei carabinieri Augusto Petrini si guadagnò una medaglia d’argento per il valore dimostrato a Perugia e Castelfidardo. Un’altra medaglia d’argento fu conferita al capitano Tito Trisolini per la successiva campagna che vide i piemontesi dare manforte ai garibaldini sulle rive del fiume Volturno. Nel novembre 1860, dopo il voto plebiscitario con il quale l’Umbria e le Marche proclamarono l’annessione al Piemonte, anche in quelle due regioni furono istituiti comandi territoriali del Corpo dei Carabinieri Reali.