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Il Terremoto di Reggio Calabria e Messina-Il I Centenario

I CARABINIERI DURANTE IL TERREMOTO DI REGGIO CALABRIA E DI MESSINA

All’alba del 28 dicembre 1908, alle ore 5 e 21, ebbe luogo una prima tremenda scossa di terremoto che colpì Messina, Reggio Calabria e le fasce costiere settentrionali ed orientali della Sicilia. Messina, epicentro del sisma e del contemporaneo maremoto, subì una vera catastrofe.

Reggio e molti altri centri limitrofi alle due città riportarono danni gravissimi. Risultarono distrutti gli ospedali, le comunicazioni furono completamente interrotte e le macerie dei crolli sommersero ogni scorta alimentare.

Centinaia di migliaia furono gli abitanti morti o gravemente feriti, tra essi numerose autorità locali e 11 carabinieri della Stazione di Messina. La situazione creata dal sisma si rivelò immediatamente disperata.

I soccorsi ai terremotati di MessinaL’Arma partecipò sin dall’inizio alle operazioni di soccorso, prima con i militari della Legione di Palermo e di Bari, poi con contingenti inviati da altre Legioni. Compito dei Carabinieri, oltre a quello di soccorrere i sinistrati e concorrere al ripristino dei servizi essenziali, fu di combattere i criminali, molti dei quali fuggiti dalle carceri distrutte, e particolarmente gli sciacalli, che cercavano di impossessarsi dei valori delle banche e di altri importanti Enti danneggiati dal terremoto.

Numerosi furono perciò i conflitti a fuoco con i malviventi, al punto che le autorità dovettero proclamare lo stato d’assedio, che perdurò nelle città di Reggio Calabria e Messina dall’8 gennaio al 14 marzo 1909.

L’opera dell’Arma, infaticabile ed eroica, fu premiata con la concessione alla sua Bandiera della Medaglia d’Oro di Benemerenza, espressamente istituita in tale occasione. La stessa decorazione venne assegnata anche al maggiore Carlo Tua ed al vicebrigadiere Mario Realacci. 32 Medaglie d’Argento, 82 di Bronzo, sempre di Benemerenza, 33 menzioni onorevoli e 1.029 encomi solenni premiarono i particolari meriti di altrettanti militari tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri che si prodigarono e si distinsero durante le drammatiche giornate di Reggio Calabria e di Messina.


IL 1° CENTENARIO DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Al traguardo del primo centenario della fondazione, il 13 luglio 1914, l’Arma dei Carabinieri si presentò nel pieno della sua efficienza, irrobustita dall’esperienza di 100 anni di attività in ogni settore della vita pubblica.

Stampa “L’Apoteosi” di Quinto CenniL’opinione pubblica, attraverso la stampa, manifestò all’Arma tutta la sua riconoscenza ed ammirazione. E’ interessante rileggere alcuni passi di quello che scrisse sull’”Illustrazione Italiana”, ormai 100 anni or sono, Alfredo Comandini: “Compiono domani, 13 luglio, i cento anni dalla istituzione del popolarissimo “benemerito” Corpo dei Carabinieri Reali. In questi tempi potrà parere, forse, un anacronismo commemorare l’istituzione di un Corpo che ha per sua missione principale e suprema la vigilanza perché siano mantenuti e rispettati l’ordine e la legge, limiti inevitabili di ogni libertà. Ma, grazie a Dio, nonostante le acquiescenze e gli scetticismi degli uni, i sovraeccitamenti e le calcolate aberrazioni degli altri, la gente che ama la libertà nell’ordine è ancora la maggioranza, non che in Italia, in tutto il mondo civile. Se in realtà è molto affievolito nelle coscienze il rispetto per quel carabiniere morale che si chiama da secoli e secoli Iddio, è tanto più vero che occorre ogni giorno viemeglio la presenza di quell’altro Domineddio di carne ed ossa che si chiama il “carabiniere” il quale fa mirabilmente l’ufficio suo……Il popolo italiano serba sinceramente rispetto e gratitudine per questi caratteristici soldati, che nei piccoli paesucoli lontani sono gli unici rappresentanti dell’ordine, della legge, gli unici garanti della libertà e del diritto, i soli argini al prorompere dei malanni ed ai tentativi colposi…… Girano, a due a due, serii, calmi, cadenzati…… Carabiniere solo – dicono le ragazze del popolo – novità! Due: fortuna, marito. E quando i due buoni neri ragazzi si avanzano sul peso dei loro passi misurati un poco dondolanti e qualche fanciulla del popolo cammina loro incontro, essi, quasi inconsciamente, le aprono il passo, e la fanciulla, le fanciulle passano in mezzo, sorridenti e contente, a questo augurio di fortuna!

Vi è in questo simpatico pregiudizio come la sintesi psicologica della simpatia, che accompagna da cento anni i Carabinieri, in mezzo ai quali, passano ogni giorno, fidenti, le simboliche figure dell’ordine, della legge, della libertà”.