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III Guerra d’Indipendenza-Il Brigantaggio

LA III GUERRA D’INDIPENDENZA

Il 24 giugno 1864, per la prima volta, in una relazione ufficiale che la Commissione Affari Interni della Camera inviò al Governo, fu usato il termine “Benemerita” per indicare l’Arma dei Carabinieri; il titolo, che entrerà nell’uso comune soprattutto grazie alla riconoscenza popolare, accompagnerà l’Istituzione per tutta la sua vita.

Ma nel 1866 è ancora guerra con l’Austria, favorita dalla grave crisi di quest’ultima con la Prussia: al neocostituito Regno sembrò l’occasione per risolvere il problema della frontiera nord–orientale. Il 17 giugno iniziarono le ostilità degli alleati Italiani e Prussiani contro l’Austria: le forze nazionali, benché consistenti, risentivano dei problemi dovuti alla recente unificazione nonché di carenze di comando.

I Carabinieri a Monte CroceDopo cocenti insuccessi, quali Custoza e Lissa, e qualche vittoria, quali Bezzecca e Primolano, il 26 luglio tacquero le armi ed il Veneto venne acquisito al Regno.

L’Arma concorse alle operazioni con 1.000 uomini, che si distinsero nei combattimenti di Monte Croce, Villafranca, Borgoforte e, soprattutto, al fianco dei volontari del generale Garibaldi a Monte Suello e Condino, talché l’Eroe dei due Mondi li apprezzò formalmente con una lettera autografa.

Garibaldi ed i Carabinieri si incontrarono ancora. Dopo l’acquisizione del Veneto, l’attenzione del Generale (e di tutto il Regno d’Italia) si concentrava su Roma: come nel suo stile, l’Eroe tendeva a raggiungere l’obiettivo in maniera diretta, con ciò creando problemi diplomatici internazionali ed in particolare con la Francia.

Nel settembre 1867, il Generale Garibaldi giunse a Sinalunga (SI), da dove, in poche ore, avrebbe potuto raggiungere lo Stato Pontificio, mettendo il Governo nella necessità di un pronto intervento: il delicato incarico fu affidato al Tenente Pizzuti che la notte del 24 penetrò nella sua abitazione, convincendolo a seguirlo. Condotto a Caprera, il Generale riusciva però ad allontanarsi ed il 20 ottobre successivo avviava una nuova operazione - fatta fallire dai Francesi - per raggiungere Roma.

Il Governò emanò un altro ordine di catturare Garibaldi, proprio per evitare una crisi internazionale; il terzo arresto fu eseguito dal Colonnello Camosso a Figline Valdarno, il 5 novembre 1867, con rischio di spargimento di sangue, in quanto il Generale viaggiava su un treno di volontari garibaldini: ancora una volta i Carabinieri avevano fatto il proprio dovere, anche a costo dell’incolumità e dell’impopolarità.


IL BRIGANTAGGIO

Nel 1860, quando i “Piemontesi” arrivarono nel Sud, apparvero a quelle popolazioni – storicamente abituate ad un alternarsi di dominatori – come nuovi usurpatori, talché poteva risultare anche patriottico opporsi in qualsiasi modo a questa nuova invasione; tutto, d’altronde, favoriva il brigantaggio: la grande povertà dei contadini, la rapacità di molti padroni, una certa immoralità più accentuata nelle classi dirigenti, poca necessità di lavorare per vivere, mancanza di strade.

Il Capitano AllisioSu questa situazione intervennero ragioni politiche sostenute dalla Corte borbonica spodestata, finché non si pervenne al conflitto che richiese un tributo di Caduti superiore a tutte le guerre d’Indipendenza.

Contro le varie bande di briganti venne impiegato un esercito che raggiunse la cifra di 90 mila unità; l’Arma partecipò con una media di 4 mila militari (su un organico nazionale di 18.461 unità), nonché con oltre 2 mila militari schierati in Sicilia. L’impegno dei Carabinieri fu ricompensato con 1 Medaglia d’Oro al Valor Militare, 4 Croci dell’Ordine Militare di Savoia, 531 Medaglie d’Argento e 748 di Bronzo al Valor Militare.

Numerosi furono gli episodi tragici di quella che fu una guerra vera e propria, ma anche gli atti di eroismo:
- il 6 maggio 1862, a Monteleone (FG), il Brigadiere Pomero e 5 Carabinieri affrontarono una banda di 40 briganti che intendeva saccheggiare il paese;
Il brigante Pizzichicchio- il 16 giugno 1863, a Martina Franca (TA), il Capitano Allisio, con una colonna di Carabinieri e Cavalieri, distrusse la banda del famigerato “Pizzichicchio”;
- il 10 dicembre 1863, a Montepeloso (MT), il brigadiere Reinino e pochi Carabinieri, sul punto di essere sopraffatti da 23 briganti a cavallo, caricarono alla baionetta, riuscendo ad avere ragione dei malviventi;
- il 13 marzo 1864, a Lagopesole (PZ), i Carabinieri e la Guardia Nazionale riuscirono ad aver ragione del feroce brigante “Ninco Nanco”.

I Carabinieri si distinsero nella lotta al brigantaggio non solo nella fase repressiva, ma soprattutto in quella preventiva svolta dalle Stazioni, mediante il servizio di informazioni, la cattura delle persone che
favorivano i briganti ed ancora più con un’attività improntata sull’umanità ed il buon senso.