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Chiaffredo Bergia-I Carabinieri in Eritrea

CHIAFFREDO BERGIA

Chiaffredo Bergia è il militare dell’Arma più decorato; la sua fama, ancor vivente, fu tale che egli divenne protagonista non solo dei fatti di cronaca della seconda metà del XIX secolo, ma anche delle fantasie popolari che lo individuarono come il simbolo della Giustizia in perenne lotta contro il male.

Brigadiere Bergia in un travestimentoNacque il 1° gennaio 1840 a Paesana (CN), in un’umile famiglia, e svolse il lavoro di facchino. A vent’anni chiese ed ottenne di far parte dei Carabinieri Reali; destinato alla Legione di Chieti quale carabiniere semplice, ebbe subito a che fare con le tante piccole masnade feroci che infestavano ancora il Meridione. Promosso Vicebrigadiere, nel 1867 assunse il comando della Stazione di Campotosto (AQ), ove catturò, lo stesso anno, il famoso brigante Andriani. Nel 1868 fu la volta della banda Palombieri, sgominata nelle montagne tra le provincie dell’Aquila e di Teramo.

Nel 1870 operò a Vasto (CH) dove, al bosco della Dogliola, riuscì ad avere ragione della banda D’Alena e subito dopo anche di quella del famigerato Pomponio, che per quasi dieci anni aveva terrorizzato quelle popolazioni.

Verbale del Consiglio Comunale di Scanno (2)Verbale del Consiglio Comunale di Scanno (1)Nel luglio 1871, nella zona di Sulmona (AQ), con altri tre carabinieri cadde in un tranello organizzato dalla banda di Tola, ma con audacia e perizia riuscì a capovolgere la situazione ed a catturare il capo

 della masnada ed i suoi gregari. Sempre nel 1871, venne promosso Maresciallo e nel 1880 addirittura Sottotenente; da ultimo, nel dicembre del 1891 conseguì il grado di Capitano.

Si spense a Bari nel 1892. Durante la sua prestigiosa carriera ebbe numerosissimi riconoscimenti non solo dalle autorità pubbliche ma anche di provenienza popolare.

Tantissime le decorazioni ottenute, tra le quali spiccano una Croce dell’Ordine Militare di Savoia, una Medaglia d’Oro, tre d’Argento e due di Bronzo al Valor Militare. Chiaffredo Bergia, come ebbe a scrivere un giornale dell’epoca “ fu prode fra i prodi, fu valoroso fra i valorosi; chi, come lui, raggiunse da umili principi meta gloriosa, e seppe solo per indomita virtù di animo segnare il suo nome fra i più benemeriti della Patria, deve servire di esemplare ricordo alla gioventù italiana”.


I CARABINIERI IN ERITREA

La presenza Italiana in Africa si può far risalire al 15 novembre 1865, data in cui la società ligure di navigazione “Rubattino” stipulò con i locali sultani il primo contratto, ispirato dal Governo, per l’acquisto della baia di Assab, in Dancalia.

Casco coloniale da Ufficiale (1887)Nel 1882 il Governo italiano assunse il possesso diretto di quella località e, nel maggio 1883, inviò ad Assab un nucleo di 4 carabinieri, agli ordini del Maresciallo Cavedagni, per istituirvi una stazione a tutela del traffico commerciale.

Per mantenere la sicurezza pubblica nella colonia, il sottufficiale si avvalse pure di indigeni, arruolandoli e dando vita alla figura degli “zaptiè”, cioè dei coloniali in servizio nell’Arma.

Nel 1885, poi, un piccolo Corpo di spedizione italiano sbarcò in Eritrea, a Massaua; del contingente facevano parte 10 carabinieri, agli ordini del tenente Amari di S.Adriano, che in seguito salirono a 73 e costituirono un reparto denominato “Sezione Carabinieri d’Africa”. Purtroppo l’avventura coloniale fu densa di episodi tragici, quali l’eccidio di Dogali (1887), che comportarono il rafforzamento del dispositivo di occupazione e, per quanto riguarda i Carabinieri, la trasformazione della Sezione in Compagnia Carabinieri d’Africa, stanziata a Massaua.

Atto eroico del Carabiniere BianchiL’attività dei Carabinieri Reali fu particolarmente intensa: si trattava di operare in un ambiente culturalmente molto diverso nel quale, oltre ai normali reati, si dovevano fare i conti con le endemiche razzie e con l’attività dei predoni.

I Carabinieri ed i loro zaptiè vissero in prima linea tutta l’avventura coloniale, condividendo i successi ed anche i rovesci (come la battaglia di Adua del 1896, alla quale partecipò il Capitano Amenduni con 20 carabinieri e 42 zaptiè), contribuendo alla stabilizzazione dell’autorità nazionale sull’Eritrea ed all’acquisizione del Benadir (poi Somalia), dimostrando notevole capacità professionale ed agile efficienza, qualità che consentirono loro di svolgere le funzioni informative e di sicurezza a favore di tutto il dispositivo italiano. Intanto, il 14 marzo 1894, la Bandiera Nazionale veniva concessa alla Legione Allievi di Roma; essa diventerà la Bandiera di Guerra dell’Arma dei Carabinieri.