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Carabinieri nel Novecento italiano

L'azione dell'Arma. 1900-1914

 Se il XIX secolo si chiuse per il nostro Paese con un bilancio positivo per quanto riguardava la criminalità organizzata e la delinquenza comune, non si poteva dire lo stesso per la questione della sicurezza pubblica. Il consolidamento dello Stato, il perfezionarsi degli organi della Pubblica Amministrazione e l’efficace e incessante azione dell’Arma avevano ridotto le manifestazioni criminali, seppure con alcune differenze da regione a regione.

Il diffondersi della propaganda socialista e cattolica e delle camere del lavoro, infatti, contribuì ad alimentare ovunque una serie di lotte politiche e sociali tese all’acquisizione di nuovi diritti. Le resistenze dei datori di lavoro e la mancanza di validi strumenti legislativi e politici in favore delle classi lavoratrici provocarono una cospicua ondata di scioperi, a partire dal 1901 fino al primo dopoguerra.

 L’Arma, naturalmente, venne coinvolta nei gravi moti popolari e sociali che sconvolsero la Penisola. L’estate del 1904 fu torbida e sanguinosa. La rivolta, partita dalle Puglie con la protesta degli agricoltori, danneggiati dalla rottura dei rapporti commerciali con la Francia e dal protezionismo, proseguì con la proclamazione di scioperi generali nei centri più importanti. Scioperi ad opera di varie categorie di lavoratori, in particolare quella dei ferrovieri – in seguito all’acquisizione da parte dello Stato della direzione delle strade ferrate –, contrassegnarono gli anni 1905 e 1906; ma fu tra il 1906 e il 1909 che si registrò il più alto numero di disordini.

Il fatto che alla crescente prosperità della nazione non facesse seguito un miglioramento nelle condizioni delle classi lavoratrici favoriva la propaganda politica e sindacale impegnata a farsi carico di nuove esigenze ed aspirazioni. Sia tra le classi lavoratrici che tra le forze socialiste e cattoliche si era ormai diffusa la certezza di potere ottenere la concessione dei diritti reclamati; ma in effetti, dopo questa ondata di scioperi, le agitazioni iniziarono a diradarsi. Allo stesso tempo, l’azione politica si indeboliva; all’interno del partito socialista comparivano i primi segnali di un dissenso tra riformisti, rivoluzionari e sindacalisti, mentre i cattolici cominciavano a registrare consensi.

Nell’inverno 1912-1913, a causa dell’aggravarsi della situazione economica generale, le masse di lavoratori riaprirono le ostilità contro governo e classe politica. In più di un’occasione, l’intervento provvidenziale dell’Arma limitò i danni causati da saccheggi, blocchi stradali, interruzione di linee ferroviarie e di comunicazione.

 Nel periodo 1904-1914 le manifestazioni e la propaganda antimilitarista tennero impegnati i Carabinieri, specie in concomitanza con la campagna di Libia. Il 1914 fu un anno particolarmente critico per le istituzioni e la continuità dello Stato democratico. Il movimento sedizioso scoppiato tra il 7 e il 14 giugno di quell’anno fu denominato “settimana rossa”. Ebbe inizio ad Ancona, dove, in opposizione alla consueta dimostrazione per la Festa dello Statuto, si levò una contro-dimostrazione repubblicana ed anarchica in favore delle vittime politiche e contro il “militarismo”. Il carattere semianarchico e violento delle agitazioni sorprese lo stesso partito socialista, anche perché certe convulsioni sociali e civili sembravano contrastare con il crescente benessere acquisito.

Le polemiche sulla “settimana rossa” si placarono alla fine di giugno, con la notizia dell’assassinio dell’erede al trono dell’impero asburgico. Ebbero allora inizio altre manifestazioni popolari che videro schierati su linee opposte interventisti, neutralisti ed anarchico-socialisti.

Terremoto a messina. Il nuovo secolo iniziò inoltre con un tremendo disastro: il terremoto che investì la Sicilia e la Calabria. Il sisma si rilevò subito di proporzioni gravissime, e impegnò in modo considerevole i Carabinieri. Sotto le macerie delle caserme dell’Arma di Messina, 11 militari sui 23 presenti perirono o rimasero gravemente feriti. I superstiti, insieme agli scampati delle altre Stazioni, si dedicarono con slancio sovrumano all’opera di soccorso per un periodo lungo e gravoso; ingenti aiuti arrivarono dalle navi in transito e da tutta la penisola, in particolare dalla Legione Carabinieri di Bari.

 Distrutti gli ospedali, le comunicazioni, le scorte alimentari, scomparse le autorità locali, nonché i funzionari e gli addetti ai pubblici servizi, la situazione nella città di Messina, ridotta a un ammasso di rovine, come la prospiciente Reggio e gli altri centri colpiti dal sinistro, era disperata. Non si trattò solo di portare soccorso o collaborare alla ripresa dei servizi più essenziali per la vita dei superstiti; i carabinieri, giunti nelle zone disastrate da ogni parte d’Italia, furono anche impegnati a combattere contro un’orda di saccheggiatori, calati sulle rovine alla ricerca di beni da depredare. Tra l’altro, distrutte le carceri, molti delinquenti tornarono in libertà, unendosi alle bande di sciacalli. L’8 gennaio 1909 le autorità militari proclamarono lo stato d’assedio e l’istituzione di un apposito tribunale militare di guerra.

L’opera dei carabinieri, eroicamente altruista, venne premiata con una medaglia d’oro di benemerenza alla Bandiera e numerose ricompense individuali: 2 medaglie d’oro, 32 d’argento, 33 di bronzo, 1.029 encomi solenni.

Eritrea, etiopia e somalia. In Africa, intanto, conclusa la pace con il sospettoso Negus Menelik, il Governatore Ferdinando Martini, scortato da un drappello di carabinieri in alta uniforme, attraversò l’Etiopia per giungere ad Addis Abeba e recare l’omaggio dell’Italia. Durante il viaggio, il drappello eresse un monumento di pietre a ricordo dei caduti di Adua e rese omaggio al loro sfortunato eroismo.

In seguito al riassetto amministrativo e istituzionale della Colonia furono apportate modifiche nell’organico e nelle funzioni dell’Arma, specialmente dopo la definizione dei confini tra l’Eritrea e l’Etiopia, sanciti da una convenzione internazionale del 1902. Il consolidamento di questa Colonia avviò una nuova politica italiana in Africa. L’Eritrea, ordinata e tranquilla, non era più fonte di preoccupazioni; si poteva volgere lo sguardo in direzione di una nuova base per i traffici marittimi e commerciali diretti nell’estremo Oriente.

 Sin dal 1893, la Compagnia Commerciale Filonardi aveva acquistato la costa dell’Henadir, sultanato di Zanzibar, in Somalia, per costituire una base di appoggio alle navi in transito. Nel 1898 alla Filonardi subentrò la Società Italiana dell’Henadir, che provvide all’assunzione di 600 guardie indigene per il servizio di polizia. Nel marzo del 1905 la Somalia si costituì in Colonia; nel 1908 una legge stabilì che il suo Corpo di Polizia doveva essere comandato da ufficiali e graduati dell’Arma dei Carabinieri. Il primo Comandante fu il capitano Oddone. Questi, coadiuvato da alcuni sottufficiali, organizzò il Corpo di Polizia somala, che, già dipendente dal Governatore, nel 1910 venne posto alle dipendenze del Comandante delle truppe della Colonia.

Nonostante l’impegno di ufficiali e sottufficiali, i risultati ottenuti in Somalia non furono però neanche lontanamente paragonabili a quelli conseguiti dalla brillante Compagnia Carabinieri dell’Eritrea. La lunga guerra mondiale e il dopoguerra certamente resero ancora meno attiva la Polizia coloniale, che venne rifondata nel 1923.