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Carabinieri nel Novecento italiano

Politica e affari. 1900-1914

Gli irredentisti furono avversati da Giolitti, in quanto volevano che l’Italia si mantenesse in equilibrio fra la Triplice Alleanza e la Triplice Intesa e non abbandonasse la prima coalizione per entrare nella seconda. In tale quadro, caratterizzato dalla ricerca di un equilibrio e dal tentativo di sottrarsi alla sudditanza della Germania, Giolitti concluderà una serie d’intese (anche attraverso patti segreti) con Francia, Inghilterra e Russia, allargando l’area delle proprie amicizie e quindi la sicurezza internazionale dell’Italia. Tanto che, al rumoreggiare delle armi, nel 1914, l’Italia è amica di tutti e di nessuno in particolare.

Friederick Nietzsche. Il nazionalismo italiano traeva la propria ispirazione dal concetto di superuomo del filosofo tedescoNel periodo giolittiano, proprio nelle relazioni con la Francia, vi fu uno spostamento dell’irredentismo da sinistra verso destra; l’irredentismo perderà i caratteri moderati per assumere toni più aggressivi, specie dopo la crisi bosniaca del 1908. Il nazionalismo italiano traeva la propria ispirazione dal concetto di superuomo di Nietzsche, dalle idee di D’Annunzio e dal progetto di Stato Etico elaborato da Hegel. A differenza di Marx, che affidava alla classe del proletariato la rigenerazione dell’umanità, in questo nuovo filone culturale vi era l’esaltazione di ciò che veniva percepito come la vera unità solidale: la Nazione.

La nuova cultura, quindi, si schiera contro il liberalismo, in quanto ideologia fondata sull’individualismo e sul razionalismo, contro la democrazia, discendente dall’Illuminismo e dai principi del ’79, considerati utopici e materialisti, e contro il socialismo, che lega lo sviluppo della storia dell’umanità alle sole forze materiali (determinismo economico). Nella revisione del marxismo si sostituisce materialismo storico e lotta di classe con il determinismo biologico e razziale, il principio della lotta per l’esistenza con il principio dell’esistenza e della sopravvivenza del più adatto, e dunque del migliore.

Da qui nascerà il socialismo nazionale, l’ideologia della destra radicale che, tra l’altro, si prefigge due obiettivi nella creazione dello Stato Nuovo: l’integrazione del proletariato nella collettività nazionale e la realizzazione di una società organica. Questa premessa appare necessaria per comprendere la storia del Novecento italiano e la politica che determinerà la guerra civile italiana (1914-1945), nel quadro della guerra civile europea (1914-1989). Lo scontro, sorto a seguito della crisi del Novecento e dalle nuove correnti culturali che ne derivarono, coinvolgerà le diverse concezioni della vita dell’uomo e della storia dell’Umanità.

Prima del “grande incendio”. Per quanto riguarda il coagularsi delle correnti culturali, sommariamente descritte, attorno a progetti politici, è opportuno ricordare alcune tappe indicative.

l’intervento, emblematica raffigurazione dell’interventismo di sinistra che straccia il patto della Triplice AlleanzaIl 28 giugno 1902, sulla base del testo del 1891, si rinnova la Triplice Alleanza; due giorni dopo, viene stipulato un accordo segreto tra Italia e Francia, che prevede la reciproca neutralità in caso di guerra.

Nel maggio 1903, a seguito di incidenti tra studenti trentini e tirolesi a Innsbruck, si sviluppano massicce manifestazioni irredentistiche e nazionalistiche in tutta Italia.

Nel gennaio 1908 si inaspriscono i rapporti tra Italia e Austria, in seguito al progetto di quest’ultima di costruire una ferrovia dalla Bosnia alla Macedonia, collegando quell’area con i porti albanesi e urtando perciò le mire di penetrazione economica dell’Italia. Si accentua così l’interesse dell’Impero Austroungarico per il sud dei Balcani, che si scontrerà anche con gli interessi di Russia e Turchia. Il progetto verrà ampiamente criticato dai nazionalisti e dalla stampa italiana. L’Austria, tuttavia, è determinata a definire la sua politica nei confronti del sud e proclama l’annessione della Bosnia-Erzegovina.

A Milano, la Federazione nazionale studentesca, oltre a organizzare dibattiti su “nazionalismo e irredentismo”, dirigerà anche alcuni battaglioni di volontari costituitisi in varie città italiane per l’addestramento dei giovani all’impiego delle armi. Una particolare propaganda viene svolta nelle scuole sui temi della difesa della Patria. A dicembre, in una conferenza tenuta a Trieste, Enrico Corradini aprirà ai sindacalisti rivoluzionari sulla base della nuova prospettiva, derivante dalla revisione del marxismo da parte della sinistra francese, che prevede la realizzazione di un socialismo nazionale. In tale quadro, afferma Corradini, «l’Italia è una nazione proletaria, pertanto ha il diritto di fare guerra alle nazioni capitalistiche». Quindi, non più lotta di classe, bensì lotta tra nazioni povere e nazioni ricche.

una foto di Joe Petrosino, il poliziotto italo-americano ucciso a PalermoNei giorni che vanno dal 3 al 5 dicembre, in occasione del I Congresso Nazionalista, viene fondata l’Associazione nazionalista italiana; emergerà, tra le altre, la figura di Luigi Federzoni, che ne diventerà il leader.

Nel marzo 1911 viene fondato a Firenze, da Corradini, Federzoni e Francesco Coppola, L’Idea Nazionale. Il 29 settembre l’Italia dichiara guerra alla Turchia, scatenando incisive manifestazioni dei nazionalisti e controdimostrazioni dei pacifisti (socialisti e altri).

Il 18 ottobre 1912, con il trattato di pace di Losanna, termina la guerra italo-turca che è costata all’Italia 3.431 morti, di cui 1.483 in combattimento e 1.948 per malattia. L’indebolimento della Turchia porterà alla prima guerra balcanica, che si concluderà nel 1913 con la spartizione della Macedonia tra Bulgaria, Grecia e Serbia.

In nome del nazionalismo slavo, la Serbia accentuerà l’ostilità nei confronti dell’Austria e questa, a sua volta, per un attacco preventivo alla Serbia, cercherà invano l’appoggio dell’Italia, che si dedicherà invece a un’azione di mediazione. Oramai però, tanti piccoli fuochi sono stati accesi nell’area balcanica, non a caso definita la “polveriera d’Europa”. Il grande incendio non si farà attendere: divamperà nel 1914. Nel nome dei vari nazionalismi, naturalmente.

Due scandali. Veniamo ora alla questione “affari e politica”. Il primo decennio del ’900 vide una politica piena di contraddizioni, sulle quali Giolitti giocava per rafforzare la propria posizione di potere. La necessità di mantenere un rapporto di complicità con le amministrazioni periferiche (da utilizzare nelle occasioni elettorali) finiva con l’essere il canale attraverso cui politici locali disonesti acquisivano l’impunità per le loro malversazioni.

un caso che fece scalpore: discussione in Parlamento per lo scandalo NasiLa spregiudicatezza e la sottigliezza di Giolitti si manifestarono in tutta la loro evidenza in due scandali che coinvolsero uomini politici di primo piano: lo scandalo Nasi e l’affaire del Palazzo di Giustizia di Roma. Il deputato Nunzio Nasi aveva bruciato le tappe: eletto a 36 anni, era stato Ministro nel gabinetto Pelloux e, nel febbraio 1901, aveva ottenuto da Zanardelli il Ministero della Pubblica Istruzione. Ministro dell’Interno era Giovanni Giolitti; fra i due l’avversione fu immediata. Nel 1903, in occasione delle manifestazioni studentesche contro l’Austria, il Ministro dell’Interno deplorò che il Ministro della Pubblica Istruzione non si fosse pronunciato contro il movimento studentesco. Nasi accusava il collega di intromissione. Quando Zanardelli si ritirò e Giolitti divenne Primo Ministro (novembre 1903), Nasi rimase fuori dal governo e avviò un tenace lavoro di opposizione.