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Nell’aprile del 1904, all’VIII Congresso, nel partito si coaguleranno tre fazioni: quella rivoluzionaria di Antonio Labriola, quella riformista di Leonida Bissolati e quella dei sindacalisti Rinaldo Rigola e Angiolo Cabrini, rivoluzionario e antimonarchico. In settembre viene proclamato il primo sciopero generale della storia del sindacalismo italiano, organizzato e diretto dalla fazione guidata da Labriola. L’obiettivo che si ponevano i sindacalisti rivoluzionari era quello di abbattere il capitalismo attraverso una serie continua di scioperi generali diretti dalle organizzazioni dei lavoratori (e non dal partito, considerato incapace di comprendere le esigenze della classe proletaria). Questo tipo di sciopero avrebbe fatto maturare la coscienza dell’operaio rivoluzionario che, educatosi nell’azione diretta, sarebbe stato capace, una volta crollato il capitalismo, di continuare a far funzionare il sistema produttivo.

Filippo TuratiNelle elezioni politiche del novembre i socialisti videro aumentare i loro voti. Nel 1905, a seguito della statalizzazione delle ferrovie, i sindacalisti rivoluzionari provocarono dure agitazioni da parte del personale ferroviario, non condivise dalla maggioranza del Psi. Da qui Ferri, d’intesa con Boselli, espellerà dall’Avanti! i sindacalisti rivoluzionari.

Il 29 settembre 1906 viene fondata la Cgdl (Confederazione Generale del Lavoro), con la partecipazione di diverse correnti politiche: socialisti riformisti, sindacalisti rivoluzionari, repubblicani e radicali. La Cgdl, anche se nel futuro concorderà con il Psi azioni comuni, in generale risulterà autonoma da condizionamenti.

Ad ottobre, nel corso dell’XI Congresso, si riafferma l’egemonia della corrente riformista (Morgari-Ferri) e il sindacalismo rivoluzionario viene messo ai margini. Sempre a ottobre, nel I Congresso socialista femminile, si distingue l’esule russa Angelica Balabanoff. Nel settembre 1908 viene condannata la prassi del sindacalismo rivoluzionario e approvato un programma minimo per l’azione legislativa. Il programma di Gaetano Salvemini viene criticato a causa del mancato inserimento di proposte per il Meridione.

In occasione dell’XI Congresso si verifica inoltre una spaccatura della corrente riformista tra l’ala destra (Turati, Bissolati e Bonomi) e quella sinistra. L’esponente della sinistra riformista, Salvemini, dopo aver attaccato la destra abbandonerà il Psi. La corrente “rivoluzionaria” di Lazzari rivela una certa debolezza. Prevarrà la linea riformista di Turati. Nel corso del 1911 si manifestano situazioni che esploderanno nel successivo anno.

Dimessosi Luzzatti, torna Giolitti, che propone a Bissolati, della destra riformista, un ministero. Questi rifiuta (è il secondo rifiuto da parte del Psi) per non creare turbative interne, ma si reca dal re, al Quirinale, per le consultazioni.

In previsione della guerra di Libia viene proclamato da Cgdl e Psi lo sciopero generale. Forti dimostrazioni contro la guerra si svolgono anche in Romagna, guidate da Benito Mussolini e dal repubblicano Pietro Nenni. Il 29 luglio viene dichiarata guerra alla Turchia senza l’approvazione del Parlamento (secondo l’articolo 5 dello Statuto), il quale “chiude” per tornare a riunirsi il 22 febbraio 1912 (dopo ben sette mesi).

Nell’ottobre 1912, al XII Congresso, si compie un’irreversibile frattura tra destra e sinistra riformista (la destra di Bissolati e Bonomi continuerà ad appoggiare Giolitti). L’ala “rivoluzionaria” aumenta i propri consensi: resterà in carica, per una situazione di stallo tra le forze, la Direzione riformista. Mussolini, oramai capo dei socialisti intransigenti, minaccia il ricorso ad azioni di forza. Entusiasti i nazionalisti e quanti non hanno dimenticato l’umiliazione di Adua.

Il 1912 sarà l’anno della resa dei conti nel Psi: il 23 febbraio, alla riapertura della Camera, si acuisce lo scontro tra i riformisti di sinistra e quelli di destra. Le decisioni vengono rimandate al Congresso. Il 14 marzo si verifica un altro fatto “grave”: i riformisti di destra – Bissolati, Bonomi e Cabrini –, insieme a deputati di altri partiti, si recano dal re per esprimere il loro compiacimento per il fallito attentato compiuto da un anarchico, fatto che causerà agitazione nella corrente rivoluzionaria, che chiederà l’espulsione di quanti si sono comunque compromessi con la monarchia.

Tra il 7 e il 10 luglio, al XIII Congresso in quel di Reggio Emilia, Mussolini, oramai capo carismatico del socialismo rivoluzionario, non solo fa votare l’espulsione di Bissolati, Bonomi e Cabrini, ma ottiene anche la sconfessione di molti parlamentari che hanno aderito alla politica di guerra del governo; fa infine riaffermare la supremazia del partito sul sindacato, per la conduzione dell’azione rivoluzionaria. Il risultato sarà la direzione del partito ai socialisti rivoluzionari, Mussolini compreso, che diverrà direttore dell’Avanti! e Costantino Lazzari segretario. La Figs (Federazione Italiana Giovanile Socialista) da sempre “rivoluzionaria”, entrerà organicamente nel Psi (emerge allora la figura di Amedeo Bordiga). È il trionfo della corrente “rivoluzionaria” di Mussolini. Lo stesso giorno gli espulsi (Bissolati, Cabrini, Bonomi e Podrecca), più altri nove deputati, fondano il Psri (Partito Socialista Riformista Italiano). Inizia così l’epoca delle scissioni.

Nel dicembre, i sindacalisti rivoluzionari (De Ambris, Corridoni) creano l’Unione sindacale italiana, allo scopo di accentuare la lotta con strumenti più duri: sciopero, sabotaggio, boicottaggio, al fine di ottenere la progressiva conquista del sistema produttivo. Solo nel 1913 l’Usi raccoglierà quasi 200mila iscritti. Nel quadro dei violenti scioperi di aprile, si verificano incidenti, a causa dei quali Corridoni e altri verranno arrestati e subiranno dure condanne. In seguito ai violenti attacchi di Mussolini, il segretario della Cgdl, Rigola, è costretto alle dimissioni. È questa la conseguenza della lotta violenta tra i riformisti della Cgdl e i sindacalisti rivoluzionari dell’Usi, appoggiati dal Psi, per l’egemonia del movimento sindacale.

Emerge dunque una compagine politica estremamente diversificata. Non solo, ma nell’ambito di ciascun “gruppo” esistono varie “correnti” che ostacolano la coesione del gruppo stesso. Conseguenza di ciò: il mancato formarsi di un bipolarismo tra conservatori e progressisti.

Messina,  distrutta, come Reggio Calabria, dal terremoto del 1908. I morti saranno quasi 200mila.LA QUESTIONE MERIDIONALE. Sin dall’inizio del Novecento la situazione del Meridione si impone all’attenzione dei politici e degli uomini di cultura senza, tuttavia, sortire grandi risultati. La piaga dell’emigrazione permane, in un quadro di miseria, soprattutto del bracciantato, causa la mancata riforma del latifondo.

Lo Stato, ritenuto da molti mitico dispensatore di capitali, in realtà non affronta la “questione” in modo globale, con iniziative articolate sul territorio. Territorio, d’altronde, privo di comunicazioni, strutture e servizi necessari alla prima fase di decollo. La politica giolittiana per il meridione verrà giudicata negativamente e Giolitti sarà accusato di avere coscientemente distinto “due Italie”, riservando a quella del nord gli sforzi miranti all’industrializzazione, e una maggior fiducia verso i “cittadini” che la abitano. Inoltre, la situazione diverrà incandescente per l’esplosione di alcuni focolai di rivolta.

C’è anche da dire che i legami di tipo familistico e clientelare, caratteristici delle popolazioni meridionali, avrebbero consentito e addirittura favorito una politica di corruzione (“voto di scambio”) da parte dei candidati ministeriali appoggiati dai prefetti, ridotti da Giolitti a veri e propri “galoppini” politici. Valutazione, questa, che Salvemini sintetizzerà nell’espressione riferita a Giolitti di “ministro della malavita”.

Il 1° dicembre 1913 Giolitti, nel suo programma di governo, si impegnerà per un intervento nel Mezzogiorno (opere pubbliche, debiti comunali e futuri interventi contro il latifondo) e il 31 marzo 1904 emanerà una legge speciale per la Calabria, che prevede una serie di sostanziali interventi per un impegno di spesa, in 20 anni, di quasi 70 milioni. Sidney Sonnino, 1’8 marzo 1906, nel suo programma di governo inserisce il suo piano di riforme del Mezzogiomo (che ricalca quello esposto in Parlamento il 4 dicembre 1902). Piano che riceverà l’appoggio del Psi. Sonnino però si dimette dopo appena cento giorni di governo. Gli subentrerà il III governo Giolitti (12.6.1906).

Il 28 dicembre 1908, a seguito di un forte terremoto, vengono completamente distrutte Reggio Calabria e Messina: quasi 200mila i morti. Oltre a una legge speciale per quell’area, non sono segnalati altri interventi di rilievo. Sarà dal Meridione che verrà tratta la maggior parte dei “fanti-contadini”, mentre il “cittadino operaio” del centro-nord non sarà inviato nelle trincee, dovendo soddisfare le esigenze delle industrie belliche, e avrà un trattamento salariale decisamente superiore a quello del “fante-contadino”.

Arnaldo Grilli