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I Carabinieri nel Novecento italiano

L'Italia: dal 1968 al 2000

Diversi sono i fattori che caratterizzano questo periodo che, pur apparendo disomogeneo, è segnato da un filo conduttore unico: la fine dei totalitarismi e del mito della rivoluzione in Occidente. Occorre inoltre distinguere il periodo 1968-1989 da quello che, iniziato con la caduta del Muro di Berlino, si schiude al nuovo millennio.

Gli anni che vanno dal 1968 al 1989 sono stati influenzati, a livello internazionale, dalle conseguenze della conclusione della Seconda guerra mondiale, che avevano stravolto l’assetto geopolitico planetario. Venuto meno l’eurocentrismo, che con la crisi del colonialismo aveva già mostrato i suoi limiti, si era formato il bipolarismo Usa e Urss, e la susseguente delimitazione delle rispettive aree d’influenza.

Russi e cinesi negli anni '50, prima che le forme di comunismo dei due Paesi iniziassero a divergere.Le due superpotenze erano portatrici di messaggi globali, contrapposti, sul modo di assicurare il benessere ed il progresso dei popoli, ma, in realtà, per assicurarsi l’egemonia mondiale. Le forti differenze politico-sociali-economiche e, soprattutto, militari che identificarono i due blocchi resero impossibile qualsiasi forma di assimilazione di uno nell’altro. Ognuno esercitò un controllo politico-militare-economico nell’ambito della propria area per impedire qualsiasi cambiamento di rotta che potesse determinare la fine dello “stallo nucleare”, da cui un conflitto catastrofico per entrambi.

Le “guerre surrogate” divennero quindi le valvole di sfogo di una pressione che ciclicamente aumentava, fino a raggiungere livelli di guardia. Alle due potenze andava aggiunta la Cina, la quale, criticando il modello sovietico, sosteneva che “l’educazione e la fede delle masse avrebbero attuato la rivoluzione nella rivoluzione”. Una tale ideologia trovò facile attecchimento nei Paesi del Terzo mondo.

La conflittualità ideologica tra le due forme di comunismo (sovietica e maoista) si estese così ai diversi movimenti di guerriglia e ai movimenti comunisti occidentali, i quali sfuggirono al “controllo dei due super Stati” (Diceva Mao: «Gli Usa sono una tigre di carta». Rispondevano i sovietici: «Sì, ma con i denti nucleari»). In sostanza, l’eventualità di una guerra mondiale era dietro l’angolo e i conflitti, grazie alle due potenze, rimanevano ai livelli di “bassa intensità”.

1969, marines americani sfilano in Vietnam.Anche la situazione italiana risentirà di queste dinamiche internazionali di cui rileviamo alcuni profili. L’immobilismo politico impediva il ricambio di governo e l’avvio delle necessarie “riforme di struttura”. Ciò derivava dal fatto che il Pci era spaccato tra una base a maggioranza ancorata al “mito della rivoluzione” e una dirigenza incerta sulle strategie da seguire. Prevaleva la convinzione della fine dell’utopia e della necessità della linea del compromesso storico con la Dc. Si opponeva una minoranza operaista-terzinternazionalista, ferma al mito dell’assalto alla borghesia. Qualora fosse stata fatta la scelta migliorista il partito si sarebbe spaccato, diventando “social-traditore” per la base “specie giovanile radicale e barricatiera”.

A sua volta la Dc era bloccata dalla contrapposizione tra “terzomondisti” (anti Usa) e moderati sul progetto delle “convergenze parallele”. Conclusione: si sopravviveva in attesa di una risolutiva resa dei conti all’interno dei due schieramenti (peraltro sempre sotto sorveglianza dell’Urss e degli Usa).

 Ciò causò una paralizzante serie di governi della durata media di nove mesi, che non riuscivano a far fronte ai radicali mutamenti della società. Il rumore sotterraneo non fu avvertito dalla sinistra, malgrado il dilagare di riviste filocinesi anti Urss e contro un Pci burocratizzato (vedasi, L’ape e il comunista, numero 5 di Corrispondenza Internazionale e Botteghe Oscure, addio di Miriam Mafai). Anche la Dc non seppe valutare il dissenso proveniente da settori cattolici fino ad allora fedeli e acritici fiancheggiatori. Conseguenza, l’insorgenza sessantottesca e poi terroristica colse di sorpresa i due elefanti politici, che sulle prime non capirono di aver perduto il tradizionale “controllo” di vasti settori giovanili e del mondo operaio. Da cui l’assenza di prese di posizioni nette, rimanendo fermi in attesa che l’ondata passasse. Il tutto fu lasciato come problema passeggero di ordine pubblico, cioè sulle spalle delle Forze di Polizia, anch’esse colte di sorpresa dall’apparire del fenomeno.

Che cosa era accaduto? Proviamo a sintetizzare le linee della doppia rivolta e del terrorismo. Negli Usa la tivvù aveva portato la guerra del Vietnam in tutte le case. Tutti videro, compresi i giovani delle università, molti dei quali furono colti dalla paura: nasce la contestazione giovanile con il rifiuto della cartolina-precetto, i raduni, la marijuana, l’adesione alle teorie della Scuola di Sociologia di Francoforte e di Marcuse, in particolare “rifiutare la società dei consumi”. La febbre dei giovani americani fu subito ripresa dal maggio francese, a sua volta mutuato da quei gruppi italiani extraparlamentari già da tempo operanti. Nasce un “neo-marxismo” che altro non era se non una serie di principi presi dal primo Novecento italiano, più un pizzico del “movimentismo di Rosa Luxembourg” e, naturalmente, dosi massicce della rivoluzione culturale cinese, di castrismo e di Ho Chin Minh, senza dimenticare le teorie giovanili di Marx.