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Una forte stangata riguarderà il disarmo e la smilitarizzazione: per la flotta furono lasciate 2 vecchie navi da guerra, 4 incrociatori, 4 cacciatorpediniere, 16 torpediniere e 20 corvette con un massimo di 25mila marinai; per l’Aviazione solo 200 aerei da combattimento e 150 da trasporto con 25mila avieri; per l’Esercito fino a 250mila uomini, compresi i Carabinieri. Fu ordinata la distruzione di tutte le fortificazioni, terrestri e delle isole. L’Italia venne così lasciata esposta a qualsiasi invasione. Successivamente Usa e Inghilterra restituiranno tutte le navi confiscate: la Francia restituì una parte del bottino tenendosi le unità migliori. Alla ratifica del Trattato di Pace da parte dell’Assemblea Costituente (12 febbraio 1947) soltanto Benedetto Croce voterà contro. D’altro canto, cosa si poteva fare?

La situazione interna vedrà il Pci tendere alla conquista della “egemonia culturale” gramsciana. La Dc, preoccupata per la ricostruzione, all’egemonia sui settori economico-finanziari. All’estrema destra venne autorizzata la costituzione del Movimento Sociale Italiano, i cui dirigenti (Michelini-Almirante) riuscirono a reinquadrare anche i reduci della Rsi. Il Msi, però, venne considerato escluso dal cosiddetto “arco costituzionale”: straniero in Patria. Nel 1960, avendo dato l’appoggio al governo Tambroni, scoppiò un movimento di piazza che portò alle dimissioni del governo.

Da allora, la frazione di sinistra della Dc condizionerà sempre più quella moderata, con l’obiettivo di realizzare una “democrazia compiuta” con il partito comunista (il già citato compromesso storico).

Riassunti i vettori geopolitici, riportiamo le principali tappe del lungo cammino fino al 1967. Dicembre 1945: si costituisce il nuovo Governo (dopo l’intermezzo del rappresentante del “vento del nord”, Parri), con presidente Alcide De Gasperi; 1° gennaio 1946: vengono ripristinate le nomine di prefetti e questori a funzionari di carriera, da cui l’esclusione di quanti nominati dal Cln. Marzo: prime elezioni amministrative, vittoriosi nell’ordine Dc, Pci e Psi, con l’affermazione del Movimento dell’“Uomo Qualunque”. Il 2 giugno si vota per il referendum istituzionale, malgrado l’assenza di migliaia di prigionieri di guerra. Viene data lettura dei “soli” voti attribuiti alla repubblica e alla monarchia; contestazioni riguardano l’interpretazione del decreto (la famosa questione del quorum). Braccio di ferro tra Governo e Quirinale. Disordini: a Napoli 11 morti (compresi due carabinieri) e una settantina di feriti; si parla di mobilitazione di partigiani e aiuto da parte di Tito. Tensione al limite di una guerra civile. Umberto II lascia l’Italia per Cascais, “senza abdicazione e senza passaggio dei poteri (13 giugno) e rifiuto di considerare legittimamente e genuinamente risolta la questione istituzionale”. Nelle contemporanee elezioni per l’Assemblea Costituente, 207 seggi alla Dc, 115 al Psi e 104 al Pci. Enrico De Nicola è Presidente provvisorio della Repubblica. Gennaio 1947: De Gasperi va negli Usa e riceve sostegni finanziari per la ricostruzione; l’11 la frazione “democratica” del Psiup (Saragat) si stacca e fonda il Psli (poi Psdi). Vengono tacciati da “venduti e traditori”. Il 12 maggio De Gasperi costituisce il suo quarto ministero “senza” Pci e Psi: ritornano le voci “insurrezionaliste”; nel quadro della “guerra fredda” Stalin ricostituisce il Komintern col nome di Kominform (5 ottobre). Viene approvata la Costituzione Repubblicana (22 dicembre). La lotta interna si fa sempre più calda, in vista delle elezioni politiche del 18 aprile ’48: il 48,5% di voti alla Dc e appena il 35% al Fronte Popolare delle sinistre unite. L’Italia sceglie “il mondo libero”. Tentativi barricadieri il 14 luglio, in occasione dell’attentato a Togliatti, che fa in tempo a dire «state calmi!». Un aiuto verrà da Gino Bartali vittorioso al giro di Francia. Il 4 aprile l’Italia entra nella Nato, malgrado la violenta opposizione delle sinistre. Inizia la grande ricostruzione, con la migrazione di oltre 5 milioni di persone dal Sud al triangolo industriale del Nord. Saranno gli artefici del “miracolo economico”. Le tensioni interne si stemperano: comincia il va e vieni dei governi (in media uno l’anno). De Gasperi morirà il 18 agosto 1954. Una perdita paragonabile a quella di Cavour.

La prima crisi interna al Pci in seguito alle rivelazioni di Krusciov (1956) al XX Congresso del Pcus sui crimini di Stalin (deceduto nel ’53) e all’invasione dell’Ungheria (30mila morti): migliaia di intellettuali lasceranno il partito. Sconcerto tra i giovani. Si guarda alla Cina e si reinterpreta il pensiero di Marx. Nascono le prime riviste “operaiste-insurrezionaliste” nel nome di Mao Tse Tung (Quaderni Piacentini e altre). Si formano i gruppuscoli della sinistra extraparlamentare. Nasce una “Nuova Sinistra” rivoluzionaria che non guarda più verso il Pc considerato “burocratizzato” e tendente verso la borghesia socialdemocratica. Infatti, nell’ottobre del 1959, inizia la marcia verso il compromesso storico: Moro vince il Congresso proponendo la costituzione di un governo di centro-sinistra.

Si muoverà il Psi che il 4 dicembre 1963 completerà la marcia con il I governo Moro (Dc-Psi-Psdi-Pri). L’anno successivo i “carristi“ del Psi usciranno per fondare il Psiup, pienamente allineato con Mosca. Segue la solita turbolenza di scissioni-riunificazioni-scissioni nella sinistra. In particolare il Psdi si riunisce con il Psi di Nenni e nasce il Partito Socialista Unificato.

Intanto nell’Università di Berkeley si rumoreggia contro la guerra del Vietnam. In Italia, tra beghe varie, scandali, una finanza allegra che porta alle stelle il “debito pubblico”, nessuno ci fa caso. Ma il ’68 è dietro la porta della Storia.

Antonio Picci


Approfondimenti:

I fronti dell'Arma - 1945-1967

Scrivono Montanelli e Cervi, sintetizzando la gravità dell’ordine e della sicurezza pubblica: “Nell’Italia disastrata di quel primo dopoguerra... l’Arma dei Carabinieri aveva mantenuto, nonostante tutto, una apprezzabile disciplina e una discreta efficienza. Alto era il suo prestigio e intatto il rispetto della popolazione nei suoi confronti”.

Ma quali furono i “fronti” di combattimento? Primo fra tutti, la minaccia insurrezionale del radicalismo di sinistra e la ripresa di un terrorismo di ex elementi della Rsi (le Squadre d’Azione Mussolini). Molti gli arresti e le armi rinvenute; scioperi, occupazioni di terre, scontri con masse operaie, con morti e feriti. In più l’Arma, nel quadro degli Accordi Nato, assumerà onerose funzioni informative per impedire l’infiltrazione di eversori (di sinistra e di destra) nell’ambito della ricostruzione delle Forze Armate repubblicane nonché nella difesa delle infrastrutture Nato, in un ambiente ormai sensibilizzato dalla divisione del mondo in due blocchi.

Alcuni dati (1946) per dare la dimensione del fronte criminale: 2.160 omicidi, 10.708 rapine, 330 sequestri di persone, 1.162 estorsioni, 155.019 furti aggravati, 123.878 furti. Preoccupante la situazione in Sicilia dove si svilupparono – interagendo tra loro – tre categorie criminali: la separatista, la mafiosa e il banditismo (prioritario quello di Giuliano). Solo la banda Giuliano compì: 305 omicidi, 178 tentati omicidi, 37 sequestri di persona, 245 estorsioni e rapine, 11 stragi (comprese Portella e Bellolampo), 86 conflitti a fuoco; caduti delle forze dell’ordine: 98 carabinieri, 26 della Pubblica Sicurezza, 34 civili e 60 feriti. Occorreranno cinque anni, soprattutto grazie al Comando Forze Repressione Banditismo del colonnello Luca, per disintegrare la banda.

Segue, per pericolosità, il banditismo sardo, quello della camorra e della ’ndrangheta calabrese. Nel Nord fiorivano decine di bande armate dedite a rapine, estorsioni e sequestri di persona. Il tutto condito da rivolte carcerarie e impegni di soccorsi per calamità naturali.

Dal 1947, la campagna anticrimine si fece più incisiva. Prendiamo l’andamento degli omicidi: 1.373 nel ’47, 1.069 nel ’48, 849 nel ’49, 774 nel ’50. Stesso andamento in discesa per le altre fattispecie criminali.

Il sacrificio dell’Arma? 46 caduti e 724 feriti nel ’47, 72 e 585 nel ’48, 40 e 572 nel ’49, 34 e 1.139 nel ’50.

Tralasciamo molti altri fronti per ricordare quello del terrorismo altoatesino. La prima “esplosione” si ebbe a Bolzano il 6 ottobre 1956. Altre ne seguirono fino alla “notte dei fuochi” (11-12 giugno 1961), allorché furono distrutti 72 tralicci. L’azione richiese l’impegno di oltre 200 persone e il materiale impiegato (plastico) richiedeva una specializzazione “militare”, cosa che i soggetti successivamente arrestati o individuati non avevano. Molto verosimilmente la mano d’opera erano ex SS più o meno pilotati da circoli neonazisti bavaresi manovrati, sembra, dai servizi segreti dell’Urss. Se l’Alto Adige veniva annesso all’Austria, “neutrale” per Trattato di Pace, sarebbe stato a sua volta smilitarizzato. Una facile zona di transito per l’Armata Rossa. Su questo “fronte” si schierarono il VII Battaglione “Roma” più decine di Nuclei Autocarrati. Altre forze della Pubblica Sicurezza e, soprattutto, dell’Esercito. Fu uno scontro duro, con notevoli perdite per l’Arma.

Ultimo fronte da ricordare: quello della Somalia, concessa in Amministrazione fiduciaria dall’Onu per 10 anni. Nel febbraio del 1950 vi venne schierato il Gruppo Territoriale della Somalia, al comando del ten. col. Brunero: comando a Mogadiscio con la Compagnia del Benadir e del Basso Giuba (Tenenze di Mogadiscio, Merca e Chisimajo) più tre Compagnie nel restante territorio. Il primo nucleo della Polizia somala fu formato da una Compagnia di Carabinieri Somali, composta da 140 zaptié. Il 30 maggio 1960 il col. Arnara passò le consegne al ten. col. Mohamed Abscir Mussa. Il Tricolore veniva ammainato per l’ultima volta, onorato dal sacrificio di un nostro maresciallo e di un carabiniere, trucidati a Chisimajo il 1° agosto 1952.

Arnaldo Grilli