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I Carabinieri nel Novecento italiano

Il dopoguerra in Italia: 1945-'67

Il 25 aprile 1945 venne proclamata l’insurrezione a seguito dello sfondamento della Linea Gotica. Dalle formazioni liberaldemocratiche ciò venne sentito come liberazione dalla dittatura e come riscatto della “guerra fascista”, nella certezza di una mitigazione delle condizioni di pace (come promesso dagli Alleati). Dalle formazioni socialcomuniste l’insurrezione era intesa, invece, come inizio della rivoluzione per l’instaurazione di una repubblica sovietica. Questa linea era decisamente contraria a quella di Togliatti che, secondo ordini di Stalin, doveva evitare qualsiasi forma di violenza che avrebbe provocato la repressione anglo-americana, come era avvenuto in Grecia. Ciò perché in quel di Yalta, nella spartizione del mondo, l’Italia era stata attribuita al mondo occidentale. Da qui la svolta di Salerno e l’obiettivo della conquista del potere nei tempi lunghi, puntando all’alleanza con i cattolici (leggasi: compromesso storico).

De Gasperi riconosce ad un contadino la propietà di un terrenoAl Nord, quindi, l’insurrezione “ebbe l’ambizione di essere rivoluzionaria; ma della rivoluzione spartì solo in piccola parte i connotati nobili ed epici... ed in larga parte la ferocia e la vendetta... Quanti furono i giustiziati o gli assassinati? Assassinati perché nel conto vanno messe anche vittime di vendette personali, cui fu sovrapposta una motivazione politica, e innocenti indicati da delazioni ignobili, o scambiati per altre persone” (Montanelli-Cervi). Il Ministro Scelba parlò di 1.732; Bocca di 3.000 nella sola Milano e 15mila in tutta l’Italia del Nord; recentemente si ipotizza la cifra di 30mila e più, e si rivelano efferatezze inutili (G. Pansa, Il sangue dei vinti).

A questi vanno aggiunti oltre 10mila italiani uccisi dai comunisti jugoslavi (foibe e altri modi) a cui seguirà la pulizia etnica con la cacciata dall’Istria di 350mila connazionali (senza che nulla potessero portare al seguito). Non fu facile per Togliatti far rientrare le velleità rivoluzionarie (M. Mafai: L’uomo che sognava la lotta armata) e impostare la linea morbida della “democrazia progressiva”, pur mantenendo il tradizionale legame di ferro con Mosca, che sovvenzionava il partito (Renato Mieli e Altri: Il PCI allo specchio; Giuseppe Averardi: Le carte del PCI; Gianni Cervetti: L’oro di Mosca). Nel periodo della “guerra fredda” la presenza di un grosso partito legato all’Unione Sovietica, nemica delle liberaldemocrazie, provocò l’anomalia italiana: l’impossibilità dell’alternanza al governo, principio base della democrazia.

Esula da questa sintesi la formulazione di “giudizi di valore” (vero-non vero), essendo nostro scopo delineare il quadro politico interno che resterà immutato sino al crollo del comunismo sovietico. La situazione italiana, unica nel mondo occidentale, consentirà l’esercizio del potere per quasi mezzo secolo al solo partito della Democrazia Cristiana. A Togliatti un indubbio merito: l’avere tenuto a bada gli “zeloti” del suo partito e dei sindacati ed averne contenuto gli eccessi, consentendo all’Italia di uscire dalla situazione disastrosa così come si presentava nel 1945 sotto l’aspetto socio-economico-militare, anche perché gli Alleati portarono conti salati da pagare, malgrado il contributo offerto dall’Italia e le tante promesse fatte. Riassumiamo.

All’interno del Paese scarseggiavano cibo e materie prime fondamentali; la rete dei trasporti era distrutta; abitazioni, ospedali, servizi pubblici richiedevano grosse somme per essere ricostruiti: era necessario un massiccio aiuto straniero. Le agitazioni di piazza erano all’ordine del giorno. I conflitti a fuoco provocavano morti e feriti. Le terre venivano occupate. Nel mentre, la criminalità dilagava in ogni luogo e con forme inedite, tra cui una nuova struttura mafiosa e camorristica dettata da Lucky Luciano e soci.

Salvatore Giuliano. La banda di criminali da lui guidata fu tra le più pericolose  nell'Italia degli anni CinquantaI governi, oltre a fronteggiare come potevano la situazione interna dovevano pareggiare i conti con gli Alleati. La resa dei conti si ebbe col duro trattato di pace: l’Italia perdeva tutta l’Istria (e i pezzi della Dalmazia) con una linea di confine proposta dalla Francia (appena meno vessatoria di quella dell’Urss); perdeva anche Trieste, costituitosi il Territorio Libero (grazie ancora alla Francia). Perdute le colonie (Dodecanneso, Etiopia, Libia, Eritrea), all’Italia come consolazione venne affidata l’amministrazione fiduciaria della Somalia per dieci anni. Persino l’Austria ebbe la faccia di avanzare rivendicazione per l’intero Alto Adige, di cui si era già appropriata creando la famigerata “zona operazioni delle Prealpi” (1943-’45). Dimenticando la sua adesione pressoché incondizionata al nazismo, e gli optanti dell’Alto Adige per il III Reich (70% nelle votazioni del 1939) e, ancora, il fatto che “i tedeschi altoatesini, bilingui, svolsero un ruolo decisivo nell’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale, suscitando l’odio accanito dei partigiani e delle popolazioni” (N. Kogan). Un accordo De Gasperi-Gruber calmò le pretese radicali dell’Austria. Nel luglio 1961, però, in Alto Adige si svilupperà un movimento terroristico, verosimilmente alimentato dai servizi segreti sovietici, che sfruttavano le aspirazioni dei circoli neo-nazisti bavaresi allo scopo di “smilitarizzare” la zona. Il che avrebbe consentito il via libera alle formazioni sovietiche in caso di “guerra calda”. L’ala moderata della Svp (S. Magnago) smorzerà le velleità dei separatisti.

Altra botta furono i risarcimenti in milioni di dollari, ad Albania, Etiopia, Russia, Grecia e Yugoslavia. Usa, Gran Bretagna e Francia avevano rinunciato: saranno gli Usa a pagare i risarcimenti italiani attraverso i prestiti, le sovvenzioni e i donativi offerti all’Italia. Così gli Usa ricambiavano “l’antiamericanismo” delle sinistre e delle destre neofasciste. E saranno gli Usa a salvare l’Italia dalla fame, attraverso l’Unrra, così come la salveranno dal disastro economico-industriale con l’Erp e il Piano Marshall tanto osteggiato dalle sinistre. Gli Usa, inoltre, concessero un credito all’Italia per una parte delle Am-Lire spese dai militari americani durante la guerra.