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I Carabinieri nel Novecento italiano

Le cinque Italie. 1943-1945

Il Regno del Sud. L’armistizio dell’8 settembre 1943 e gli avvenimenti che ne seguirono furono il momento più oscuro della vita dell’ancor giovane Stato italiano, tanto che Galli della Loggia si è spinto a definirlo “la morte della Patria”. Mentre le Forze Armate si dissolvevano, Badoglio, i vertici militari ed il Re raggiungevano via mare, da Pescara, Brindisi, insediando il governo nell’unico territorio dal quale i tedeschi se ne erano già andati e gli angloamericani non erano ancora giunti.

I primi contatti con gli Alleati furono traumatici: essi pretesero, tra l’altro, che nell’Italia libera circolassero le Am-lire (Allied Military Lira), da loro stampate senza alcun controllo da parte italiana e che in breve tempo portarono al collasso il sistema economico; che Badoglio firmasse il cosiddetto “armistizio lungo”, con clausole ancor più dure di quello stipulato a Cassibile da Castellano, e che l’Italia dichiarasse guerra alla Germania.

Un soldato del nostro Esercito in azione lungo la Linea Gustav.Si opposero, invece, frapponendo ostacoli di ogni genere, alla ricostituzione delle Forze Armate, che il governo pretendeva per dare un senso, partecipando alle operazioni belliche, alla dichiarazione di guerra. Nel frattempo gli esponenti dei partiti antifascisti reclamavano un ruolo nella guida di quella che veniva chiamata “Italia liberata”, ma ponevano come pregiudiziale alla loro entrata nel governo l’accantonamento della monarchia, ritenuta responsabile di aver favorito l’instaurazione del regime fascista. La situazione di stallo che si era creata fu superata con un compromesso che prevedeva in un primo tempo il ritiro a vita privata, e poi l’abdicazione, di Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto. Ciò consentì di formare a Salerno un governo politico guidato da Badoglio e, dopo la conquista di Roma, un primo ed un secondo gabinetto presieduto da Bonomi.

Le operazioni belliche, dopo lo sbarco di Salerno, languirono per oltre sei mesi sulla Linea Gustav, che i tedeschi avevano allestito dal Tirreno all’Adriatico, in corrispondenza dei fiumi Garigliano e Sangro. Attorno a Cassino infuriarono ben quattro battaglie, ma i tedeschi riuscirono a resistere, pur se in sensibile inferiorità numerica, e nonostante fossero minacciati di accerchiamento, a seguito dello sbarco alleato ad Anzio del 22 gennaio 1944. Solo a maggio la Linea Gustav fu infranta e gli agloamericani poterono risalire lentamente la penisola, conquistando Roma il 5 giugno e Firenze il 16 agosto. La guerra, poi, ristagnò per altri sette mesi sulla Linea Gotica, che la Wermacht aveva allestito sugli Appennini, da Massa Carrara a Pesaro, e che, seppure intaccata sensibilmente nel settore est (Cesena fu conquistata dagli Alleati il 28 ottobre e Ravenna il 6 gennaio 1945), crollò soltanto nell’aprile 1945, più per effetto del collasso generale della Germania che per la forza delle armate angloamericane, che consideravano del tutto secondario il fronte italiano.

La Resistenza Italiana vista da Renato Guttuso.Dopo aver ostacolato a lungo la ricostituzione di forze armate italiane, gli Alleati, nel novembre 1943, consentirono la formazione di un Raggruppamento motorizzato di 5.000 uomini, che partecipò con onore al combattimento di Monte Lungo, avamposto delle difese tedesche di Cassino. Il Raggruppamento fu trasformato in aprile in Corpo Italiano di Liberazione con una forza di circa 30.000 uomini. Nel gennaio 1945 il Cil diede origine a sei Gruppi di Combattimento (Cremona, Friuli, Folgore, Legnano, Mantova e Piceno), vere e proprie divisioni che, con una forza complessiva di 50.000 uomini, combatterono sulla Linea Gotica, fino alla vittoria finale.

La Repubblica Sociale Italiana e la Resistenza. Intanto in Italia settentrionale, all’indomani dell’8 settembre, Hitler aveva indotto un riluttante Mussolini, liberato dalla prigione sul Gran Sasso dai tedeschi, a ripristinare il regime fascista e a continuare la guerra a suo fianco. Il nuovo Stato, la Repubblica Sociale Italiana, retta dal Duce e composta dagli esponenti più oltranzisti del vecchio regime, si dotò di forze di polizia costituite da milizie del fascismo e da forze armate che il maresciallo Graziani, nominato Ministro della Difesa, volle non direttamente collegate al nuovo partito fascista-repubblicano.

La vita politica della Rsi fu contrassegnata dal Congresso di Verona, con il quale il fascismo repubblicano cercò di darsi un fondamento ideologico. L’assise, convocata il 14 novembre 1943 nella città scaligera, discusse un documento in 18 punti, redatto in parte dal Duce che, memore delle sue lontane origini di sinistra, volle dare un volto socialista al nuovo regime. L’approvazione dei diciotto punti si trasformò in una formalità e il dibattito si disperse in invettive, richiesta del partito unico e invocazioni alla vendetta contro gli artefici del 25 luglio. Che ebbe luogo pochi mesi dopo, sempre a Verona: l’ex Ministro degli Esteri Ciano e altri cinque dirigenti – gli unici catturati dei 19 che avevano votato l’ordine del giorno durante il Gran Consiglio del fascismo del 25 luglio 1943, la cui approvazione aveva causato la crisi del regime – furono sottoposti ad un processo farsa, l’8 ed il 9 gennaio 1944 , e condannati a morte. La sentenza fu eseguita due giorni dopo, nonostante i disperati tentativi di Edda Ciano, moglie dell’ex Ministro e figlia del Duce, di salvare il marito.

Fin dal settembre 1943 era iniziata una forte opposizione al regime di occupazione nazifascista, che si manifestava sporadicamente con aggressioni armate, dapprima contro le truppe tedesche, ma successivamente contro esponenti di rilievo del nuovo regime. I fascisti, come del resto i tedeschi, reagivano alle uccisioni con rappresaglie indiscriminate verso innocenti, non potendo rivalersi sui veri colpevoli che risultavano sempre inafferrabili. Era scoppiata così la guerra civile, che insanguinerà l’Italia settentrionale per quasi due anni.

Il movimento che si opponeva al regime nazifascista prese il nome di Resistenza, a somiglianza di quanto avvenne negli altri Paesi occupati dai tedeschi. Nelle zone da essi controllate, fin dall’ottobre si formarono le prime brigate partigiane: Garibaldi, di osservanza comunista; Giustizia e Libertà, espressione del partito d’Azione; Franchi, monarchiche; Matteotti, socialiste, e le brigate di ispirazione democristiana. Il Clnai (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) assunse nel gennaio 1944 il coordinamento di tutte le formazioni che operavano nell’Italia occupata.

Le brigate partigiane operavano in montagna, ove talora riuscivano a liberare ampie zone creandovi Repubbliche partigiane (Val d’Ossola, Alba, Montefiorino, Carnia) prima che la reazione nazifascista riuscisse ad organizzare massicci rastrellamenti, durante i quali i partigiani cercavano di disimpegnarsi per riapparire quando le truppe regolari se ne erano andate. In pianura, dove la vita delle brigate sarebbe stata impossibile per il capillare controllo di tedeschi e fascisti, agivano i Gap (Gruppi di Azione Patriottica) e le Sap (Squadre di Azione Patriottica), con attività di disturbo e sabotaggio che suscitavano feroci reazioni da parte tedesca, come il massacro delle Fosse Ardeatine a Roma. Gap e Sap appoggiarono anche i grandi scioperi del marzo 1944.

I rastrellamenti della primavera e dell’autunno 1944 ed il decreto di Mussolini, che comminava la pena di morte ai partigiani e a chiunque li aiutasse, non valsero ad indebolire la Resistenza, che anzi si consolidò numericamente e nella struttura gerarchica. Il 9 giugno 1944 nell’ambito del Clnai si costituì il Cvl (Corpo Volontari della Libertà), ed il 7 dicembre 1944 furono firmati i “Protocolli di Roma” che regolamentarono la cooperazione tra esercito angloamericano e movimento partigiano ed il governo italiano riconobbe il Clnai come proprio delegato nell’Alta Italia.

Il destino del fascismo e l’uccisione di Mussolini avvennero all’inizio della primavera 1945. In merito ai fatti riguardanti la sua esecuzione materiale (sul chi, dove, come e quando venne compiuta l’azione) ci sono diverse versioni. Come è apparso anche in una seguitissima trasmissione televisiva andata in onda sulla terza rete della Rai nello scorso mese di settembre.