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L’Italia continuerà a credere alle dichiarazioni degli Alleati che «non combattevano i popoli ma i Capi» (Potter-Chester e Nimitz), sperando così in una trattativa che le permettesse, abbandonando l’Asse, di concludere una alleanza con Usa e Gran Bretagna. Direzione dell’operazione ad Eisenhower, che prevedeva di conquistare la Sicilia «in una settimana o poco più» (A. Bryant); per Alexander il comando delle forze terrestri, quelle navali a Cunningham, e aeree a Tedder.

L’obiettivo: raggiungere rapidamente lo stretto di Messina per «intrappolare tutte le forze italo-tedesche». Anziché una settimana impiegheranno però 37 giorni, senza riuscire a impedire un reimbarco per la Calabria delle forze dell’Asse. Ecco le cifre ufficiali relative all’evacuazione: 39.569 tedeschi, 75.000 italiani, 10.105 automezzi, 47 carri armati, 136 cannoni, 18mila tonnellate di munizioni, carburante e materiali vari (persino 12 muli).

Per la campagna di Sicilia si dibatte ancora oggi sugli aiuti, più o meno legali, che contribuirono alla riuscita dello sbarco e della conseguente operazione: dalla mafia emigrata negli Usa alla massoneria, ad una fitta rete di spionaggio su tutto il teatro operativo, al sabotaggio e alla propaganda disfattista che circolò tra le truppe – soprattutto tra i nativi dell’isola – e la popolazione.

Le forze alleate impegnate furono superiori a quelle impiegate in Normandia: 2.800 navi (tra cui 6 da battaglia, 2 portaerei, 6 incrociatori e 24 caccia), 490mila uomini (215mila americani della 7a Armata di Patton e 275mila britannici dell’8a Armata), 600 carri, 1.800 cannoni, 14mila automezzi, senza contare l’assoluto dominio dell’aria, con migliaia di aerei. Le perdite indicano la violenza della campagna: caduti Usa e del Commonwealth: 5.620, feriti: oltre 10mila; caduti italiani: 4.875, tedeschi: 4.369 (totale 9.244). Perdite complessive dell’Asse in morti, feriti, dispersi e prigionieri: 130mila italiani e 37mila tedeschi. Nell’isola verrà insediato l’Amg (Governo Militare Alleato).

Arnaldo Grilli


Approfondimenti:

L'Arma combatte

Dal Comando FF.AA. della Sicilia (6a Armata) - Carabinieri reali al Comando del Generale dell’Arma dei Carabinieri reali - Ufficio Situazione, 19 luglio 1943 - XXI.

Vengono riferite le situazioni dei reparti dell’Arma addetti alle Grandi Unità (Sezioni e XXVI Battaglione CC.RR.): presso il XII Corpo d’Armata e Divisioni dipendenti; presso l’Intendenza e il Comando FF.AA. della Sicilia.

“Secondo disposizioni impartite dal Comando della VI Brigata CC.RR., i componenti le Stazioni dell’Arma rimangono al loro posto a tutela delle popolazioni e dell’ordine pubblico. Nei centri maggiori è previsto, a quanto pare, che rimangano aliquote adeguate dell’Arma territoriale”.

30 luglio 1943 - XXI.

Dopo le notizie sui reparti dell’Arma: “Il morale e lo spirito combattivo degli ufficiali e della truppa è sempre depresso, soprattutto a causa dell’assenza sul cielo della lotta della nostra aviazione e in considerazione delle preponderanti forze corazzate nemiche avanzanti. Oggi appare più che mai evidente la impreparazione militare della Nazione. Numerosi sono stati gli sbandamenti di militari isolati e di aliquote di reparti molto provati dal fuoco e, in specie, dai bombardamenti aerei. Gli sbandati, avviatisi in zone arretrate, hanno asserito, nella quasi totalità, di non aver ritrovato il proprio reparto e di volersi presentare ad altro comando per essere inquadrati e reimpiegati. Costoro, fermati presso posti di sbarramento appositamente istituiti, sono stati riuniti in campi di raccolta e poi rinviati o accompagnati ai reparti di destinazione. Il cambiamento di Governo e l’ascesa al potere del Maresciallo Badoglio sono stati appresi da tutti con fiduciosa serenità. Molti ritengono e si illudono che questo fatto nuovo possa portare a una sollecita soluzione del conflitto. I rapporti fra le truppe italiane e quelle tedesche hanno subito qualche incrinatura a causa di numerose prepotenze commesse da queste ultime, le quali, fra l’altro, hanno preso d’assalto automezzi italiani, costringendo a cederli anche con la forza.

I servizi in genere funzionano male. Deficienti sono i mezzi di trasporto. Il servizio vettovagliamento non ha sempre funzionato come avrebbe dovuto, sia per i ripetuti spostamenti delle truppe come per la indisponibilità sul mercato di generi di prima necessità. Per conseguenza la truppa vive alla giornata con le scarse risorse locali e i pochi viveri che affluiscono dalle retrovie.

Il servizio sanitario si è rivelato deficiente per la mancanza di ospedali da campo e territoriali. Gli ospedali civili, dove esistono, sono stati abbandonati dai medici locali (...). Il contegno della popolazione, tranne in alcuni centri, appare indifferente anche nei riguardi dei reparti nazionali. Dopo l’invasione nemica, si ha notizia che le popolazioni rientrino nei centri occupati. Nulla è possibile dire ancora per quanto riguarda la situazione alimentare della popolazione civile nelle zone invase. La situazione igienico-sanitaria della popolazione permane soddisfacente.

Le previsioni circa la situazione militare nell’isola sono pessimistiche (...). Il comportamento dei militari dipendenti tutti è stato superiore ad ogni elogio, essendosi prodigati in servizi isolati o collettivi e sotto bombardamenti e mitragliamenti nemici, sopportando con vero spirito di abnegazione fatiche, privazioni e disagi di ogni genere”.

15 agosto 1943

(...) “Il comportamento dell’Arma territoriale durante il soggiorno delle truppe in Sicilia non è venuto meno a quelle che sono le tradizioni di sacrificio e di altruismo della nostra Arma. Per converso, l’azione delle autorità civili e politiche, dopo avvenuto lo sbarco avversario, è venuta letteralmente a mancare. Il morale e lo spirito degli ufficiali e delle truppe permane sempre depresso, per un complesso di fattori, tra cui quello di avere sempre dovuto arretrare davanti a un nemico deciso, bene armato e sostenuto da poderosi mezzi aerei e navali. È da segnalare in modo particolare il brillante comportamento di alcuni Gruppi di Reggimento Artiglieria e di alcuni Battaglioni di Fanteria della Divisione Livorno.

I rapporti fra le truppe italiane e tedesche sono sempre alquanto tesi. Si è avuta notizia, non potuta controllare, di gravi incidenti avvenuti a Catania: “I CC.RR. tentarono di arrestare alcuni tedeschi ubriachi che stavano depredando il magazzino Upim. Altri tedeschi accorsero in aiuto dei loro camerati e i carabinieri dovettero cercare scampo alla prefettura, dove rimasero assediati da una turba inferocita (...) giunsero sul posto il tenente colonnello Leto, il capitano Fabbri e il tedesco maggiore George, che era l’ufficiale di collegamento fra i due Comandi dell’Asse”.

(Da Sicilia senza Italia, di Sandro Attanasio)