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I Carabinieri nel Novecento italiano

1942: l'anno decisivo

Dopo l’ingresso in guerra degli Usa fu deciso che l’obiettivo prioritario doveva essere lo schiacciamento della Germania e quindi del Giappone. In occasione della prima conferenza di Washington (12 dicembre ’41 - 14 gennaio ’42) s’impostò la preparazione in Inghilterra dell’Operazione Sledgehammer per l’invasione dell’Europa Occidentale nel 1942. Ma Churchill, adducendo mancanza di mezzi, tempo e addestramento, cambiò opinione, ponendo come prioritaria l’invasione dell’Africa Settentrionale (Operazione Gymnast, poi Torch), per mettere fuori combattimento l’Italia, su cui doveva essere esercitato lo sforzo principale. Sforzo che, peraltro, Churchill aveva già attuato con l’offensiva del novembre ’41 (Operazione Crusader) dell’8a Armata, forte di 75mila uomini.

A fine anno, però, la spinta inglese – anziché conseguire la distruzione delle forze italo-tedesche – veniva meno. E l’Asse, dapprima con rapide puntate e poi con azioni più decisive, passò alla controffensiva con l’avanzata fino a El Gazala, la conquista di Bengasi e il conseguente ripiegamento inglese. Riconquistata la Cirenaica (tranne Tobruk), Rommel si fermò il 5 febbraio per riprendere fiato e preparare un nuovo piano d’attacco, con un obiettivo ambizioso: Suez, consigliando però la conquista di Malta per maggiore sicurezza alla riuscita del piano. Tra i mesi di marzo ed aprile, l’Asse tenterà di spezzare la linea mediterranea inglese Gibilterra-Malta-Suez con la seconda battaglia navale della Sirte (22 marzo) che avvenne contro l’ultimo convoglio inglese e nella quale fu impiegata la corazzata Littorio.

Londra chiese aiuto agli Usa: questi inviarono la portaerei Wasp che lanciò 47 Spitfire. Fu un disastro. Appena atterrati, giunsero dalla Sicilia gli Ju-87 e Ju-88 che di quegli Spitfire ne distrussero 20. I rimanenti 27 furono abbattuti nei duelli aerei con i “Messerschmitt” germanici. Gli inglesi ritirarono le unità da guerra da La Valletta predisponendosi per uno sgombero totale.

Nel vertice del 29-30 aprile a Klesseheim, Hitler e Mussolini decisero che l’armata italo-tedesca avrebbe dovuto riprendere Tobruk e raggiungere la linea Sollum-Halfaya, la quale – oltre ad essere una buona base di partenza per ulteriori azioni offensive – aveva buone caratteristiche difensive. L’azione ebbe inizio il 26 maggio con forze inferiori a quelle dell’8a Armata (gli inglesi potevano contare sulle immense riserve da India, Australia, Nuova Zelanda). Ma i contrattacchi britannici furono pagati a caro prezzo per la tenacia delle Divisioni Trieste e Ariete. Veniva così eliminato l’estremo caposaldo difensivo della linea Ain el-Gazala, e consentito l’aggiramento dello schieramento britannico, il quale per liberarsi dovette ripiegare in gran fretta. Si era oramai alle porte di Tobruk.

Il 20 giugno la città fu assaltata: primi ad irrompere, il 31° Battaglione guastatori italiani, poi le fanterie tedesche, la Ariete e altre forze. La 2a Divisione sudafricana del generale Klopper, formata da “veterani”, cedette di schianto e il 21 si arrese. Caddero prigionieri 33mila uomini. Furono recuperati 2mila autoveicoli, 2mila tonnellate di carburante, 5mila tonnellate di viveri. Una disfatta che si aggiungeva a quella di Singapore, dove 85mila soldati si erano arresi ai giapponesi, pure numericamente inferiori. Anche a Tobruk le forze assediate erano decisamente superiori a quelle italo-tedesche. Churchill chiese aiuto a Roosevelt, che inviò subito 300 carri Sherman e 100 semoventi da 105 mm (il resto stava arrivando con un grande convoglio di oltre 100mila tonnellate, carico di armi e materiali).

Stando agli accordi presi a Klesseheim, l’avanzata dell’Acit (Armata corazzata italo-tedesca), riconquistata Tobruk e raggiunto il confine egiziano doveva fermarsi, mentre gli aerei dovevano andare in Sicilia per l’aviosbarco a Malta. Rommel, invece, voleva sfruttare il successo e raggiungere Alessandria e Il Cairo. Decisamente contrari Mussolini, il generale Bastico, Comandante in Libia, e il feldmaresciallo Kesselring, responsabile del Comando Forze Sud.

Churchill al fronte mentre visita le truppe australianeIl 21 Mussolini a Hitler: «Quest’azione su Malta s’impone più che mai... Essa sarà il mezzo migliore per risolvere il problema della nafta per quanto concerne il Mediterraneo, giacché, fuori Malta, tutti i consumi diminuiranno automaticamente...». Aveva ragione. Ma Hitler, imbeccato da Rommel, non rispose che il 24. Il 25 ci fu un convegno a Derna, alla presenza di Cavallero per le decisioni finali, dove Kesselring ribadì la propria opposizione, concorde Bastico. Pesava la risposta di Hitler a Mussolini, dai toni nibelungici: «La Dea della fortuna nelle battaglie passa accanto al condottiero soltanto una volta. Chi non l’afferra non potrà raggiungerla mai più...». Poi, enfaticamente, esprime la certezza che il maresciallo Rommel (promosso sul campo con Bastico) poteva «farcela militarmente con le forze a disposizione...». Come a dire: nessun rinforzo. La “Dea Fortuna” di Hitler, evidentemente, non marciava con la nafta come le fanterie italiane che correvano a piedi dietro i carri.

Tutti subirono l’imposizione Hitler-Rommel. L’avanzata riprese impetuosa: Sollum, Sidi el Barrani, Marsa Matruk, El Dab’a, Sidi Rahman. “Il nemico era disorientato e demoralizzato, Auchinleck si era personalmente sostituito allo sconfitto Ritchie e gli Alti comandi, al Cairo, a Londra e a Washington, prendevano già in considerazione l’ipotesi di una evacuazione forzata del Delta” (Montanelli-Cervi). In particolare, “Il Cairo era in preda al panico” e vi fu il “mercoledì delle ceneri”, in quanto ambasciata e comandi inglesi stavano dando alle fiamme i rispettivi archivi. La Marina si apprestava a lasciare Alessandria per ritirarsi a Suez e Haifa, in Palestina.

Gli italo-tedeschi raggiunsero El Alamein con notevoli segni di usura. Rommel fu respinto e la battaglia si trasformò in lotta di logoramento. Forze “fresche” sorpresero la Divisione Ariete; nello scontro, dove si batterono in modo tale da destare l’ammirazione degli avversari, la divisione lasciò sul campo più di cinquecento uomini.

Con gli italo-tedeschi sulla linea di El Alamein, Churchill impose all’Ammiragliato l’Operazione Pedestal per rifornire Malta. Le contromisure adottate dagli italo-tedeschi furono eccezionali. Il primo colpo messo a segno, spettò ai tedeschi. L’11 agosto, l’U-73 affonda la portaerei Eagle, i Mas l’incrociatore Manchester e due piroscafi. Di 14 mercantili 9 erano stati affondati (88.600 tonnellate). I restanti 5 dovevano essere attaccati dalla III e VII Divisione Navale che invece furono “richiamate” per difficoltà di copertura aerea.

Fu un errore che determinerà la sconfitta di El Alamein. A Malta arrivarono rifornimenti sufficienti per riprendere l’azione offensiva contro i nostri convogli. Quando il 30 agosto Rommel tenterà di sfondare, dovrà interrompere l’offensiva per mancanza di benzina. L’Asse nella battaglia riportò una vittoria tattica, ma fu sconfitta strategicamente “perché, ancora una volta, a Roma era mancato il coraggio delle grandi decisioni”.