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Il generale tedesco Albert Kesserling, capo del Comando Forze Sud, guidò la difesa tedesca contro l'avanzata delle forze alleate Ai due “strumenti” si aggiunse, con valenza determinante, l’oramai certa sconfitta in guerra, malgrado i sacrifici sopportati dai combattenti sui vari Fronti nonché dalla popolazione (furono circa 100mila le vittime dei bombardamenti). Sul piano puramente operativo, secondo valutazione di storici non ideologizzati, poco o nulla poterono i “movimenti antifascisti”, anche per la modestia delle forze-attive sulle quali potevano contare. Ad eccezione di quella comunista, che aveva una piccolissima ossatura nel triangolo Torino-Milano-Genova. Era “uno scheletro, composto da pochissimi elementi che estrinsecavano la loro attività stampando manifestini che circolavano altrettanto clandestinamente”.

Il 27 giugno Togliatti, sotto lo pseudonimo di Mario Corrente, inizia a trasmettere dai microfoni di Radio Mosca il programma “Discorso agli italiani”. Il 1° agosto Umberto Massola sarà il primo dirigente del Partito Comunista d’Italia (Sezione dell’Internazionale comunista) a rientrare in Italia per procedere alla ricostituzione di un “Centro interno”. L’altra formazione, i “giellisti” (da “Giustizia e Libertà”) si erano trasformati in Partito d’Azione: lì militarono le migliori intelligenze, prevalentemente liberalsocialiste, ma tutte decisamente democratiche e antitotalitarie (cioè antifasciste e anticomuniste).

Mentre nel “Fronte interno” si segnalavano borbottii ma nessuna iniziativa ribellistica, dalla lettura della posta militare proveniente dai vari Fronti, data la pessima situazione bellica, si rilevava uno spirito elevatissimo, una speranza di vittoria, un grande senso di sopportazione per le fatiche e i disagi, “pel cattivo armamento ed equipaggiamento e pel cattivo comando”. Mussolini appariva malato, con sprazzi di benessere e sempre più chiuso in se stesso, quasi un essere in attesa di un miracolo che risolvesse situazioni non più controllabili. Ci voleva, come nelle tragedie greche, un “deus ex machina”. Che non c’era né ci sarà.

Sembra incredibile ma, malgrado il quadro sommariamente descritto, la vita interna andava più o meno come al solito. Con una caratteristica: l’entusiasmo delle masse diminuiva o aumentava con le sconfitte e le vittorie (comprese quelle dei tedeschi, poi dei giapponesi). Tirava, sia pure arrancando, l’economia di guerra. Anche in questo campo si può parlare di “miracolo”. Fin dall’inizio delle ostilità non venne attuata, come fu nel primo conflitto mondiale, una mobilitazione industriale nel quadro di una organica “politica economica di guerra”. Inutile parlare di programmi per la ricerca di nuovi sistemi d’arma, mentre altri eserciti già progettavano la bomba atomica.

La mancata pianificazione inciderà sul settore delle materie prime e delle fonti di energia. La produzione petrolifera era di circa 220 tonnellate contro le 33.500.000 dell’Unione Sovietica e le 171.053.000 degli Usa. La produzione bellica fu addirittura al di sotto delle già modeste capacità produttive. Per amor di patria limitiamo il confronto al campo aeronautico per i soli “caccia”: dal ’40 al ’43 ne furono prodotti 4.510 contro 50.000 della Gran Bretagna, 54.000 della Germania, 67.000 dell’Unione Sovietica, 34.000 del Giappone e 90.000 degli Usa. Dove sta il miracolo? Malgrado la mancata pianificazione delle risorse e la debole capacità industriale, il combattente italiano seppe tener testa alle poderose armate corazzate anglo-statunitensi per oltre tre anni, mentre le poche industrie venivano sottoposte a massicci bombardamenti. Si può negare che questa resistenza fu un vero e proprio “miracolo”?

Il 1941 si chiude con l’entrata in guerra del Giappone e degli Stati Uniti d’America (8 dicembre) i quali, già dal 16 giugno avevano rotto le relazioni diplomatiche con Germania e Italia. Anche se non obbligato da trattati, anche l’Asse dichiarerà guerra agli Usa. Sarà una “corsa” di Stati a dichiarare guerra ai vari Paesi dei due blocchi: non solo, ma alcuni di essi potevano vantare due governi; le bande partigiane poi, specie nei Balcani, avevano diverse autorità di riferimento, in guerra tra loro.

E la guerra non solo diventa mondiale-globale, ma anche “totale” per il coinvolgimento e la partecipazione delle popolazioni civili, che subiranno perdite e danni superiori a quelli degli eserciti combattenti.

Arnaldo Grilli


Approfondimenti:

L'Arma nel Servizio Informazioni Militare

L’11 dicembre 1941, la Sezione prelevamento del Sim (Servizio Informazioni Militare) penetra nell’Ambasciata degli Stati Uniti, in Via Veneto, e si impossessa del Black Code (Codice Nero) custodito nella cassaforte dell’Addetto militare a Roma, colonnello Norman E. Fiske. La stupefacente azione fu diretta dal Comandante della Sezione “P”, il maggiore dei Carabinieri Manfredi Talamo, uno dei più capaci collaboratori del colonnello Cesare Amé, direttore del Sim.

L’operazione venne preparata con intelligenza ed estrema cura da Talamo e richiese, per questo, molto tempo. Come primo atto, furono infiltrati due agenti nell’Ambasciata Usa, in qualità di uscieri. La notte stabilita entrarono in azione il maggiore Talamo, due sottufficiali e i due infiltrati, i quali avevano già preso l’impronta di ben cinque chiavi.

Codici e documenti furono portati nella vicina “Sezione fotografica” del Sim dove furono fotografati (migliaia di pagine). Dopo un paio d’ore tutto venne riportato nella cassaforte. Le copie andarono alla Sezione crittografica dei Servizi, a Forte Braschi.

All’entrata in guerra, gli Usa non cambiarono il Black Code, ritenuto impenetrabile. Al Cairo, il colonnello statunitense Frank Bonner Fellers, ufficiale di collegamento col Comando inglese in Medio Oriente e con il Comando dell’VIII Armata, trasmetteva al Dipartimento Usa della Difesa tutti i piani dei suddetti comandi britannici: usando naturalmente il Codice Nero. Il Sim a Forte Braschi intercettava e decrittava, trasmettendo quanto d’interesse anche ai tedeschi (Comando Forze Sud, a Frascati, di Kesselring) che le riversavano in Africa Settentrionale a Rommel. Fu grazie a questa azione informativa che, a partire dalla controffensiva italo-tedesca del 21 gennaio 1942, tutti i piani dell’VIII Armata furono intercettati e decrittati. Le vittoriose azioni dell’Armata italo-tedesca furono realizzate anche grazie all’operazione del maggiore Talamo.

La situazione a noi favorevole avrà termine il 9 luglio 1942 per colpa del Capo dei Servizi informativi dell’Afrika Korps, von Mellenthin, che aveva imposto alla Compagnia intercettazione del capitano Seebohm di schierarsi a ridosso della prima linea. Nel corso dell’attacco, gli australiani, debellati gli uomini di Seebohm, entrarono nella struttura del Comando, ove trovarono anche i messaggi di Fellers.

Da allora, cambiati i codici Usa, terminava ogni possibilità d’intercettazione. Per contro, con il codice Ultra, gli inglesi potranno continuare a leggere in tempi reali tutti i messaggi dell’armata italo-tedesca. Un notevole aiuto per la vittoria degli Alleati nell’Africa del Nord (nulla si legge al riguardo nella memorialistica di Alexander o di altri).


Albo d'Onore

Per completare molto sommariamente l’Albo d’Onore dei Carabinieri relativo all’anno 1941, resta da aggiungere a quanto già narrato che, per le operazioni sul fronte greco-albanese, comprese tra il 19 novembre 1940 e il 3 febbraio 1941, e soprattutto per il comportamento dei suoi militari nei combattimenti alla passerella di Klisura sul fiume Vojussa (15 dicembre 1940 - 2 gennaio 1941), il III Battaglione meritò alla Bandiera dell’Arma una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Sempre in quel teatro, il generale Crispino Agostinucci ebbe la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia per l’organizzazione e la direzione dei servizi di difesa e vigilanza e delle operazioni belliche contro la Grecia da parte dei Carabinieri Reali in Albania, dei quali era Comandante superiore. Infine citiamo ancora, sempre in Balcania, il carabiniere Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria Alfredo Gregori: sorpreso da un gruppo di partigiani slavi mentre raccoglieva informazioni sulla popolazione, disarmato e fatto prigioniero, rifiutò di unirsi a loro e per questo motivo venne trucidato il 7 novembre 1941.