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I Carabinieri nel Novecento italiano

E la Guerra continua. 1941

Sul fronte russo l’inferno si scatenò il 22 giugno del 1941, con lo scontro di circa 8 milioni di uomini (oltre 3 milioni tedeschi e alleati, quasi 5 milioni i sovietici). Fu il più grosso errore di Hitler, convinto di risolvere la questione in otto settimane, contrariamente a quanti (von Ribbentrop) preferivano una alleanza quadripartita con l’Urss, continuando le trattative iniziate a novembre del ’40. Quali furono le considerazioni di Hitler?

Hitler spiega ai suoi generali il progetto di invasione della Russia: un grave errore, anche perché Stalin (a sinistra) era in grado di spostare sul fronte occidentale una buona parte delle proprie armatePerduta definitivamente la speranza di occupare le isole britanniche, temeva che Churchill riuscisse a convincere Stalin a fare fronte comune in attesa dell’entrata in campo degli Usa, così da costringerlo ad una guerra su due fronti. Eliminando l’Unione Sovietica, avrebbe consolidato la “Fortezza tedesca” nel settore danubiano-balcanico, specie dopo l’inglobamento in essa di Grecia e Jugoslavia, minacciando così il Medio Oriente con il ricongiungimento delle armate provenienti dal fronte libico.

Pensiero valido sotto il profilo geostrategico, molto debole sul piano tattico, in quanto non valutava le caratteristiche del teatro d’operazioni, tra cui la vastità degli spazi e l’avvicinarsi del “Generale inverno”. Senza contare il fattore umano-russo che Stalin saprà “risvegliare” con quella che chiamerà “la grande guerra patriottica”. D’altro canto la decisione hitleriana di invadere l’Urss rientrava nel quadro dell’ideologia nazista dello “spazio vitale” all’Est, che però venne riesumata dopo che Mosca pose come condizione per una adesione al Tripartito l’allargamento della sua zona d’influenza fino al Golfo Persico.

Altro errore di Hitler fu di avere sottovalutato il “Trattato di non aggressione” tra l’Urss e il Giappone (firmato l’11 aprile 1940), premessa al fatto che l’Urss avrebbe potuto spostare sul fronte occidentale un centinaio di agguerrite e dotate armate siberiane schierate sul confine col Giappone (saranno queste divisioni a bloccare e sconfiggere i tedeschi nella battaglia di Mosca del dicembre ’41). Stalin aveva inoltre a completa disposizione l’armata costituita da tutti i partiti comunisti del Komintern che dovranno sostenere la sua nuova linea della “guerra al nazifascismo” e non più quella dei nazisti contro i Paesi imperialisti (Gran Bretagna e Usa), anche se l’ideologia (sia nazista che comunista) era soltanto una copertura ai progetti di dominio del mondo.

L’ideologia divenne così il mito della guerra giusta della “democrazia” contro i “regimi totalitari”. Un grosso falso: l’attacco del regime “totalitario” nazionalfascista (seguirà quello “fascista”) fu contro un eguale regime totalitario comunista che, a sua volta, diventerà, di fatto, alleato dei nemici storici, cioè dei regimi liberaldemocratici! L’alleanza “naturale” sarebbe stata quella proposta da Stalin e Mussolini tra “regimi totalitari” (Germania, Italia, Giappone e Urss). La realtà portò invece ad un’alleanza contro natura – Usa e Gran Bretagna con l’Unione Sovietica – che si trasformerà poi in “guerra fredda”.

Hitler, in questa impresa, non era solo: lo stesso 22 giugno intervenne nel conflitto la Romania, ansiosa di riprendersi Bessarabia e Bucovina, nonché di annettersi la Transnistria con Odessa; sempre il 22 si affiancherà la Slovacchia; il 25 la Finlandia, ma come “cobelligerante”, anche se si formò un battaglione di Waffen-SS, costituito da finnici: il Nordost; il 27 si schiererà l’Ungheria come membro del Patto Tripartito.

Uomini e mezzi dell'esercito tedesco, non equipaggiati per affrontare il generale inverno russoL’inganno della guerra ideologica tra democrazia e totalitarismo alimenterà un altro mito, quello della “crociata contro il comunismo”, che vedrà schierarsi con Hitler (più che con il fascismo di Mussolini) genti di ogni parte del mondo. Marco Picone Chiodo (In nome della resa) elenca: la divisione Azul spagnola, comprendente anche 1.000 volontari portoghesi; svizzeri (6° battaglione SS da montagna); dal Liechtenstein (85 volontari); danesi (reggimento Danmark); norvegesi (legione Norge, poi reggimento); svedesi (nella divisione Nordland); finlandesi (nella 5a divisione Viking, con circa 20 mila finnici); belgi (40mila della 28a divisione d’assalto Wallonien), olandesi (50mila, divisione Nederland); fiamminghi (legione Flandern, poi 27a brigata d’assalto Langermarck); francesi (20 mila nel 638° reggimento della 7a divisione bavarese, poi costituitasi come 7a brigata Frankreich); inglesi (Legion of St.George); Usa (corpo Free America); boemi e moravi (31a divisione Bohmen-Mahren); enorme fu il contributo dei popoli dell’Unione Sovietica, oltre un milione tra russi (20mila della divisione Rona), estoni (una divisione), lettoni (due divisioni), galiziani (una divisione), turcomanni, cosacchi, tartari, caucasici, eccetera. Un conto a parte per quanti si arruoleranno nelle Waffen-SS (40 divisioni che comprendevano volontari di tutti i Paesi, tra cui una divisione di italiani), diverse dalle Schwarze-SS, o SS nere, costituite da soli tedeschi ideologicamente ed etnicamente “puri”. Queste le forze che avrebbero dovuto costituire un “Ordine Nuovo” europeo.