Menu
Mostra menu

Torniamo sulla linea del fuoco: il Passo di Halfaya, in territorio egiziano e base di partenza per una decisiva offensiva in Egitto, dà inizio ad una vera e propria guerra anglo-francese per il possesso del Medio Oriente, conquistato il quale gli italo-tedeschi, oltre ad acquisire i giacimenti di petrolio, potevano minacciare l’Unione Sovietica. Questa guerra è poco conosciuta (anzi, per niente): dopo l’invasione tedesca coinvolgerà le due France (di Vichy e di de Gaulle), gli italo-tedeschi, la Gran Bretagna e l’Unione Sovietica. Per i britannici è, quindi, indispensabile garantirsi le spalle. Gli avvenimenti in Medio Oriente, nel momento considerato, verranno riassunti inseguito. In sostanza, il Passo di Halfaya è di importanza strategica; il 25 aprile viene assalito e il 27 conquistato dagli italo-tedeschi; il 15 maggio i britannici, per rialzare il loro prestigio nel mondo arabo, lanciano l’operazione Brevity riconquistandolo; alla fine di maggio, nuovo assalto alla baionetta dell’Asse, che pone in fuga il Reggimento “Goldstream”; dal 15-16 maggio gli inglesi ci riprovano con l’operazione Battleax, “Ascia di guerra”, con obiettivo il Passo e la liberazione di Tobruk con forze notevoli (25mila uomini e 180 carri). Viene circondato il Passo, difeso da un battaglione tedesco della 15a e da artiglieri italiani che respingono l’attacco. I britannici tentano di giungere a Bardia: controffensiva di Rommel. Gli inglesi si ritirano. Il 21 giugno, a causa di questa sconfitta, Churchill silura Sir Archibald Wavell sostituendolo con Sir Claude Auchinleck.

Una moto-mitragliatrice tedesca insabbiata nel deserto libicoNei mesi di luglio e agosto il fronte rimane fermo: tutta l’attenzione è rivolta alla gigantesca battaglia sul fronte russo. A settembre Rommel, dopo una ricognizione (chiamata “Sogno di una notte di mezza estate”), si convince che i britannici sono a riposo e che quindi può eliminare Tobruk. Grave errore, perché Churchill ha ordinato un’offensiva con il compito di cacciare gli italo-tedeschi dal Nord Africa, ricongiungersi con i francesi “gollisti” del Ciad e preparare l’attacco contro l’Italia, che giudica «il tenero basso ventre dell’Asse». Premessa all’offensiva è il controllo del Medio Oriente, con rapide campagne condotte contro i francesi di Vichy in Siria e Libano e gli arabi filo-Asse in Iraq e Iran. In Iraq opera il partito Baath dichiaratamente filonazista. Anche la Palestina è in fermento, col Gran Muftì di Gerusalemme filoitaliano (l’Italia progetta la costituzione di una “Legione araba”). Pertanto, la Gran Bretagna vuole giocare una partita definitiva per evitare una rivolta nell’area, che seguirebbe ad una affermazione dell’Asse. Per questo, per l’operazione Crusader, schiera una poderosa armata formata da: 150mila uomini, 749 carri, 200 autoblinde, 900 cannoni più una riserva con altri 500 carri; il tutto con l’appoggio di 935 aerei, contro 100mila italo-tedeschi, con appena 320 carri, 500 pezzi di artiglieria e 400 aerei. La superiorità britannica è schiacciante. Non solo: grazie a Ultra e al radar, nell’autunno gli affondamenti dei rinforzi e dei rifornimenti dall’Italia registreranno un picco senza precedenti. Solo dal 18 novembre al 1° dicembre vengono distrutti 814 carri e autoblinde, abbattuti 127 aerei; oltre 9.000 i prigionieri, tra cui tre generali. A fronte del disastro, Auchinleck caccia il generale Cunningham e lo sostituisce con Ritchie: le truppe in preda al panico sono «trattenute» a fatica e «obbligate a tornare al loro posto».

Nelle retrovie italo-tedesche, i Carabinieri si distinguono nei combattimenti contro “infiltrazioni” di reparti mobili (i “diavoli” di Campbell). Dall’8 dicembre al 12 gennaio avviene il ripiegamento ordinato delle forze dell’Asse fino a El-Agheila, sotto la protezione dei presidi di Bardia, Sollum, Halfaia, Sidi Omar, che impegnano tenacemente, sino al 17 gennaio, il XXX Corpo d’armata inglese, la Brigata “Francia Libera” e la Brigata polacca. In questa operazione si distingue in maniera epica la Divisione fanteria “Savona”, costituita da quei soldati tanto ignorati quanto disprezzati da Churchill, la cui offensiva costerà, nel totale, circa 60mila morti e la perdita di 600 carri per arrivare ad occupare la sola Cirenaica. Quasi una sconfitta, in quanto l’obiettivo della cacciata dal Nord-Africa delle forze dell’Asse avverrà dopo ben altri 13 mesi di cruenti combattimenti.

Andrea Rocca


Approfondimenti:

Sulle ambe di Culqualber

I
n Africa Orientale l’Arma partecipò a tutte le operazioni militari frantumate in scacchieri ridotti in isole di occupazione. L’Arma venne riunita in 5 Gruppi mobilitati, la 3a Compagnia d’Eritrea, nonché reparti minori addetti alle grandi unità. La 3a Compagnia d’Eritrea concorse attivamente, nel marzo 1941, alla difesa di Cheren, distinguendosi nella riconquista di quota 1.072 abbandonata da altro reparto, e agì con valore nei combattimenti del 15-18 marzo a quota Forcuta, suI cosiddetto “Panettonett di Cheren”. Nel corso di tali combattimenti rifulse l’eroismo del brigadiere Attilio Basso, caduto; del tenente Giovanni Luigi Saitta, mutilato, e del capitano Felice Levet: ai primi due fu concessa la Medaglia d’Oro al V.M. al capitano la Medaglia d’Argento al V.M.

Il I Gruppo Carabinieri, nato dalla trasformazione di una compagnia autonoma carabinieri e zaptiè si articolò (marzo 1941) su due compagnie, con una forza di 7 ufficiali, 219 sottufficiali e carabinieri, e 180 zaptiè, quasi tutti eritrei. È il gruppo della battaglia di Culqualber. Il II Gruppo, di forza e struttura pressoché uguali a quelle del I, venne costituito nell’aprile 1941, con la trasformazione in unità maggiore della 3a Compagnia d’Eritrea. Il grosso delle forze italiane, radunatesi dapprima nella zona di Asmara, fu costretto il 1° aprile ad uscirne sotto la pressione britannica, che aveva eliminato la difesa di Cheren, e a ripiegare sull’Amba Alagi, ove resistette strenuamente fino al 17 maggio, data in cui il Duca d’Aosta decise la resa, ottenuta con l’onore delle armi. Il II Gruppo partecipò attivamente alla difesa dell’Amba Alagi sostenendo numerosi e cruenti scontri. Partecipò inoltre alla riconquista di Passo Falaga nelle giornate dal 2 al 6 maggio; l’8 difese valorosamente l’ambretta, il successivo 14 a quella del Passo Toselli. Le continue penetrazioni di gruppi feroci tra le balze dell’Amba condusse alla costituzione di una “Compagnia arditi”, composta in maggioranza da carabinieri, che operò dappertutto, rintuzzando sortite e infiltrazioni nemiche con eroismo, senza munizioni, sino a quando, con la capitolazione, le truppe non scesero dall’estremo baluardo. Il III Gruppo, formato nello stesso periodo dei primi due, riunì il personale di Addis Abeba, con una forza di 800 uomini. Prese parte ai combattimenti dell’Omo Bottego (5 giugno 1941) e nei centri di difesa, sostenendo aspri scontri durante il ripiegamento su Gimma. Il IV Gruppo si costituì nella zona del Galla e Sidamo, con uomini appartenenti ad Harrar e a Mogadiscio. I Carabinieri del IV gruppo tra maggio e giugno 1941 furono sottoposti a duri combattimenti, ma la loro valida azione a Uondo, sull’Omo Bottego, a Soddu, sul Lago Margherita e a Gimma fece scemare gli attacchi nemici alle forze italiane.

Nella battaglia dell’Omo Bottego durante cruenti scontri cadde il comandante del gruppo, maggiore Alessandro Morelli, alla cui memoria fu concessa la Medaglia d’Argento al V. M. Anche il V Gruppo si costituì con i carabinieri di reparti appartenuti al gruppo di Galla e Sidamo, di Harrar e Mogadiscio, ma con una forza inferiore. Il reparto operò ugualmente, sempre nel maggio-giugno 1941, a Dilla, a Umbo, poi a Bidabo e infine nel settore dell’Omo Bottego, partecipando alle operazioni che le grandi unità italiane nel sud dell’Etiopia svolsero. Il gruppo fu destinato a controbattere le azioni dei ribelli che riuscivano ad incunearsi fra le esauste truppe nazionali.

Dopo la caduta di Cheren e dell’Amba Alagi, che chiusero le vie del mare, nel 1941 le operazioni in Africa Orientale vennero ad accentrarsi nell’Amhara, dove le superstiti forze italiane si erano arroccate nel sistema difensivo, costituito dal ridotto centrale di Gondar e da una serie di capisaldi. La difesa gondarina ebbe la più cruenta espressione nella resistenza del caposaldo di Culqualber, che comprendeva la sella omonima attraversata da una rotabile a tornanti. Il nemico doveva transitare da Culqualber per avanzare su Gondar. Caduta Debra Tabor il 6 luglio 1941, il I Gruppo Carabinieri lasciò il 6 agosto Gondar e raggiunse la sella di Culqualber, ove si trovavano altre truppe, con le quali venne organizzato un importante caposaldo: il I Gruppo Carabinieri Mobilitato, articolato su due compagnie nazionali ed una di zaptiè, al comando del maggiore Alfredo Serranti. Sino alla fine di ottobre le forze del caposaldo aumentarono la resistenza ai ripetuti attacchi nemici, sferrando frequenti contrattacchi (come l’Amba Mariam).

Lo sforzo dell’avversario per eliminare il caposaldo si accentuò sempre più con intense e micidiali azioni di fuoco di artiglieria. Un attacco da terra e dal cielo particolarmente accanito venne respinto il mattino del 5 novembre. Fra il giorno 9 e l’11 un altro attacco massiccio fu validamente sostenuto dalla 2a Compagnia, schierata a nord-ovest sul costone detto dei “Roccioni”. Attacchi pressoché ininterrotti si susseguirono fino a che il nemico riuscì a consolidarsi, il 13 novembre, sulle ambe di Culqualber.

Nei due giorni che precedettero la battaglia decisiva l’aviazione avversaria e l’artiglieria batterono senza tregua il caposaldo, distruggendone le fortificazioni. Alle ore 3 del 21 novembre il nemico iniziò l’attacco generale, che carabinieri e zaptiè sostennero con estremo accanimento: ciascun carabiniere, nazionale o eritreo, si distinse per valore fulgido e le perdite intanto si facevano serie.

Il Bollettino di Guerra del Quartier Generale delle Forze Armate nel darne notizia, così si esprimeva: «In Africa Orientale, nel pomeriggio del 21 novembre, gli indomiti reparti di Culqualber e di Fercaber, dopo aver continuato a combattere anche con le baionette e le bombe a mano, sono stati infine soprafatti dalla schiacciante superiorità numerica avversaria. Nella epica difesa si è gloriosamente distinto, simbolo del valore dei reparti nazionali, il Battaglione Carabinieri Reali, il quale, esaurite le munizioni, ha rinnovato fino all’ultimo i suoi travolgenti contrattacchi all’arma bianca. Quasi tutti i carabinieri sono caduti...». Le ricompense al valore a singoli carabinieri furono decine, alla memoria dei Caduti e ai superstiti. La Medaglia d’Oro al V. M. fu conferita alla memoria al Comandante del I Gruppo Carabinieri, Alfredo Serranti, caduto nel pieno dell’azione in mezzo al suo reparto. Al carabiniere Poliuto Penzo, che si era lanciato per primo nella mischia, rimasto accecato, uguale ricompensa al valore. Alla Bandiera dell’Arma fu concessa la Medaglia d’Oro al V. M. con la seguente motivazione, per il I Gruppo Carabinieri Mobilitato: “Glorioso veterano di cruenti cimenti bellici, destinato a rinforzare un caposaldo di vitale importanza, vi diventava artefice di epica resistenza. Apprestato saldamente a difesa l’impervio settore affidatogli, per tre mesi affrontava con indomito valore la violenta aggressività di preponderanti agguerrite forze, che conteneva e rintuzzava con audaci atti controffensivi, contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell’intero caposaldo, ed infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per l’ultima volata in terra d’Africa, la vittoria delle nostre armi. Delineatasi la crisi, deciso al sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi, e li contendeva al soverchiante avversario in sanguinosa impari lotta corpo a corpo, nella quale comandante e carabinieri fusi in un eroico blocco, simbolo delle virtù italiche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell’Arma. Africa Orientale, agosto-novembre 1941”.

Eliminata la posizione di Culqualber, non rimasero che le truppe asserragliatesi a Gondar, fra le quali un contingente di carabinieri. Caduta Gondar, il 27 novembre 1941 cessava la guerra in Africa Orientale. Al Comandante superiore dei Carabinieri in Africa Orientale, generale Leonetto Taddei, fu concesso l’Ordine Militare d’Italia.

U.R.