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I Carabinieri nel Novecento Italiano

L'inizio delle ostilità. 1939

Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani a Palazzo Venezia poco prima che Mussolini pronunci il discorso della dichiarazione di guerra.LA GUERRA "FASULLA". Dopo la dichiarazione di guerra alla Germania per la garanzia data alla Polonia, Francia e Gran Bretagna non mossero un dito per soccorrerla dall’attacco nazista, prima, e da quello comunista, subito dopo. Alla mediazione dell’Italia per una conferenza di pace (tipo Monaco), risposero ponendo la condizione al ritiro dal territorio invaso prima di qualsiasi trattativa. Malgrado la rigidità dei governi alleati sul piano diplomatico, prevalse sul campo di battaglia l’emblematico principio che non valeva la pena di morire per Danzica.

Le Armate franco-inglesi rimasero dentro le viscere della Maginot, passando il tempo tra spettacoli di Maurice Chevalier e Josephine Baker, pur sapendo che i tedeschi avevano schierato lungo la linea Sigfrido poche divisioni di riservisti, che poca resistenza avrebbero potuto opporre. Solo tre mesi dopo la dichiarazione di guerra ci sarà il primo caduto inglese: per un incidente.
Perché tanto immobilismo? Francia e Gran Bretagna speravano in una soluzione pacifica, con la mediazione dell’Italia verso un Hitler pur esso in attesa di qualcosa. Per circa otto mesi si assisterà a questa sceneggiata, dove l’unica preoccupazione era passare il tempo. Naturalmente anche i toni bellici erano dimessi: i grossi temi, come la difesa della democrazia, i diritti umani, la lotta al nazifascismo erano ancora nel cassetto. Questa guerra fu chiamata “stramba” dai francesi, “vaga” dagli inglesi, “seduta” dai tedeschi, “dei coriandoli” da noi italiani (per via dei lanci di volantini) e “fasulla” dagli americani.

L’atmosfera verrà turbata dall’attacco alla Finlandia da parte dell’Unione Sovietica (30 novembre 1939). Ricordo bene quei giorni: tutti gli italiani tifavano per il piccolo popolo che si batteva contro l’orso sovietico. L’evento portò a strane situazioni e alleanze di fatto. Si può parlare di due guerre: una “fasulla” tra franco-inglesi e tedeschi sul Reno, l’altra “sanguinosa” russo-finnica, con Francia e Inghilterra, Italia e Ungheria che formavano un emblematico fronte antisovietico. Francia e Inghilterra faranno espellere l’Urss dalla Società delle Nazioni (il 14 dicembre) ma non le dichiareranno guerra (altra decisione, due pesi e due misure): Lady Astor invierà in aiuto dei finlandesi una brigata di volontari. L’Italia, malgrado alleata della Germania (a sua volta alleata della Russia) invierà trenta aerei e dovrà impedire la partenza di migliaia di volontari. La Francia farà di più, con l’approntamento di una pianificazione da parte del maresciallo Gamelin per una spedizione a Petsamo, nel Mare Artico, e per l’invasione del Caucaso.

Anche se la vulgata sorvola su questo periodo, storici contemporanei (tra cui Arrigo Petacco) mettono in evidenza che da parte degli Alleati, dell’Italia e dell’Ungheria si facevano pressioni su Hitler affinché ripudiasse l’alleanza con Stalin per riprendere la politica del Lebensraum (lo spazio vitale) verso Oriente. In tale quadro, verrà sollecitata l’intermediazione di Mussolini, che si concretizzerà in due forme: la prima, con un discorso di Ciano alla Camera (presente un Mussolini plaudente) dal tono decisamente antitedesco (il 16 dicembre). La seconda, con una lettera ad Hitler (3 gennaio 1940), che proponeva sia la creazione di una piccola Polonia, la quale avrebbe salvato la faccia di Francia e Inghilterra, che di riprendere la tradizionale politica antibolscevica e la ricerca, appunto, del Lebensraum verso Oriente, unificando così le politiche di Germania e Italia con quelle di Francia e Gran Bretagna, che vedevano in Stalin il nemico principale. Non se ne farà nulla.

LA GUERRA GUERREGGIATA. Il 13 marzo la Finlandia si arrende: la guerra “fasulla” continua sul Reno, Mussolini è ancora nell’attenzione di Chamberlain e di Daladier per una intermediazione. Non mancano le spinte filotedesche che fanno oscillare Mussolini sul “che fare?”. In tale contesto, il 14 marzo, il Ministro della Real Casa, Acquarone, si incontra con Ciano e, a nome del Re, gli propone di provocare la caduta di Mussolini attraverso un voto contrario del Gran Consiglio (che avverrà il 25 luglio 1943). Il Duca, nel lanciare l’amo verso il conte Ciano, gli fa intendere che il Re lo vedrebbe come Capo del nuovo governo. Ciano non denuncia la proposta per un colpo di Stato e si limita a prenderne nota nel suo Diario.

Il governo francese entra in crisi sul problema guerra: farla o non farla? Si guarda verso l’Italia per cercare una qualche via per un accordo. Presso Mussolini lavora in tale senso Hubert Lagardelle, Consigliere speciale presso l’ambasciata di Francia. Il 20 marzo Daladier abbandona e subentra Paul Reynaud.

Winston Churchill in un manifesto dell'epoca.Mentre i tedeschi continuano la caccia all’ebreo in Polonia, i sovietici effettuano la solita “pulizia di classe” nei confronti della borghesia polacca. Dopo la spartizione della Polonia, i sovietici si trovano in mano oltre 200mila prigionieri, che verranno affidati alla gestione della famigerata Nkvd, diretta dall’altrettanto famigerato Lavrenti Beria, che li impiega come forza-lavoro. Intanto, una speciale troika procede a selezionare gli stessi prigionieri a seconda dell’appartenenza di classe: ufficiali e sottufficiali di carriera, proprietari, intellettuali e appartenenti alla cosiddetta borghesia. Il tutto, con l’approvazione di Stalin.

In breve: 100mila vengono rilasciati e altrettanti trattenuti. Di questi ne saranno massacrati oltre 15mila. Anche i parenti delle vittime verranno arrestati e inviati nei campi di lavoro. Attraverso la “pulizia di classe”, furono uccisi 400mila polacchi. Nel 1941, analoga operazione colpirà le popolazioni dei Paesi baltici (mezzo milione di deportati).

Sempre in aprile, in Italia, si svolgeranno invece i Littoriali della Cultura e dell’Arte. Saranno gli ultimi. Il clima è guerriero: propositi imperiali e manifestazioni di impazienza per l’entrata nel conflitto. L’impazienza si accentuerà a seguito dell’attacco tedesco a Danimarca e Norvegia. La Danimarca non reagisce, mentre in Norvegia, voluti da Churchill, Lord dell’Ammiragliato, vengono effettuati sbarchi da inglesi, francesi e da un contingente polacco. Sbarchi mal condotti che si concluderanno con un disastroso reimbarco.