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A parte il solito allineamento della stampa (tranne Il Piccolo di Trieste), Mussolini, prima di passare alle vie di fatto, volle saggiare gli umori del Re, della Santa Sede e del Partito Nazionale Fascista. «Nei confronti di Vittorio Emanuele la cosa fu rapida e facile: fece qualche timida resistenza poi cedette, limitandosi di fatto solo ad un platonico invito a riconoscere i meriti di coloro che si erano distinti per il loro patriottismo». «Molto più difficile fu superare lo scoglio della Santa Sede (...) preoccupava il fatto che la politica fascista non prendeva di petto gli ebrei come religione, ma gli ebrei come razza, cioè anche gli ebrei convertiti al cristianesimo». In sostanza: «la Santa Sede non solo mantenne sempre la polemica strettamente sul terreno giuridico-concordatario, che, violato, provocherò una discreta e formale protesta diplomatica (...). Quanto alle sfere cattoliche vi furono tenaci difensori degli ebrei e dei tenaci assertori dell’antisemitismo fascista».
De Felice affronta anche gli “umori” del Partito Nazionale Fascista, dove si manifesterà la decisa opposizione di Balbo. Dopo questo “giro esplorativo” parte la campagna: il 6 ottobre ’38 il Gran Consiglio del Fascismo, con la sola opposizione di Balbo, De Bono e Federzoni, decide la linea razziale. Il 17 novembre viene emanato il Regio Decreto Legge n. 1728, che proibisce i matrimoni misti; gli ebrei sono esclusi dal servizio militare, dagli istituti di istruzione, dalle cariche pubbliche e via di seguito; si fanno eccezioni per gli ebrei distintisi nelle vicende della vita nazion ale, presentata domanda di “discriminazione”. Il Senato Regio approverà la Legge: oltre cento senatori rimangono a casa, gli altri non contestano (tranne Benedetto Croce); solo qualche “palla nera” a scrutinio segreto. Brutta pagina per il Senato. Altra brutta figura nel campo della Scuola: vengono cacciati 96 professori universitari, 174 di scuola media e 195 liberi docenti; si ignorano i nominativi di quelli che prenderanno il loro posto. Scuole a parte per gli studenti ebrei. Altra pagina buia, il mercato delle “discriminazioni” e delle “arianizzazioni”, specie delle seconde, per coloro che, col solo atto del Ministero dell’Interno, pur essendo ebrei, riceveranno il certificato di ariano. Altro dubbio comportamento: secondo Tamaro si accusarono le proprie madri di infedeltà coniugale pur di ottenere la “discriminazione”. Si salva solo il popolino, che si prodigherà in tanti casi di solidarietà umana.
Unico aspetto attenuante, ma non giustificativo, quello che fino all’8 settembre 1943 non ci fu scorrimento di sangue. Del dopo si tornerà a dire. Non resta che considerare come con un po’ di coraggio del Re, del Senato, del Gran Consiglio, dei professori emeriti e di tante tra personalità e istituzioni medio alte, si poteva risparmiare alla Storia d’Italia la vergogna qui sommariamente ricordata.

Arnaldo Grilli



Approfondimento: Approposito di razzismo

Attorno al 3.500 a.C. le popolazioni di guerrieri nomadi bianchi Aria invasero il subcontinente indiano ove predominava la civiltà matriarcale dravidica. Nel volgere di alcune centinaia di anni la conquistarono completamente e instaurarono un’organizzazione sociale in cui il primo criterio di discriminazione – puramente razziale – fu varna, parola sanscrita che significa “colore della pelle”. Nel XVI sec., i marinai portoghesi che raggiunsero l’India, notando quella divisione sociale, tradussero varna con “casta”: dal latino “purezza”. Oggi in India essa è ancora viva, anche se fu abolita per legge nel 1954. Gli Ari si spostarono poi verso l’Europa centro-nordica, dando origine a una pseudo “razza pura” dei popoli iperborei: gli Ariani.
Sul Dizionario Italiano Ragionato, G. D’Anna, così, in sintesi, viene definita la parola razzismo: «Atteggiamento ideologico di un gruppo umano dovuto alle sue (vere e presunte, n.d.a.) caratteristiche razziali, che gli vieta di mescolarsi agli altri gruppi, gli fa credere di avere una superiorità biologica ed una civiltà superiore e porta, perciò, i suoi appartenenti a respingere, e quindi ad odiare e perseguitare i membri degli altri gruppi (cosiddetti “inferiori”)».
La storia ha conosciuto molte (troppe, per la dignità dell’uomo) forme di razzismo. Nel recente passato: lo sterminio da parte dei “bianchi” delle popolazioni pellerossa Cherokee, Sioux, Cheyenne eccetera; il trattamento dei neri ex schiavi nel Sud degli Usa; i campi di concentramento inglesi nella Guerra anglo-boera in Sud Africa (1899-1902); i massacri in India e Paesi limitrofi; i 12 milioni di morti che i belgi seminarono nel Congo; le violenze dei francesi nelle colonie; i pogrom nell’Europa dell’Est; i genocidi di vari popoli (armeni, curdi), e via elencando.
Dopo il Primo conflitto mondiale si inseriscono nuove legislazioni razziste. Nella Svezia socialdemocratica del 1922, l’Istituto nazionale di biologia razziale pubblica una serie di foto di volti per «distinguere i caratteri della razza pura svedese»; nel 1935 emana la prima legge basata sui canoni biologici di «purezza della razza» per imporre la sterilizzazione agli handicappati e ai «socialmente diversi»; nel 1942 viene varata una politica finalizzata alla sterilizzazione dei tartari, in quanto non appartenenti al ceppo svedese; in totale, tra il 1935 e il 1976, 60mila persone sono state sottoposte a sterilizzazione contro la loro volontà.
La sterilizzazione su alcune categorie di “diversi” fu praticata anche da: Danimarca, Norvegia, Finlandia, 24 Stati degli Usa, Germania, cantone svizzero di Vaud. L’Eugenetics Society e i padri fondatori del socialismo inglese prospettarono per la Gran Bretagna progetti di sterilizzazione simili a quelli svedesi che, però, non vennero approvati.
La Francia avrà la sua parte più famosa di antisemitismo con il vergognoso “caso Dreyfus”.
In materia di legislazione antisemita la Germania nazionalsocialista, appena al potere, costituisce i “comitati per il boicottaggio per le attività commerciali o professionali degli ebrei”, collocando “a riposo” i dipendenti statali non ariani. Tra il 1933 e il 1935, tra le leggi a difesa della razza, vi sono: la sterilizzazione obbligatoria per gli affetti da gravi malattie; l’evirazione per responsabili di crimini sessuali; le Leggi di Norimberga del settembre 1935 (solo chi ha 3/4 di sangue ariano è “cittadino” germanico; negazione dei diritti civili agli ebrei; reato il rapporto sessuale tra ariani ed ebrei eccetera); l’obbligo di registrazione di tutti i beni ebraici sino a giungere alla Endlosung o Soluzione Finale.
Anche gli Stati Uniti hanno avuto norme razziste. Da un punto di vista legislativo, infatti, soprattutto negli Stati del Sud furono vanificati gli effetti dell’abolizione della schiavitù dopo la Guerra civile (1860-65). Con sentenza della Corte Suprema (1896) – malgrado la pari dignità di tutti i cittadini – si afferma il principio dell’Equal but separate, da cui la ratificazione di forme di segregazione razziale, del divieto di matrimoni “misti”, le separazioni nell’uso dei mezzi pubblici e nelle scuole; la riduzione degli elettori neri (legge “Jim Crow” della Louisiana, con cui essi vengono ridotti da 130mila a 3.000). Noti i fatti di giustizia sommaria (tra il 1890 e il 1901 vennero linciati più di 1.300 uomini di colore). Finalmente, nel 1954, la Corte Suprema dichiara incostituzionali le leggi degli Stati che impongono la segregazione nelle scuole. Con i Civil Rights Acts (del 1957 e del 1960), nonché con il Civil Right Bill (del 1964) viene affermata l’illegalità della discriminazione sul lavoro e nei pubblici esercizi e la parità dei diritti civili.
Per l’Urss si fa riferimento al recente saggio di Luis Rapoport La guerra di Stalin contro gli ebrei. L’antisemitismo sovietico e le sue vittime, ricordando la campagna di “degiudeizzazione”.
Caso particolare è il Sud Africa, dove soltanto nel 1992 si pone fine alla politica razzista dell’apartheid che, nata nel 1948, si basava sul concetto dello “sviluppo separato”, in funzione, appunto, dello “sviluppo graduale della popolazione di colore”. Il razzismo sud-africano, nella sostanza, così come quello della Rhodesia e di altre colonie inglesi, era un’eredità della politica coloniale britannica .
Tra le principali disposizioni di legge dell’apartheid si ricorda: il matrimonio e i rapporti sessuali misti proibiti; la segregazione per scuole, mezzi pubblici, servizi sanitari eccetera; la discriminazione nei rapporti di lavoro; il divieto di esercizio dei diritti sociali e politici; la classificazione della popolazione in quattro gruppi etnici, bianchi, neri Bantu, asiatici e colorati, ciascuno con diritti diversi. Nel 1955, con il Group Areas Act, veniva imposta l’evacuazione delle “aree bianche” da parte degli altri gruppi, che dovevano concentrarsi nelle apposite homelands o “riserve”. In tale quadro, nel 1958, col Promotion of Bantu Self-Goverment, furono definite otto homelands: la prima, nel Transkei, venne istituita nel 1963. Il progetto di queste riserve doveva portare alla costituzione di uno Stato multinazionale sotto il controllo centrale dei bianchi. Nel 1992, l’Accordo tra il presidente del Sud Africa De Klerk e Nelson Mandela, capo dell’Anc (African National Congress), pone fine alla politica razzista. Le homelands a suo tempo create, però, esistono come Stati indipendenti.
Il razzismo, nelle sue varie forme ideologiche e nelle sue prassi (genocidi, discriminazioni), appartiene all’anima oscura della storia dell’uomo. Diceva bene Hegel: «La Storia dell’umanità è una storia di carneficine». Non credo esistano popoli che non si siano macchiati di tale crimine (ancora oggi in vigore anche nella versione “terroristica”). Che fare? Non è un fatto di tribunali né di marce, né di comizi. È un problema di coscienza: chi non ce l’ha non può acquistarla. L’uomo, nella sua versione di bestia, non è solo intorno a noi. Spesso, purtroppo, è anche dentro ciascuno di noi. Facciamo in modo di distruggerlo.