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I Carabinieri nel Novecento Italiano

La guerra civile in Spagna. 1936-1939

 Europa disegnata dai franco-inglesi a Versailles nel 1919 fu un capolavoro (si fa per dire) di cecità politica, dettata dall’egoismo delle due potenze per il mantenimento dell’egemonia e per l’ampliamento dei loro già vasti imperi coloniali. Tale obiettivo venne raggiunto “imbottigliando” Germania, Italia e Unione Sovietica. La Germania, immiserita dal pagamento di ingenti danni di guerra, era sorvegliata sia ad occidente (franco-belgi) che ad oriente (Polonia, che pure la divideva in due con Danzica e Cecoslovacchia).

Dell’Italia si è detto: basti ricordare l’abbandono del Tavolo della Conferenza del Ministro Vittorio Emanuele Orlando e l’umiliante ritorno. A conti fatti si ritrovò prigioniera nel Mediterraneo. Infine, l’Unione Sovietica, bloccata dal “cordone sanitario”, per impedire l’espansione della Rivoluzione bolscevica.
Da qui, nei tre Paesi, lo sviluppo di una malattia psicologica che si potrebbe descrivere come “sindrome da isolamento e da accerchiamento”.
L’andata in Abissinia dell’Italia venne determinata da tale sindrome. Al termine, la politica estera italiana si riprometteva due obiettivi: il “riconoscimento de jure dell’Impero” e la stipulazione dell’agognato “Patto” con la Francia (la Gran Bretagna sarebbe seguita) per un “Asse Mediterraneo” in funzione antitedesca. La Francia risponderà con un insulto: ritirando l’Ambasciatore da Roma e continuando a “riconoscere” il Negus.

A complicare le cose, il 17 luglio 1936, con un alzamiento militare (era il 52° dai primi dell’Ottocento), inizia la guerra civile spagnola, le cui radici derivano anche dalla “sindrome” di cui sopra. Con l’avvento al potere di Hitler, infatti, Stalin paventa un’alleanza dello stesso con i Paesi capitalisti. Perciò deve uscire dall’isolamento, affinché dall’Occidente possano essere attinte le risorse necessarie per riarmarsi e modernizzare l’industria. Abbandona così il volto truce della “rivoluzione permanente” del movimento comunista mondiale (il Komintern) per assumere quello della “fase democratica flessibile”. Da qui la “svolta” dei Fronti popolari per la conquista o il condizionamento dei governi occidentali al fine di favorire gli obiettivi dell’Urss.
 In tale contesto, i socialdemocratici da “traditori” diventano “alleati”, e con essi quanti vogliono “la pace” e “lottare contro il fascismo” (pensando, naturalmente, a Hitler).
 
La “nuova linea” ha successo: il Fronte popolare vince di misura le elezioni in Spagna e in Francia. Grazie, soprattutto, ad una capillare propaganda tra “intellettuali” e gruppi della sinistra “liberaldemocratica” sviluppata dal Komintern con ogni mezzo.
Però il diavolo ci mette la coda: in Spagna la vittoria del Fronte scatena la sinistra estrema degli anarco-comunisti (Fai), dei sindacati rivoluzionari (Cnt) e dei troschisti (Poum). Tutti nemici giurati di Stalin che, anziché la “fase intermedia”, vogliono “subito la rivoluzione”, che così sommariamente descrive Paolo Mieli: «...motivi per cui la Chiesa si schierò dalla parte di Franco: una persecuzione che costò la vita a tredici vescovi, duecentotrentatré suore, quattromilacentodiciotto sacerdoti diocesani, duemilatrecentosessantacinque religiosi, più di sessantamila laici cristiani. Una montagna di cadaveri... può aiutare a capire perché quell’alzamiento ebbe in Spagna un così vasto consenso e fu coronato da successo...».

L’assassinio del Capo della Ceda (una specie di Democrazia Cristiana) Calvo Sotelo, fu la goccia che fece scattare la rivolta di Franco, che però non poteva trasportare l’armata d’Africa in Spagna per mancanza di aerei.
Li chiederà a Mussolini e a Hitler. Mussolini per ben due volte rifiutò; Hitler, invece, si tuffa subito nel carnaio, inviando una quarantina di HJ e caccia, con antiaerea e sistema logistico (la futura “Legione Condor”).
Prima di Hitler, però, era intervenuta la Francia, a cui il governo legale spagnolo (che non era riuscito a contenere la rivolta anarchica) si era rivolto per aiuti. Immediatamente concessi da Leon Blum, il quale era convinto che l’alzamiento fosse opera di Mussolini. Non solo, ma il Komintern si era dato da fare per organizzare le milizie comuniste (Maoc) nelle future “compagnie di acciaio” delle Brigate Internazionali.