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I Carabinieri nel Novecento Italiano

Il grande sogno. 1930-1936
Dal 1930 fino alla conquista dell’Etiopia, la politica estera dell’Italia continuerà la linea dei governi liberali ancorata ai vecchi alleati, Francia e Gran Bretagna, tenendo d’occhio il revanscismo tedesco. In tale quadro, l’obiettivo di Mussolini era quello di elevare il prestigio dell’Italia allo stesso livello delle due grandi potenze, assumendo il ruolo di ago della bilancia nelle controversie europee.

POLITICA ESTERA E MILITARE. La situazione, infatti, non era statica. Anzi. A cominciare dalle manifeste intenzioni tedesche di regolare i conti con i Trattati di Versailles del 1919, riarmandosi. Per l’Italia c’era la minaccia dell’annessione (Anschluss) dell’Austria e le mire sull’Alto Adige. Per Mussolini, quindi, il pericolo maggiore per la pace europea era la Germania (di Weimar prima e di Hitler dopo).
Da qui le tre linee d’azione, a cominciare dalla normalizzazione dei rapporti con la Jugoslavia, uno Stato composito, inventato dalla Francia in funzione antitaliana. Obiettivo raggiunto col Patto di amicizia e l’Accordo per Fiume, gli Accordi di Nettuno e l’Accordo Italia-Austria-Ungheria (17 marzo 1934) sempre in funzione antitedesca.

 La seconda linea era lo sviluppo di buoni rapporti con la Gran Bretagna – il legame con la quale non aveva vertenze in sospeso – anche per contenere le ambizioni francesi all’egemonia in Europa e nel Mediterraneo. La terza linea: giungere ad un accordo con la Francia, per ottenere la garanzia della frontiera del Brennero e bloccare le velleità tedesche verso il sud, e inoltre per definire le pendenze di Versailles (“qualcosa” nelle colonie, status degli italiani di Tunisia, la posizione dell’Italia nei mandati). Sullo sfondo di queste tre linee, l’idea di un placet di Francia e Gran Bretagna per un’espansione in Etiopia, in cambio di una “guardia al Brennero” per garantire l’indipendenza dell’Austria.

Queste le coordinate da considerare per comprendere la politica estera dell’Italia, considerata la sua volontà di mantenere la pace in Europa (le spese militari furono infatti sempre all’osso, a favore della modernizzazione dei vari settori interni, specie di quello “sociale”).

Riassumendo: Italia e Gran Bretagna guardavano con preoccupazione “l’attrazione fatale” della Francia a intese dirette con la Germania (dalla quale, col tempo, sarebbe stata fagocitata). Per questo proposero e realizzarono il Patto di Locarno (1° dicembre 1925) secondo il quale Francia e Belgio da una parte, e Germania dall’altra, “riconoscevano” il confine stabilito a Versailles. Italia e Gran Bretagna, quali garanti del Patto, si impegnavano a difendere quella delle due parti che fosse stata attaccata. Malgrado l’esplicita richiesta dell’Italia, analoga “garanzia” non fu stesa alla frontiera del Brennero.

Il rapporto privilegiato con la Gran Bretagna verrà incrinato da un ricompattamento franco-inglese (luglio 1932) sulla questione delle riparazioni di guerra a carico della Germania. L’Italia, per riaffermare l’obiettivo di peso determinante, avanza, nell’ottobre, l’idea di un Patto tra le quattro grandi potenze europee per la soluzione di qualsiasi vertenza si dovesse manifestare. La Francia nicchia, ma alla fine accetta, svuotando però la bozza, preparata da Mussolini, dei contenuti sostanziali, che, se fossero rimasti, avrebbero evitato molti disastri futuri.

Intanto Hitler, nel gennaio del ’33, diventa Cancelliere. La minaccia si concretizza; aderirà comunque al Patto a Quattro che verrà firmato il 2 giugno 1933 tra Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. In tale contesto, la Germania veniva riaccolta in una specie di “direttorio” europeo su un piede di parità, e pertanto sarebbe stata più controllabile. Nel luglio del ’34, però, i nazisti austriaci tentano un putsch in Austria e uccidono il Cancelliere filo-fascista Engelbert Dolfuss (la famiglia era a Riccione, ospite di Mussolini). Mussolini mobilita quattro Divisioni al Brennero e allerta l’Aeronautica: i “volontari” tedeschi, in attesa sulla frontiera della Baviera, non entrano in Austria; i rivoltosi fuggono. L’Austria, grazie all’Italia, è salva. Gran Bretagna e Francia tirano un respiro di sollievo.