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MODERNIZZAZIONE E CULTURA. Nel periodo considerato l’Italia assunse l’aspetto di un immenso cantiere: ponti, strade, ferrovie, città e altri settori furono modernizzati. Recenti Mostre a livello nazionale lo hanno sottolineato. Possiamo evidenziare aspetti di una certa rilevanza. Continuano le trasvolate: in precedenza vi era stata quella del Mediterraneo Orientale, con tappa in Crimea, dove i trasvolatori furono trionfalmente accolti dalle autorità sovietiche e dalla popolazione. Il 17 dicembre 1930, la prima trasvolata atlantica (Italia-Brasile) di 12 idrovolanti, guidata da Italo Balbo. Nel ’33 seguirà la più impegnativa trasvolata atlantica (Orbetello-Chicago) di 25 idrovolanti, sempre guidati da Balbo. Il 19 luglio ai piloti verrà tributato un trionfo a New York e intitolata una strada a Balbo (esiste ancora).

Da Genova, Guglielmo Marconi, a bordo dell’Elettra, riesce a comunicare per radiotelefono con l’Australia e ad accendere le luci dell’Esposizione di Sidney. Sul mare, il supertransatlantico Rex riceve il “Nastro Azzurro” per il nuovo record di traversata dell’Atlantico. Rilevante il risanamento delle paludi: quasi 6 milioni di ettari recuperati dal ’22 al ’32 a fronte di 1.400.000 dal 1870 al 1922. Cinque le “città nuove” nel solo Agro Pontino. Il progetto non aveva solo carattere di recupero del territorio, ma anche quello di realizzare una interazione funzionale tra ruralità e urbanesimo per conciliare così le due tesi culturali contrapposte di strapaese (gruppo de Il Selvaggio) e di stracittà (gruppo “novecentista”). Prestigiosi architetti disegneranno le “città nuove” secondo tale filosofia (Litvinov visiterà l’Agro Pontino con interesse).

Alla X Olimpiade di Los Angeles (agosto 1932) trionfo degli atleti italiani, al secondo posto con ben 12 medaglie d’oro, 12 d’argento e 11 di bronzo, tanto che la si chiamerà “l’olimpiade degli italiani”. Ristrutturata la Capitale specie nell’area dei Fori Imperiali e del mausoleo di Augusto. Il 19 aprile ’32 il senatore Giovanni Agnelli presenta ufficialmente la Balilla. Sarà definita «l’automobile che va finalmente verso il popolo». Deciso incremento del settore industriale e cantieristico all’insegna del principio “l’Italia fa da sé” (specie dopo le sanzioni).

L’ideologia fascista, come detto, si proponeva la rigenerazione del carattere degli italiani (l’uomo nuovo) per costruire lo “Stato nuovo”. Di qui la particolare cura nello sviluppo dei vari settori culturali. Tra l’altro, dal ’33, inizieranno le pubblicazioni del Quadrivio, riconosciuto ancora oggi come uno dei più importanti settimanali letterari nel quale si confrontavano firme impegnate tra cui Vitaliano Brancati, Vincenzo Cardarelli, Enrico Falqui. Nel ’34 Pirandello riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Sempre nel ’34, a Firenze, la prima manifestazione dei “Littoriali della cultura e delle arti”; la seconda a Roma nel maggio del ’35 e la terza nel ’36, in piena guerra d’Abissinia, a Venezia.

Si può parlare di una cultura fascistizzata? L’Italia organizzerà nel ’34 il Convegno Internazionale d’Arte a Venezia con la partecipazione di personalità di rilievo come Picasso, Carrà, Piacentini e Le Courboisier. Nell’ottobre dello stesso anno, a Roma, il Convegno Internazionale sul Teatro, con la partecipazione delle maggiori firme. Nel mondo della cultura internazionale molti intellettuali si schiereranno con il fascismo, ritenuto un baluardo contro l’imbarbarimento della civiltà occidentale ad opera del capitalismo: il poeta statunitense Ezra Pound, i francesi Céline, Drieu La Rochelle, Brasillach ed altri. In Italia, per i “premi” letterari, d’arte e cinematografici concorreranno fior da fiore di intellettuali. La produzione cinematografica fu particolarmente curata: oltre a Cinecittà, furono create scuole di recitazione e per tecnici. Lo Stato finanzierà largamente il settore, considerato «l’arma del XX secolo». Il neorealismo nasce già in questa fase e si svilupperà ancor più nel dopoguerra. Purtroppo, continuerà il finanziamento statale, che condizionerà ancora la scelta politica dei copioni, dei registri e degli attori come faceva il fascismo.

La cultura storica, grazie a Gioacchino Volpe, si amplierà come mai era avvenuto sino ad allora. Volpe, come Gentile, chiederà – ottenendola – la collaborazione di studiosi indipendentemente dagli orientamenti politici. Nella sua scuola romana si formeranno tra gli altri, Walter Maturi, Carlo Morandi, Nello Rosselli, Delio Cantimori, Federico Chabod.

Sostanzialmente, si può concordare sul giudizio che la cultura, per convinzione o per opportunismo, fu una categoria molto integrata o comunque fiancheggiatrice del regime.

L’ANTIFASCISMO. Malgrado il “consenso” interno al fascismo, non verrà meno l’azione dei fuoriusciti che, però, sarà discontinua, diversificata e spesso velleitaria. Ciò a causa del diverso stanziamento dei gruppi (per lo più a Parigi, Londra, Usa e Unione Sovietica) e dei contrasti ideologici. A Parigi, molto faticosamente, si era costituita la Concentrazione antifascista, senza i comunisti (PCd’I), che persistevano nella linea del Komintern di considerare i socialisti come “socialfascisti”. Sul piano delle possibilità finanziarie soltanto i comunisti non avevano problemi, grazie al sostegno della Russia di Stalin. Anche le idee sul “che fare?” erano diverse. Dal terrorismo anarchico di Michele Schirru, Domenico Bovone e Angelo Sbardellotto (fucilati), fedeli alla bomba purificatrice, si passava ai fautori dell’azione interna e a quelli dell’azione internazionale.

Le differenze erano sostanziali: la linea interna sosteneva che ogni forma di opposizione poteva dare frutti solo se svolta in Italia, a stretto contatto con la realtà del Paese e gli umori della gente. Tale principio era diversamente applicato: c’erano i cosiddetti moderati, alla Benedetto Croce, secondo i quali «...ogni giorno qualcosa, ancorché piccola, veniva fatta contro l’oppressore... preparando la riscossa e, più o meno vicino che fosse, un avvenire migliore». Insomma, un programma non molto rischioso, senza nulla perdere.

Rischiosa era invece l’azione interna insurrezionalista, applicata dal partito comunista e dalla nuova formazione “Giustizia e Libertà” (GL), che pagheranno molto in termini di arresti e condanne. In particolare, per i comunisti il periodo sarà duro: Stalin si era autoconvinto che in Italia esistevano le condizioni per l’insurrezione (sostituire la dittatura fascista con la “dittatura del proletariato”). In tale visione, il Partito comunista dovrà riportare in Italia la direzione politica e operativa costituendo un Centro interno. Sarà un disastro: dopo appena un mese dalla sua ricostituzione, verranno arrestati Camilla Ravera con altri. Nuova formazione con Pietro Secchia: arrestati e condannati. Seguirà l’organizzazione di Giancarlo Pajetta: stessa sorte e altre pesanti condanne. Ciò malgrado, continuerà l’ostilità verso i socialisti e tutti gli altri gruppi antifascisti.

Maggiore ostilità contro i “traditori” troschisti come Tresso, Ravazzoli, Leonetti (spregiatamene indicati come “i tre”); come Ignazio Silone, «un intellettuale rammollito»; come Antonio Gramsci, abbandonato all’isolamento nel carcere di Turi dai suoi stessi compagni di pena per avere osato criticare Stalin (quindi, Togliatti) per la soppressione di personalità della vecchia guardia bolscevica.

Soltanto nell’agosto del ’34, a seguito dell’avvento di Hitler, Stalin attuerà una svolta, promuovendo il “Patto di unità d’azione tra comunisti e socialisti” (non più “socialtraditori”). La “svolta” verrà ufficializzato nel corso del VII Congresso dell’Internazionale Comunista (Mosca, luglio ’35) con la nuova linea dei “Fronti Popolari”.

L’altra formazione insurrezionalista sarà Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli e Emilio Lussu, costituita per lo più nell’area di intellettuali torinesi. Questo nuovo gruppo, però, si caratterizzerà per il suo antagonismo nei confronti del Partito socialista unificato, accusato di non essere stato capace di fronteggiare a suo tempo il fascismo. GL pagherà un pesante prezzo il suo progetto “interno”, con dure condanne nei confronti di Bauer, Rossi, Foa, Ginzburg, Segre, Levi, Pavese, Geymonat, Giulio Einaudi e altri.

Per l’azione interna moderata si costituirà un gruppo formato da liberali, conservatori e costituzionali: un gruppo antifascista ma anche anticomunista, per cui si propone di provocare la crisi del fascismo puntando sull’azione unitaria di monarchia, esercito e Chiesa. Secondo alcuni, non mancherà l’aiuto della massoneria. Anche questo gruppo verrà smantellato.

Non ultimi saranno i gruppi e le personalità che punteranno invece sull’azione internazionale, che consisterà nell’influenzare gruppi politici, personalità di governo, stampa e opinione pubblica per agire, comunque, «contro il fascismo».

Molti si discosteranno da tale linea all’insegna del motto “a ragione o a torto si tratta della mia Patria”. Comunque, sarà anche per effetto di tale azione internazionale che l’Italia incontrerà tante ostilità nel periodo della guerra d’Abissinia. Nel lungo periodo (1943) questa linea risulterà vincente: la sconfitta militare dell’Italia, tanto auspicata, sarà anche la sconfitta del fascismo.

Arnaldo Grilli