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I Carabinieri nel Novecento Italiano

Da movimento a regime
La crisi del liberalismo aveva determinato un nuovo concetto di libertà, riferito non più all’individuo ma al gruppo. Pertanto, le categorie riguardanti le libertà individuali (di parola, di associazione eccetera) erano subordinate al prioritario interesse di una classe, di una comunità nazionale, di una comunità di sangue, secondo le dottrine del comunismo, del fascismo e del nazionalsocialismo. In tale contesto, l’individuo era soltanto parte della collettività, tesa al conseguimento di obiettivi etici. L’uomo, in quanto parte di tale collettività, aveva il dovere di operare per il conseguimento dei diritti della comunità alla costruzione di una civiltà nuova. Quindi, tutto ciò che il liberalismo difendeva come sfera privata (i Diritti dell’Uomo) diventava interesse pubblico (leggasi totalitarismo). Per il fascismo tale principio così si sintetizzava: “Tutto nello Stato, nulla fuori dallo Stato, nulla contro lo Stato”. Dove per Stato si intendeva la comunità nazionale.Le dottrine del comunismo, del nazionalsocialismo e del fascismo erano (sono) illiberali e antidemocratiche, giacché affidano a un Partito-chiesa o a un Capo (o Duce) il compito di guidare la collettività verso un regime di libertà collettiva nel cui ambito “l’uomo” avrebbe vissuto la vera libertà. Come operò il fascismo per costruire il regime? Proviamo a sintetizzarlo.

VERSO LA COSTRUZIONE DEL REGIME (1923-'25).Si studia ancora la questione se all’inizio Mussolini avesse idea circa lo Stato nuovo da realizzare. I suoi primi passi sono emblematici: da una parte sembra orientato verso un processo di normalizzazione dello squadrismo intransigente per formare un governo con cattolici e socialisti riformisti sulla base di una democrazia autoritaria; dall’altra, invece, crea istituti nuovi, tipici di un regime, tra cui il Gran Consiglio del Fascismo e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. D’altro canto il Fascismo era stato chiamato per formare il governo: «Da un punto di vista formale, perciò, non vi fu violazione della legalità istituzionale». Inoltre, «non si trattò soltanto di forza, bensì di un vasto e assai diffuso consenso» (Vivarelli).

Una delle ultime foto di Giacomo Matteotti prima dell'assassinio.Trasformatosi da Movimento dei fasci a Partito nazionale fascista (1921), il fascismo assorbirà nel 1923 anche il Movimento nazionalista, riunendo tutte le forme culturali e politiche che si riconoscevano nell’interventismo e nella difesa della Vittoria. Le rappresentanze parlamentari nazional-fasciste, però, erano modeste. Da cui la “legge Acerbo” che, introducendo un forte premio di maggioranza, eliminava la frantumazione delle rappresentanze in modo da garantire la stabilità del governo. L’obiettivo venne raggiunto grazie al voto favorevole dei popolari, ottenuto per l’intervento della Santa Sede, la quale aveva allontanato il suo segretario, don Sturzo, che si opponeva al progetto.
Nel listone fascista entrò il fior fiore delle vecchie categorie dirigenti: il successo fu notevole ed elevata la percentuale dei votanti (64,9%). Ci furono violenze, gravi e diffuse quanto inutili, perché il consenso c’era, soprattutto per il disgusto verso le forze politiche e il timore di un qualsiasi ritorno al precedente malgoverno e per la grande paura della Chiesa, della monarchia, della borghesia nei confronti del social-comunismo rivoluzionario. Mussolini, forte della base parlamentare (Senato compreso), farà un discorso di ampie aperture soprattutto verso i socialisti riformisti e i sindacalisti della CGdL (D’Aragona, Baresi). “Aperture” recepite, anche perché tre ministeri importanti sarebbero stati assegnati alle parti indicate.

A questo punto il progetto s’inceppa e tutto si rovescia. L’onorevole Matteotti, galantuomo del Psu, di alti valori morali, anticomunista, moderato, fa alla camera un discorso “forte” per denunciare le violenze e chiedere l’annullamento delle elezioni. Si sostiene da più fonti la tesi secondo cui Matteotti, forzando la realtà, volesse invece bloccare l’avvicinamento di elementi riformisti verso la partecipazione al governo. Mussolini s’infuria, straparla; qualche zelante interpreta le sue irate parole per ordine all’azione e organizza l’aggressione a Matteotti che, però, muore. Un assassino brutale quanto inutile (esisteva una larga maggioranza).
L’accostamento di Mussolini verso i sindacati e i riformisti, non era piaciuto neanche all’anarco-squadrismo, che riprende le violenze. L’onorevole Amendola pone “la questione morale”, per cui le opposizioni (tranne i comunisti) decidono di disertare le sedute (il cosiddetto Aventino). Decisione considerata, oggi, dai più, errata, perché la Camera con fascisti e “fiancheggiatori” andrà avanti e non si potrà sentire la voce dell’opposizione. Da parte sua Mussolini barcolla: cominciamo i “distinguo” e le defezioni. Praticamente è solo, ma sente che il Re non crede nel suo diretto coinvolgimento nel delitto. I partiti dell’Aventino, intanto, non raggiungono alcun accordo concreto per una alternativa al governo in carica. Si va verso una situazione di stallo.

Una seduta del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, istituito dal Partito Fascista.Alla fine del dicembre 1924 i Consoli della Milizia irrompono, non graditi, nell’ufficio di Mussolini. Discussione concitata: i Consoli pongono a Mussolini l’aut-aut: o ripristina l’autorità del fascismo oppure lo faranno loro, sciogliendo le “squadre” dal giuramento di obbedienza. Con la conseguente guerra civile. Mussolini è alle strette: non può mediare, ma soltanto decidere quale strada prendere.
Nel discorso alla Camera del 3 dicembre 1925 farà la sua scelta per il “regime”, illiberale e antidemocratico. «L’insipienza dimostrata ancora una volta dalle opposizioni e il sostegno che continuarono a dargli le forze istituzionali, Corona, Senato, Camera dei deputati, consentono a Mussolini di superare anche questo momento di crisi, certamente il più grave da quando aveva assunto il poter sino al luglio 1943» (Vivarelli).

LO "STATO NUOVO". Il fascismo non creò uno Stato nuovo rivoluzionando l’esistente: le strutture fondamentali rimarranno le stesse, a cominciare dalla nuova “figura” del Capo del Governo-Presidente del Consiglio dei Ministri. “Figura” che dovrà sempre presentarsi ad una Camera dei Deputati, comunque costituita e appellata (Camera dei fasci e delle Corporazioni) e al Senato di nomina regia; dovrà far firmare le carte al Re; mediare tra le diverse anime del fascismo e subire i condizionamenti della Santa Sede (specie nell’attuazione dei Patti Lateranensi), della Corona, delle Forze Armate, degli industriali e via elencando.

Un quadro di un pittore d'epoca, che rappresenta i militi del Duce, tutti somiglianti al Capo e con il pugnale levato per il saluto.Se Mussolini fu un dittatore, fu un dittatore sui generis: nulla a che vedere con soggetti tipo Stalin e Hitler. Al riguardo scrive Montanelli: «Mussolini non era crudele. Seppe prendere decisioni spietate (ma più che altro le prometteva): in generale rifuggì dal sangue. Amava vanterie da tiranno feroce... si glorificava di incutere timore... il Tribunale speciale, che era un tribunale iniquo, illegale e servile, come tutti quelli nati da analoghe esigenze in analoghe circostanze, infierì assai meno delle Corti speciali che gli altri stati dittatoriali andavano e vanno tuttora istituendo».
Mussolini non imporrà le leggi dello Stato nuovo servendosi del Partito (che ridurrà a una specie di organo per l’assistenza e la propaganda), bensì dei Prefetti, come fecero i Presidenti dei governi liberali. Con gli organi di sempre: Polizia e Carabinieri. A differenza dei governi liberali, non impiegherà mai l’Esercito per sparare su folle inermi.

La dittatura acquistò una veste legale, attraverso una serie di leggi che seguivano la solita strada: approvazione del Consiglio dei Ministri, approvazione delle Camere, firma del Re-Capo dello Stato. Le principali leggi furono: L. 24.XII.25 per le “attribuzioni e prerogative del Capo del governo”; L. 31.XII.25 sulla “censura della stampa”; l’istituzione del “podestà” di nomina in luogo del “sindaco” elettivo; L. 25.XI.26 “per la difesa dello Stato”, con la quale si rendeva illegale il dissenso, e che consentiva di privare della libertà personale in base al semplice sospetto, istituiva il confino di polizia e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, anche per non compromettere la magistratura nella lotta politica; L. 17.V.28, che mutava il sistema elettorale con lista unica (plebisciti).