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Autentiche pagine di valore scrissero i carabinieri in Tripolitania durante le estenuanti marce delle numerose colonne in ritirata, nel corso delle quali si prodigarono sino al supremo sacrificio ed accanto a loro gli zaptiè provarono in modo esemplare la loro fedeltà al nostro Paese.
Le forze italiane, ritiratesi sulle coste e circondatesi di valide difese, fecero venir meno la feroce rivolta araba. Nel 1916, in occasione della lotta per la difesa dell’oasi di Tripoli e della fascia costiera rimasta all’Italia, venne costituito uno Squadrone zaptiè di manovra. In Cirenaica, più tardi, si ebbe un analogo reparto. Tuttavia occorre dire che nella terra dei Senussi, Libia orientale, la rivolta degli indigeni non ebbe lo stesso carattere assunto in Tripolitania. La situazione rimase stazionaria fino al 1922, quando essi, forse profittando della condizione politica italiana, cercarono di liberarsi delle modeste forze del nostro Paese rimaste.

In Tripolitania, invece, nel 1917 erano riprese le attività militari delle nostre truppe in concomitanza delle pressioni turche e tedesche sui fronti europei. Alle operazioni, che si svolsero dappertutto, prese parte attiva lo Squadrone zaptiè di manovra, costituito con una forza organica di 140 uomini a cavallo. Lo Squadrone provvide anche ai servizi di sicurezza in marcia delle varie colonne continuamente in movimento.

Nel 1922 vennero decise ed attuate le grandi operazioni per la riconquista della Tripolitania. I primi militari che il 22 gennaio sbarcarono a Misurata furono i Carabinieri e ad essi spettò una parte molto importante nell’intero ciclo di operazioni, specialmente da parte dello Squadrone zaptiè, che nel 1921 era stato riorganizzato e portato alla massima efficienza organica addestrativa.

Particolare importanza ebbe, nella vita dello Squadrone, la carica a Sidi Bu Argub, nel 1923. Agli ordini del tenente Contadini sostenne brillantemente una carica contro una agguerrita massa di ribelli: la lotta cruenta fu vinta. Un ingente quantitativo di armi e munizioni fu rastrellato e 120 ribelli furono uccisi; lo Squadrone fu citato all’ordine del giorno delle truppe in Libia e l’ufficiale fu decorato della medaglia d’argento al valor militare. La ribellione intanto andò spegnendosi. Per i brillanti servizi resi dallo Squadrone zaptiè di manovra negli anni 1922 e 1923, venne concessa alla Bandiera dell’Arma la croce di guerra al valor militare.

Ma nel 1927-1928 divampò nuovamente in Tripolitania la rivolta contro le forze italiane, dalle cui truppe vennero condotte importanti operazioni militari, che culminarono con la dura e cruenta battaglia per la conquista dei pozzi e delle alture di Tagrift, alla quale partecipò uno dei due Nuclei Carabinieri Reali di Polizia. Per la Divisione della Tripolitania, che con i suoi Comandi territoriali e con lo Squadrone zaptiè aveva reso servizi incomparabili alla preparazione ed alla lotta, venne concessa altra croce di guerra al valor militare alla Bandiera dell’Arma, per il periodo 24 maggio 1924 - 25 marzo 1930.

Nel 1923 venne istituito anche in Cirenaica uno Squadrone zaptiè di manovra, che, come quello in Tripolitania, operò mirabilmente fra il 1923 e il 1924, mentre i carabinieri della Divisione di Bengasi partecipavano a tutte le operazioni militari condotte dalle truppe italiane. Lo Squadrone ebbe il battesimo del fuoco a Suaniel-Bedin il 19 gennaio 1924, distinguendosi in modo particolare durante il ciclo delle operazioni svolte sul Gebel Abid e nel gravoso, oltre che rischioso, servizio di polizia nella piana bengasina, dal 5 aprile al 24 giugno dello stesso anno. Anche per la Divisione della Cirenaica la Bandiera dell’Arma ebbe una ricompensa: la medaglia di bronzo al valor militare.

Il secondo ciclo delle operazioni fu essenzialmente militare in entrambe le regioni in cui era divisa la Libia e fu condotto con pugno di ferro dal generale Graziani. Si cominciò col disarmo generale, impresa senza precedenti, interamente devoluta all’Arma che fruttò 7.000 fucili e 250.000 cartucce.

La presa di Cufra (20-24 gennaio 1931) concluse la riconquista del Fezzan. I trasferimenti delle popolazioni, la difesa di queste e dagli attacchi dei ribelli, la custodia del bestiame richiesero ai carabinieri sacrifici enormi e gravi responsabilità. Né mancò in quelle contingenze straordinarie di movimento l’opera di assistenza sanitaria e di soccorso alla gente spesso colpita da epidemie o da necessità logistiche difficili.

A partire dal 1932 l’attività dell’Arma e l’ordinamento in tutta la colonia si adeguò con ritmo sempre più intenso alle nuove esigenze e alle nuove opere che si stavano compiendo ovunque. Nel 1936 le due Divisioni autonome di Tripoli e Bengasi cambiarono la loro denominazione rispettivamente in Gruppo Carabinieri Reali della Libia occidentale (Tripoli) e Gruppo Carabinieri Reali della Libia orientale (Bengasi).

PLEBISCITO DELLA SAAR. Nel 1919, col trattato di Versailles, erano state restituite alla Francia l’Alsazia e la Lorena, ma per il bacino minerario della Saar, provincia di grande comunicazione posta fra la Lorena, la Champagne, la Renania e il Palatino, che la Francia pure reclamava, si era giunti ad un compromesso: la regione sarebbe stata per 15 anni governata dalla Francia; alla scadenza, con un plebiscito fra la popolazione si sarebbe liberamente deciso se unirsi alla Germania o restare con la Francia.

Approssimandosi la scadenza, la Società delle Nazioni dispose per l’assolvimento del particolare compito, onde permettere lo svolgimento della consultazione sotto la sua egida. Venne stabilita la costituzione di un Corpo militare multinazionale, che prese il nome di Saarforce, composto da 3.300 uomini: 1.500 inglesi, 1.300 italiani, 250 svedesi, 250 olandesi, al comando di un generale britannico.

Il contingente italiano, comandato dal generale di brigata Sebastiano Visconti Prasca, venne formato da: un Reggimento di Granatieri su due Battaglioni; uno Squadrone del 19° Reggimento Cavalleria Guide (carri veloci) e un Battaglione di formazione dell’Arma. Quest’ultimo fu costituito su: un Comando di Battaglione (4 ufficiali, 5 sottufficiali e 6 carabinieri); 3 Compagnie, ciascuna su 3 Plotoni, per complessivi 4 ufficiali, 16 sottufficiali e 90 carabinieri; con un tenente medico, un tenente di amministrazione; un autocarro, due motociclette e una autovettura; con una forza complessiva di 17 ufficiali, 53 sottufficiali e 280 carabinieri agli ordini del tenente colonnello Emilio Peano.

Fra il dicembre 1934 e il marzo 1935 nella zona della Saar, per la presenza di truppe internazionali in servizio di polizia, ebbe a verificarsi uno dei nuovi esperimenti di polizia militare a fini di pace costituito dalla Società delle Nazioni (nell’isola di Creta nel 1896 vi era stata una analoga sperimentazione).

Il Battaglione Carabinieri partì da Roma il 20 dicembre 1934, giungendo a Sulzbach, località vicina alla capitale (Saarbruchen), il 22 dicembre. Dopo una serie di servizi di rappresentanza e di preparazione, oltre a quelli ordinari di presidio, i servizi relativi allo svolgimento delle votazioni ebbero luogo nei giorni 13, 14 e 15 gennaio 1935. Il Battaglione Carabinieri ebbe assegnati alla sua vigilanza 81 seggi, ripartiti in quattro distinte località; ultimate le operazioni di voto provvide al ritiro delle urne e alla loro scorta, con autocolonne e treni speciali, sino a Saarbruchen. Le operazioni si svolsero senza incidenti e con una disciplina ed una perfetta sincronia di movimenti che ne assicurarono il successo.

Che nella regione fosse stata utile la presenza del Corpo Internazionale fu rilevato dopo la votazione, quando, passato il primo momento del tranquillo entusiasmo, col passare dei giorni si ebbero a segnalare parecchi episodi di intolleranza contro gli sconfitti nel plebiscito, sia separatisti che filofrancesi. La Saar scelse l’unione alla Germania.

Nel corso della permanenza del contingente nella Saar i Carabinieri, ovunque operarono, si affermarono come «tutori naturali ed eccellenti dell’ordine pubblico». La dignità, la compostezza e l’ordine con i quali essi, come le altre truppe, assolsero il mandato, furono apprezzati dalla popolazione e dallo stesso generale Visconti Prasca che, all’indomani delle votazioni, si recò in visita al Battaglione Carabinieri per esprimere il proprio compiacimento «per l’elevato spirito e la pronta adattabilità ad ogni esigenza». Ma soprattutto la stampa francese e quella tedesca, nell’esaltare il perfetto assolvimento del compito da parte della Saarforce, sottolineavano il comportamento irreprensibile dei Carabinieri. Tali notizie, riprese dalla stampa italiana, suscitarono il vivo apprezzamento delle autorità.

In data 26 febbraio 1935 il Battaglione Carabinierida lasciò Sulzbach. Dopo alcune tappe in territorio francese per visitare i luoghi della Grande Guerra e dopo una sosta a Parigi, il 10 marzo rientrò in patria e il 6 aprile, nella Caserma Macao di Roma, ricevette il saluto del Re e delle massime autorità dello Stato.

Arnaldo Grilli