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Le armi delle Campagne per l'Indipendenza: I revolver della campagna contro il brigantaggio (1860 - 1870)

Pistola revolver da Carabiniere Reale modello 1861. Fu la prima arma adottata per essere portata al fianco e non alla fonda e in unico esemplare.
Nell'800 la concezione degli armamenti individuali presso gli eserciti europei vedeva la pistola relegata ad un posto secondario, ausiliario, quasi l'"estrema ratio" rispetto alle armi per eccellenza, quelle lunghe da fuoco e quelle bianche da punta e taglio. Facevano eccezione a tale regola i Carabinieri, com'è facile intuire, per via del loro diverso e complesso impiego operativo sia in pace che in guerra.

A metà del secolo scorso si pose pertanto il problema di adeguarne le dotazioni ai recenti sviluppi della tecnica armiera, che vedevano le pistole monocolpo ad avancarica decisamente superate da quelle a rotazione.

In particolare si andavano brillantemente affermando i revolver a retrocarica francesi dell'armaiolo Lefaucheux, che utilizzavano cartucce "a spillo" ideate dall'armaiolo parigino Houiller nel 1846, sfruttando un singolare tipo di accensione. La cartuccia infatti constava del proiettile di piombo e del bossolo di rame (altra importante novità), alla cui estremità posteriore, perpendicolarmente al fondello, era inserita una spina d'ottone, che da una parte sporgeva di qualche millimetro all'esterno del bossolo, dall'altra, acuminata, sfiorava una capsula d'innesco posta internamente, in un alloggio di cartone pressato, a contatto con la polvere nera della carica di lancio.

Lo sparo avveniva quindi con questa sequenza: inserite le cartucce nella camera in modo che i relativi spilli sporgessero dalle apposite tacche praticate sul tamburo, si alzava il cane in posizione d'armamento, poi, premendo il grilletto, lo si svincolava causandone l'abbattimento sullo spillo della cartuccia, e questo, percuotendo la capsula d'innesco, provocava l'esplosione della carica.

Tale sistema presentava indubbiamente alcuni rilevanti difetti, ossia: delicatezza di trasporto delle cartucce per pericolo di esplosione fortuita, causata da urto accidentale dello spillo; poca maneggevolezza di caricamento dovuta alla giustapposizione degli spilli nelle tacche; penetrazione dell'umidità dal foro dello spillo sul bossolo.

Tuttavia a gravi inconvenienti corrispondevano notevoli pregi: cartuccia con elementi uniti in un solo insieme (proiettile, polvere e capsula); chiusura ermetica della cartuccia stessa tramite il fondello metallico, che favoriva un utilizzo più completo della pressione del gas; rapidità e volume di fuoco di gran lunga maggiore rispetto alle armi ad avancarica. Il Ministero della Guerra italiano si risolse dunque all'adozione del revolver tipo "Lefaucheux" per l'Arma dei Carabinieri Reali, ufficializzandolo con nota N.104 del 31 maggio 1861, della "Direzione generale delle Armi speciali - Divisione Tecnica d'artiglieria, Sezione Materiale", ed in particolare sancì:

"1. Ogni Carabiniere riceverà una pistola revolver invece delle due pistole M.1847 di cui è attualmente armato

2. Il modello di revolver adottato pei Carabinieri si è quello Lefaucheux già in uso presso la Reale Marina (Giornale Militare 1859, pag.453) con le varianti seguenti:
a) Accorciamento della canna di 40 millimetri;
b) Bacchetta disgiunta dall'arma.

3. Le modificazioni di cui al numero precedente si faranno solo alle pistole revolver di cui si commetterà in avvenire la fabbricazione, ritenendo quali esse si trovano quelle già confezionate di cui si farà acquisto per provvedere immediatamente alle esigenze di servizio.

4. I due modelli summenzionati si denomineranno pistola revolver da Carabinieri Reali, Mo.1861, e pistola revolver Mo. Lefaucheux secondo che saranno o no modificati nel senso sovraespresso".

In dettaglio l'arma era, come abbiamo visto, una pistola a rotazione ad incasellatura aperta, ossia la canna si raccordava al castello (il telaio che fa da supporto ai meccanismi) solo dalla parte inferiore, mancando la staffa superiore di giunzione propria dei moderni revolver. La canna rigata, calibro 10,9 mm., era incassata, dalla parte della culatta, nel "rinforzo", un supporto ad L il cui braccio corto, detto "coda", si fissava al guardamano costituendo il raccordo di cui si è detto sopra; sul rinforzo vi erano pure praticati i fori per la bacchetta che serviva da espulsore dei bossoli (solo nei modelli Lefaucheux e non nel Mo.'61), e per l'albero su cui ruotava il cilindro o tamburo. Quest'ultimo era camerato per sei cartucce e recava le relative tacche per la fuoriuscita degli spilli; si caricava facendolo ruotare in senso orario, in modo da portare ciascuna camera in corrispondenza di uno sportello basculante sito nella parte posteriore del castello, sul lato destro. Il cane aveva tre posizioni: abbattuto sul tamburo tra una camera e l'altra, nella posizione di normale trasporto; mezza monta, per svincolare il tamburo e consentire il caricamento dell'arma; completamente alzato, pronto per lo sparo. Questo tipo di revolver era ad azione singola, ossia il cane doveva essere armato manualmente di volta in volta ad ogni colpo.

Il 19 dicembre 1861 venne pubblicata sul Giornale Militare l'"Istruzione sulle pistole-revolver in uso presso i Carabinieri", nella quale, oltre alla nomenclatura delle armi ed alle istruzioni per l'uso e manutenzione, erano descritti i tre diversi modelli di revolver distribuiti ai militari dell'Arma, ossia:
"1.Pistola-revolver M°.1861
2.Pistola-revolver M°. Lefaucheux
3.Pistola-revolver M°. Lefaucheux corta.

Il primo differisce dagli altri per la dimensione d'alcune sue parti, e per la bacchetta che è disgiunta dall'arma... Il secondo differisce dal terzo nella maggiore lunghezza della canna, e nella bacchetta che è trattenuta nella sua guida da una vite, mentre che nel terzo è trattenuta da un dente della molletta di bacchetta".

In sostanza si trattava di tre derivazioni da uno stesso originario modello francese 1858 Lefaucheux, già in distribuzione alla Marina dal 1859, come abbiamo visto nel primo documento riportato. Il perché i Carabinieri avessero in dotazione tutti e tre i modelli potrebbe trovare spiegazione nell'ipotesi che originariamente, prima del M°.'61, vennero distribuiti i Lefaucheux direttamente commissionati in Francia per la Marina, in prosieguo, per uniformità con le disposizioni della nota N.104 del 31 maggio 1861, le canne degli esemplari di più recente acquisto vennero accorciate di 40 mm., donde deriva la pistola "Lefaucheux corta", cui vennero pure eseguite le modifiche al fermo della bacchetta.

Infine con circolare n.1966 del 1864 del Comitato dell'Arma (organo centrale corrispondente all'attuale Comando Generale), a firma del Luogotenente Generale Presidente Federico Costanzo Lovera di Maria, venne distribuito alle Legioni il modello di fondina adottato per le nuove pistole. Essa era in cuoio marrone e veniva indossata agganciandola al cinturino sul lato sinistro dei militari a piedi, sul destro di quelli a cavallo.

Il modello 1861, oltre che partecipare alla campagna contro il brigantaggio nel decennio 1860-1870, equipaggiò i Carabinieri che presero parte alla terza Guerra per l'Indipendenza.