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SUBACQUEI (CARABINIERI)

Intervento di Carabinieri Subacquei in una grotta marina per esigenze di poliziagiudiziaria (1973).Nel quadro delle prospettive aperte dagli uomini-rana durante il 2° conflitto mondiale, il Comando Generale dell'Arma avvertì subito l'utilità di disporre in proprio di operatori subacquei da impiegare al fine di soddisfare più compiutamente le molteplici esigenze del suo complesso servizio d'istituto. Genova e Napoli, le città cioè che potevano già vantare centri di addestramento idonei, furono scelte, nell'estate del 1953, per iniziare i Carabinieri alla nuova specialità. A fine agosto dello stesso anno, presso le Legioni dei due principali porti d'Italia, furono costituiti i primi due "Nuclei Carabinieri Subacquei".
In principio i militari, pur continuando ad essere impiegati nel normale servizio, venivano, di volta in volta, chiamati a prestare la loro opera non solo in operazioni di polizia giudiziaria che avessero comportato la ricerca ed il recupero  dal fondo del mare, dei laghi, dei fiumi, dei pozzi  di corpi di reato, cadaveri, armi ecc., ma anche in attività di soccorso in occasione di alluvioni e di allagamenti in genere.

Dopo due anni, il 1° agosto del 1955, i due Nuclei originari furono riuniti in unico Reparto dislocato a Genova.
Il rilevante rendimento fornito in ogni campo fin dall'inizio, gli unanimi riconoscimenti della stampa per le azioni svolto dai primi Subacquei dell'Arma e l'opportunità di assicurare loro sempre migliori possibilità di addestramento e di impiego, portarono dapprima allo svincolo dei Subacquei da ogni altra attività, nonché ad un loro graduale perfezionamento, e successivamente, nel 1964, ad una completa ristrutturazione dello speciale servizio.
Vennero così assegnati Nuclei Subacquei a ciascuna delle motovedette dell'Arma in attività presso le Legioni di Genova, Udine, Livorno, Napoli, Bari, Palermo e Messina, in modo da assicurarne una più immediata disponibilità e, di conseguenza, un più tempestivo intervento su tutto il territorio nazionale.
Anche il Posto Fisso sul Tevere ebbe quell'anno i suoi carabinieri-rana.
Al Nucleo di Genova, posto al Comando di un ufficiale qualificato, fu conferita nello stesso tempo la fisionomia di Centro di addestramento e di alimentazione dei personale occorrente per le motovedette.

Carabinieri Subacquei con la muta del 1972.Ulteriori modifiche ordinative, dettate dall'esperienza, conferirono al Centro stesso, un anno più tardi, una più funzionale struttura, e la denominazione di "Centro Carabinieri Subacquei".
I "Nuclei Carabinieri Subacquei" furono dislocati a Livorno, Trieste, Roma, Napoli, Taranto, Palermo e Messina ed imbarcati su mezzi nautici ivi esistenti. Il loro numero e la loro consistenza erano però destinati ad aumentare di pari passo con l'incremento della linea dei natanti dell'Arma (ora inquadrati nel Servizio Navale, istituito il 12 novembre 1969).
Nell'arco ormai quarantennale di vita della loro specializzazione, i Subacquei dell'Arma sono continuamente intervenuti nel campo della polizia giudiziaria, nel soccorso alle popolazioni e nella ricerca di persone e di cose scomparse.
Fra gli interventi più significativi basterà ricordare quello del dicembre 1959, in occasione del crollo della diga del Frejus: i Subacquei dell'Arma furono gli unici "sub" presenti; si immersero per giorni e giorni frugando e rimestando nella sterminata palude e nei laghi creati dalla valanga d'acqua, nella zona dello scalo ferroviario, recuperando corpi senza vita e valori.
Le alluvioni di Firenze nel 1966 e di Genova nel 1970 li videro ancora silenziosi ed instancabili protagonisti nel soccorso a persone in pericolo, nel recupero di oggetti preziosi, di materiale artistico, di documenti.

Nel novembre dei 1966, intervennero nel porto di Genova per chiudere una falla apertasi sotto la linea di galleggiamento della motonave "Lalla" battente bandiera panamense. Lo stesso mese, nel porto di Messina, localizzarono e raggiunsero, a 50 metri di profondità, lo scafo di un rimorchiatore, e dopo giorni di estenuanti ricerche riuscirono a recuperare il corpo del motorista che era rimasto imprigionato nella sala caldaie.
Nel febbraio del 1969, ritrovamenti archeologici di grande valore furono compiuti a Napoli, e nel settembre a Villa San Giovanni, dove fu recuperato il relitto di una antica nave greca.
Intervento di Carabinieri Subacquei in una grotta marina per esigenze di polizia giudiziaria (1973).
Molti membri dell'equipaggio del mercantile inglese "London Valour" sospinto da un fortunale, il 9 aprile 1970, contro la diga foranea del porto di Genova ed ivi affondato, debbono la vita all'intervento dei Carabinieri Subacquei, che oltre ogni limite, nella furia degli elementi, si prodigarono instancabilmente per soccorrere chi ancora poteva essere salvato.
E' poi da ricordare un'operazione portata a termine nel 1965 da due dei più "anziani" e provati subacquei dell'Arma, che ebbe una risonanza particolare: il recupero dello "Squalo Tigre", il cosiddetto sommergibile tascabile che, il 18 gennaio di quell'anno, nel corso di un'immersione dimostrativa nel Lago Maggiore, davanti a Locarno, si inabissò improvvisamente e scomparve con a bordo il suo pilota e un operatore della TV svizzera.

Operazione di recupero di materiale archeologico sul fondo marino.Dopo di allora, i subacquei dell'Arma si sono distinti allorché il 9 novembre 1971, in Livorno, sulle secche della Meloria, si inabissò un aereo militare "Hercules C/130" con a bordo 52 persone tra equipaggio e paracadutisti della Brigata Folgore. Nell'occasione essi riuscirono, con grande spirito di sacrificio, a restituire alle famiglie molte delle salme, ottenendo una Medaglia di Bronzo di Benemerenza Marinara.

Alla "specialità" sono state conferite numerose ricompense al valor civile; ma quella che più è vicina al cuore dei carabinieri dei reparti subacquei è la Medaglia d'Argento che suggella il sacrificio del loro collega carabiniere Pietro Pirisi, che il 1° luglio 1963 trovò la morte nelle acque gelide e vorticose del Piave, ove si era immerso per cercare il corpo di un soldato annegato.