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Non tutti sanno che...

PRIMA GUERRA MONDIALE (I Carabinieri nella - , 1915/1918)

Accampamento di Carabinieri sul Podgora alla vigilia dell'epica battaglia del 19 luglio 1915.Nel 1905 il Ministero della Guerra aveva stabilito che, in caso di mobilitazione, l'Arma dei Carabinieri avrebbe dovuto costituire un Reggimento articolato su tre Battaglioni di tre Compagnie ciascuno. Nel maggio 1915, nell'imminenza della mobilitazione generale, il Reggimento Carabinieri fu costituito su 9 Compagnie, fornite dalla Legione Allievi e dalle Legioni territoriali di Firenze, Ancona, Palermo, Bari e Napoli. La forza complessiva era di 65 ufficiali e di 2.500 tra sottufficiali e truppa, al comando del colonnello Antonio Vannugli. A questa unità si aggiunsero un Gruppo Squadroni, 257 Plotoni autonomi e 168 Sezioni, per un totale di 500 ufficiali e 19.816 sottufficiali e carabinieri. Il Reggimento ed il Gruppo Squadroni costituirono unità d'impiego, mentre le Sezioni e i Plotoni vennero assegnati, per servizi di Polizia Militare, al Comando Supremo, alla Intendenza Generale, ai Comandi e alle Intendenze d'Armata ed infine ad ogni Comando di Divisione di Fanteria e Cavalleria.

Presso quei reparti i Carabinieri agivano non solo nelle retrovie, ma anche nelle posizioni di prima linea, ai posti di medicazione, agli sbocchi dei camminamenti, nei punti di passaggio obbligato, lungo le strade e le direttrici di marcia delle truppe operanti. Questi erano i compiti loro assegnati, oltre a quelli di Arma combattente: esecuzione dei bandi per i militari e per le popolazioni civili, recapito di ordini, servizi di sicurezza in sosta ed in marcia, polizia giudiziaria per i reati militari e comuni, vigilanza sanitaria, assistenza ai feriti, ordine interno dei centri abitati, sicurezza delle comunicazioni, prevenzione e repressione dello spionaggio.

Il capitano Vittorio Bellipani sulla linea di fuoco di Monfalcone durante l'azione in cui cadde eroicamente (24 maggio 1917).I Carabinieri, comunque operanti nel corso della 1° Guerra Mondiale, si confermano all'altezza delle loro tradizioni, distinguendosi nelle battaglie dell'Isonzo, dei Carso, del Piave, sul Sabotino, sul San Michele ed in particolare nei combattimenti sulle pendici del Podgora. Nell'inseguire il nemico oltre l'Isonzo, unitamente a reparti di Cavalleria toccò ai due Squadroni Carabinieri addetti al Comando Supremo l'onore dì entrare per primi a Gorizia, il 9 agosto 1916. E ugualmente il 2 novembre 1918, circa 200 militari del Battaglione Carabinieri Mobilitato presso il Comando Supremo furono tra i primi a toccare il suolo di Trieste liberata. Il loro comandante, capitano Umberto Russo, fu addirittura il primo a sbarcare. L'ufficiale si trovava al seguito del generale Petitti di Roreto, designato quale Governatore di Trieste, che gli ordinò di avviare i contatti con il sindaco della città.

Durante il conflitto caddero 1.400 Carabinieri; i feriti furono 5.000. A reparti e singoli militari, operanti in Patria e all'estero, furono conferiti: 1 Croce dell'Ordine Militare di Savoia, 4 Medaglie d'Oro, 304 d'Argento, 831 di Bronzo, 801 Croci di Guerra e 200 Encomi Solenni, tutti al Valor Militare.

La battaglia dei Podgora

Podgora, luglio 1915. La tenda-comando del 3° Battaglione Carabinieri.Il Reggimento Carabinieri aveva preso corpo a Treviso tra il 22 ed il 28 maggio 1915, essendo in quei giorni confluite nella provincia veneta le varie unità destinate a comporlo. Inizialmente i Carabinieri vennero impiegati nel servizio di sicurezza e di difesa del Comando Supremo. Allorché questo si trasferì a Udine, anche il Reggimento Carabinieri si spostò in quella città, dove fu adibito, tra l'altro, al servizio di protezione esterna dell'abitato.

La sera del 4 luglio il Comando Supremo ordinò che il Comando del Reggimento con due Battaglioni, il 12° e il 3° partisse per Cormons, per mettersi agli ordini del Comando del VI Corpo d'Armata (2^ Armata). La mattina del 5 il Comando di Reggimento con la Bandiera dell'Arma, la Banda e due Battaglioni (forza 43 ufficiali e 1.560 fra sottufficiali e truppa) partì da Udine, per ferrovia, in due successivi scaglioni. Nelle prime ore del pomeriggio i due Battaglioni giunsero a Cormons, donde vennero diretti a piedi verso il fronte del Podgora.

Alle due unità era stato assegnato il compito di irrompere da un varco che le truppe della 2^ Armata avrebbero aperto sul fronte di Gorizia, penetrare per primi in quella città e costituire subito sbarramenti, posti di blocco, controlli e servizi vari di polizia per rastrellare prigionieri, sbandati e ribelli, prevenendo saccheggi ed altri reati.
Il reparto tuttavia non venne impiegato subito; il Comando dell'11^ Divisione, cui i Carabinieri erano stati assegnati, dette loro ordine di attestarsi in località Bosc.
La notte dal 5 al 6 luglio venne passata all'addiaccio sotto una pioggia battente. Alle ore 21 del 6 luglio i due Battaglioni, meno la Banda e il carreggio, che rimasero a Villa Blanchis, partirono con la Bandiera per raggiungere le trincee fronteggianti la quota 240 del Podgora, dove, dopo una marcia assai disturbata dal fuoco nemico, giunsero alle 3,15 del 7 luglio. Ivi dettero il cambio al 36° Reggimento Fanteria, passando agli ordini del Comando della Brigata «Pistoia». Così la posizione, fino a quel momento tenuta da una forza quasi doppia, venne ad essere presidiata dai 30 ufficiali e dai 1.399 carabinieri che costituivano i due Battaglioni.

La posizione di Lora Podgora, occupata dai militari dell'Arma, si divideva in due settori. Quello di destra, che Eronteggiava la quota 240, in collegamento con la sinistra dei 12^ Reggimento Fanteria, si estendeva per circa 200 metri fino a un vallone perpendicolare al fronte; quello di sinistra partiva da quel vallone e si estendeva per altri 200 metri circa, fino alla posizione occupata dal 1° Reggimento Fanteria. Il settore di destra aveva due linee di trincee coperte, la prima distante poco più di 150 metri dai ricoveri austriaci, la seconda circa 50 metri più indietro. Il settore di sinistra aveva invece una sola trincea, scoperta. La truppa non trincerata era distribuita a tergo, in ripari di circostanza scavati in modo irregolare nel terreno boscoso. Tutta la zona era nettamente dominata dal tiro della fucileria e delle numerose mitragliatrici nemiche, nonché delle artiglierie austriache postate oltre l'Isonzo, sul San Gabriele, sul San Daniele e sul Monte Santo. I due Battaglioni Carabinieri disponevano sul fronte di un solo pezzo someggiato e di altre due batterie da 75 mm. postate indietro, in corrispondenza di ciascuna delle ali. Sul posto era rimasta, addetta al Reggimento, una Sezione mitragliatrici del 36' Fanteria.

Trinceramenti di Carabinieri sul fronte della 1^ Guerra Mondiale.La situazione, per sé stessa difficile, era resa ancor più gravosa dalla scarsità d'acqua; una sola, povera sorgente si trovava nel settore occupato dal 12° Fanteria.
I militari dei Reggimento Carabinieri si attestarono dunque sulle posizioni loro assegnate, iniziando i lavori di fortificazione e di collegamento fra le trincee, che si protrassero sino al 18 luglio fra ogni sorta di difficoltà create dalle asperità del terreno, dal trasporto dei materiali e dall'incessante attività di disturbo delle batterie nemiche, che provocavano numerosi danni ai camminamenti. In particolare, durante la notte dei 16 luglio, le nostre trincee vennero letteralmente sconvolte dai bombardamenti austriaci e diversi carabinieri restarono feriti.
Purtroppo a causa delle malattie generate dall'ambiente malsano e per azioni di fuoco del nemico, le perdite del Reggimento salirono, alla data del 18 luglio, a 7 morti e a 36 feriti.

Quel giorno, dovendo il VI Corpo d'Armata coadiuvare con azione dimostrativa la 3^ Armata nell'attacco sul Carso, i Carabinieri ricevettero dal comandante della Brigata "Pistoia" l'ordine di predisporsi all'assalto. L'ordine stabiliva, tra l'altro, che alle ore 6,30 dello stesso giorno 18 un plotone misto di Carabinieri e Zappatori dei Genio effettuasse una sortita per aprire dei varchi nei reticolati nemici. Il Reggimento doveva invece tenersi pronto a respingere eventuali contrattacchi.

Il plotone, composto da 10 carabinieri e 10 genieri, all'ora stabilita effettuò la sortita con esito favorevole, riuscendo a collocare tra i trinceramenti nemici nove tubi di gelatina, che fecero saltare una decina di metri di reticolato.
Successivamente il Comando di Brigata ordinò che per le ore 13 fosse compiuta un'ulteriore azione distruttiva contro i reticolati austriaci. Una nuova squadra di carabinieri volontari, al comando d'un vice brigadiere, riuscì abilmente a tagliare con le cesoie parte del reticolato, aprendovi un varco e rientrando incolume. Alle ore 19,15, cessata l'azione dimostrativa da parte del VI Corpo d'Armata, furono riprese le posizioni di partenza.

Trinceramenti di Carabinieri sul fronte della 1^ Guerra Mondiale.Il giorno 19, il Reggimento dovette assecondare l'avanzata del 12° Fanteria e, successivamente, ebbe l'ordine di procedere, alle ore 11, all'assalto della quota 240, previa una breve preparazione con tiri di artiglieria.
Quaranta minuti prima dell'ora fissata per l'azione, una batteria da 75 mm. iniziò il tiro a granata, battendo la quota e le trincee nemiche di sinistra, dove erano postate alcune mitragliatrici. Alle 10,45 un drappello di zappatori ed esploratori uscì dalle trincee e avanzò per riconoscere il terreno antistante e rimuovere eventuali ostacoli a completamento dell'opera compiuta durante la notte da ardite pattuglie, che avevano fatto brillare tubi di gelatina, per aprire altri varchi nel reticolato nemico. Il III Battaglione, comandato dal tenente colonnello Teodoro Pranzetti (v.), dispose le sue tre Compagnie, la settima, l'ottava e la nona, su tre successivi allineamenti, lungo la trincea di prima linea, tenuta durante la notte dall'ottava, e immediatamente a tergo. Il 2° Battaglione, comandato dal maggiore Italo Franchi, con le sue Compagnie, la quarta, la quinta e la sesta, nonché una Compagnia dei 36° Fanteria lasciata a disposizione dei Reggimento, venne schierato parte in appoggio del fianco sinistro del 3° Battaglione e parte in riserva, a disposizione del Comando del Reggimento.
Alle ore 11 precise il colonnello Vannugli dette l'ordine di assalto. Al successivo comando "Alla baionetta" lanciato dal tenente colonnello Pranzetti, l'ottava Compagnia, al comando del capitano Giuseppe Vallaro, balzò immediatamente dalla trincea.

A 30 metri circa seguiva la settima al comando dei capitano Eugenio Losco, seguita, a sua volta, pure a circa 30 metri, dalla T al comando del capitano Carlo Lazari. Il nemico iniziò un violento fuoco di fucileria appoggiato dalle mitragliatrici e dall'artiglieria, che si rivelò particolarmente intenso sul fianco destro del Battaglione. La tempesta di fuoco, sempre crescente d'intensità, in qualche punto rallentò lo slancio della prima linea d'assalto (8^ Compagnia), e precisamente al centro. Il tenente Giuseppe Moscatelli, comandante del plotone di destra, e il sottotenente Raffaele Donato, comandante del plotone di sinistra, riuscirono tuttavia a proseguire nell'avanzata, approfittando anche dell'andamento del terreno che in parte li proteggeva. Il rallentamento verificatosi al centro della prima linea, in cui rimase ferito il comandante, capitano Vallaro, portò come conseguenza il parziale arresto della seconda linea (7^ Compagnia). Ma ben presto parte di questa, scavalcando brillantemente il reparto che la precedeva, riuscì a giungere fin sotto i reticolati austriaci. In questo movimento celere e ardito, cadde colpito in pieno il capitano Losco, esempio di serenità e cosciente coraggio, primo ufficiale dei Carabinieri che, durante la guerra 1915-1918, trovò gloriosa morte sul campo di battaglia.

La terza linea (9^ Compagnia) avanzò a sua volta, mentre il fuoco nemico diventava sempre più intenso, perdendo fin dal primo momento il comandante, capitano Lazari, che era rimasto gravemente ferito. Giunta a contatto dei militari frammischiati della settima e dell'ottava Compagnia, dovette anch'essa rallentare il movimento. Il tenente Francesco Mazzerelli che ne aveva assunto il comando, raccolse gli uomini della propria Compagnia e quelli sulla destra, il portò nuovamente all'assalto ed avanzò fino a pochi metri dai reticolati nemici, dove fu costretto, per gravi perdite, a fermarsi al riparo d'una piega del terreno, in attesa di rincalzi per proseguire l'assalto.

Lo slancio ed il coraggio dei Carabinieri non furono attenuati minimamente né dall'intensìtà del fuoco, né dalle gravi perdite, né dal formidabile apprestamento difensivo del nemico, sistemato in trincee di cemento resistenti al tiro di artiglieria e in gran parte defilate. I militari dell'Arma rimasero disciplinati, senza nessuna titubanza e senza il minimo sbandamento. Secondo gli ordini, l'assalto doveva essere condotto soltanto alla baionetta, senza l'uso del fuoco. E nemmeno un colpo partì dai fucili dei Carabinieri, durante tutta l'azione.

L'ultimo, sia pur breve tratto di terreno sotto le trincee austriache si ergeva ripido e scosceso come una muraglia, difeso da più ordini di reticolati, contro cui scarsa efficacia avevano avuto il fuoco della nostra artiglieria e il brillamento dei tubi di gelatina. Verso le ore 13 il comando del Reggimento, valutando tali difficoltà, fece entrare in azione il 2° Battaglione, con le sue Compagnie quarta e quinta, mentre la sesta rimase di riserva con la Bandiera. Ma il fuoco nemico, ancor più intensificato, non permise che a pochissimi uomini di arrivare fino alla posizione tenuta dai superstiti dei 3° Battaglione. Tutti gli altri vennero inesorabilmente falciati. Fra i primi a restare gravemente feriti furono i tenenti Gustavo De Dominicis e Giulio Ciuffoletti.

Intanto gli austriaci, che erano stati attaccati sulla sinistra dal Reggimento Carabinieri e dal 1° Reggimento Fanteria e in un primo tempo ricacciati, erano riusciti a contrattaccare a loro volta portando una mitragliatrice in una posizione da cui potevano battere alle spalle i Carabinieri che avanzavano verso quota 240, causando loro nuove perdite.
Alle ore 15, e cioè dopo 4 ore, durante le quali i militari dell'Arma avevano mantenuto il terreno conquistato sotto l'infuriare del fuoco nemico, senza dare il minimo segno di sgomento, in considerazione delle continue perdite, prodotte specialmente dal fuoco alle spalle, venne dato ordine di fermarsi e di consolidarsi sulle posizioni raggiunte, in modo da respingere un eventuale contrattacco nemico.

Il comando della Brigata "Pistoia", alle ore 15,5 "Vista l'ardita avanzata dei carabinieri e resosi conto delle difficoltà incontrate" (così si legge in un dispaccio del comandante della Brigata), mise a disposizione dei Reggimento tre Compagnie del 36° Fanteria, perché "si rinnovi l'assalto e sia vinta alfine la resistenza nemica". Alle ore 15,20 pervenne infatti, dal Comando dell'11^ Divisione, l'ordine di ripetere l'assalto dopo quaranta minuti. Ma allo scadere dell'ora fissata, visto l'esiguo numero dei superstiti e la necessità assoluta d'una ben più seria ed efficace preparazione di fuoco d'artiglieria, l'ordine fu revocato dal Comando del VI Corpo d'Armata e il Reggimento desistette dall'attacco.

Il combattimento costò al reparto 53 morti, 143 feriti e 10 dispersi tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri. Il comandante della Brigata "Pistoia" scrisse che l'attacco confermò il valore tradizionale dei Carabinieri, i quali "stettero saldi ed impavidi sotto la tempesta di piombo e ferro che imperversava da ogni parte". Il Duca d'Aosta, comandante della 3^ Armata, il 10 ottobre 1917, consegnando le decorazioni al valore ai Carabinieri della sua Armata, così ricordò quell'epica giornata: "Sul Podgora, nelle memorande giornate del luglio 1915, inquadrati in Reggimento, deste prova della più grande tenacia, rimanendo saldi e impavidi sotto la furibonda tempesta nemica di ferro e di fuoco, decimati, ma non fiaccati".

Per tale fatto d'arme furono concesse ad appartenenti al Reggimento Carabinieri 9 Medaglie d'Argento, 33 Medaglie di Bronzo e 13 Croci al Valor Militare.
Il 5 giugno 1920, per il complesso delle operazioni svolte dall'Arma nel corso della 1^ Guerra Mondiale, la Bandiera fu insignita della prima Medaglia d'Oro al Valor Militare#BandieraInsignitaprimaMOVM con questa motivazione: "Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla radiosa vittoria delle armi d'Italia".
La data del decreto venne scelta per celebrare l'anniversario della fondazione dell'Arma.