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MOTORIZZAZIONE DELL'ARMA

Formazione di mezzi del Battaglione della Legione Carabinieri di RomaA cavallo degli anni '20 e '30 l'Arma dei Carabinieri cominciò a disporre di un proprio parco motoristico, destinato a trasformare radicalmente i criteri operativi dell'attività d'Istituto. Pertanto ogni comando poté disporre di propri automezzi, dalle autoblindo alle motociclette con sidecar, che permisero interventi più rapidi sia nel settore della vigilanza, sia nel servizio di polizia giudiziaria.

Nel processo di motorizzazione dell'Arma, la motocicletta ebbe presto larga utilizzazione. Essa venne assegnata in dotazione all'Esercito Italiano, e quindi all'Arma dei Carabinieri, agli inizi del 1900. Nel febbraio del 1912 il Ministero della Guerra, con dispaccio n. 7886, autorizzò gli ufficiali dell'Arma a far uso della motocicletta per esigenze di servizio, subordinatamente alla loro capacità di guida. Nel 1915 il nostro Esercito era in possesso di 1.100 motomezzi e alla fine dei 1918 il loro numero salì a 9.000.
Inizialmente le macchine erano importate dall'estero, come la "Excelsior" e la motocarrozzetta "Indian"; prime motociclette italiane furono la "Frera" e la "Borgo". Nel dopoguerra l'industria nazionale si affermò in questo campo e fecero spicco anche le case "Bianche" , "Guzzi" e "Gilera".

Nel febbraio 1921 il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri diede disposizioni ai comandi territoriali circa la manutenzione e la lubrificazione dei motocicli di nuova distribuzione, ribadendo anche la necessità di avere la massima cura dei mezzi perché, essendo essi in gran parte provenienti dall'estero, erano costosissimi soprattutto per la mancanza di ricambi.
Un parco di ALfa Romeo Giulia Spider in attesa di entrare nel Servizio Radiomobile dell'Arma (1970).Nel periodo 1928 - 1936 l'Arma era in possesso di motociclette e motocarrozzette delle case "Excelsior", "Galloni", "Indian" "Guzzi" e "Frera". Nel 1931 iniziò la progressiva sostituzione delle motocarrozzette con le autovetture.
Durante il secondo conflitto mondiale risultavano in dotazione dell'Arma i seguenti tipi di motociclette: Bianchi 250, Bianchi 500, Gilera 250, Gilera 500, Benelli 250, Benelli 500, Guzzi 500, Guzzi Leggera e Sertum.

Dopo la 2^ Guerra Mondiale l'Arma dei Carabinieri adottò, in epoche successive, i seguenti motomezzi:
Moto Guzzi 500 Alce, Moto Guzzi 500 Superalce, Moto Gilera 500 Saturno, Moto Guzzi 250 Airone, Moto Guzzi 500 Falcone Sport e Turismo, Moto Guzzi Nuovo Falcone 500, Moto Guzzi 700 V7, Moto Guzzi 1000 Convert, Moto Guzzi V35, Moto Guzzi V 50, Moto Guzzi 850 T3.

Carabinieri motociclisti in parata durante la Festa della Repubblica (1971). Particolare sviluppo ebbe nel secondo dopoguerra la motorizzazione dell'Arma che nel cruciale anno 1945, disponeva di appena 466 autovetture e 929 motocicli. I nuovi delicati e gravosi compiti che incombevano sull'istituzione all'alba della ripresa nazionale determinarono una svolta epocale nel settore della motorizzazione, in funzione soprattutto della nascita, all'inizio degli anni '50, dei Nuclei Radiomobili, sperimentati inizialmente a Roma e Napoli, estesi poi a Milano ed a tutto il territorio nazionale. Dall'adozione dell'automezzo FIAT A.R. 51 si passò alle veloci Alfa Romeo, i cui modelli vennero utilizzati su larga scelti particolarmente per i servizi radio-comandati. Nel settore motociclistico vennero adottate inizialmente le Guzzi 500 Alce e Superalce, per giungere alle potenti 700 V7, 1000 Convert e 850 T3. Il parco rotabile dell'Arma si avviò così verso quella struttura che ne fa oggi, per completezza e per efficienza, uno dei suoi più importanti cardini operativi.