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Non tutti sanno che...

MONUMENTO NAZIONALE AL CARABINIERE IN TORINO

Torino, il Monumento nazionale al Carabiniere.Sul momento storico in cui nacque l'idea del Monumento al Carabiniere scrisse la signora I. Occella, Presidente dell'Istituto Nazionale per le Biblioteche dei Soldati, agli inizi del 1933:
" (...) Lo strascico di spasimi, di dolori lasciato dalla guerra si andava a poco a poco attenuando e nel Paese, come su fertile campo su cui la bufera abbia imperversato senza tuttavia poterne asportare tutto il limo fecondo, si iniziava lentamente un risveglio di spiriti, di coscienze, che portava il pensiero a ristudiare i gravi problemi del recente passato ed il cuore ad onorare gli eroi che si erano immolati per la salvezza della Patria. Si era tardato anche troppo a ricordarsi di tanta balda giovinezza votatasi alla morte per il bene di tutti! Era necessario che dal sangue versato sorgesse la voce a monito dei presenti e dei futuri: voce di riconoscenza e di esaltazione. E l'Italia fu tutta unita a commemorare, a glorificare il suo Esercito.
«Belle lapidi andavano man mano ornando caserme e scuole: Bersaglieri, Cavalleggeri Artiglieri avevano già Comitati attivi, entusiasti dell'opera intrapresa, quando S.A.R. la Principessa Laetitia fece notare che nessuno aveva ancora pensato ai Carabinieri Reali ( .. )"
.

La Signora Occella incoraggiata dalle parole dell'augusta signora si mise subito all'opera, favorita dalla riconoscente adesione dell'Arma, comandata allora dal Generale di Corpo d'Armata Giacomo Ponzio.
La scelta del sito in cui far sorgere il monumento cadde sul giardino esistente nei pressi del Palazzo Reale di Torino, dove da poco s'era aperto uno splendido passaggio per far comunicare piazza Castello - particolarmente legata all'onorevole comportamento tenuto nel 1821 dall'allora Corpo dei Carabinieri Reali - con i popolosi rioni di Porta Palazzo. A parte i criteri di ubicazione del Monumento, la capitale del Piemonte s'impose come località perché in Torino re Vittorio Emanuele I con Regie Patenti dei 13 luglio 1814 aveva istituito l'allora Corpo dei Carabinieri Reali.

Si erano intanto costituiti il Comitato d'Onore, sotto il patrocinio della Regina Margherita e della Principessa Laetitia, il Comitato centrale ed una Commissione esecutiva, cui spettava il compito di rivolgersi a tutti i Comuni d'Italia per raccogliere le adesioni.
A capo dei Comitato e della Commissione venne designato, previo suo pieno consenso, il tenente generale Carlo Petitti di Roreto, comandante dei Corpo d'Armata di Torino, il quale, per essere stato in precedenza Comandante Generale dell'Arma, ne conosceva l'anima, ne apprezzava il valore, ne condivideva la fede.
Egli nominò membri della Commissione Esecutiva, oltre la Signora Occella, il colonnello dei Carabinieri Reali nella riserva Francesco Mouren, tesoriere, ed il capitano dei Carabinieri in s.p.e. Ugo Siliprandi, segretario, ai quali si aggiunse più tardi Cesare Schiaparelli.

Da ultimo si pensò all'artista, e la scelta cadde sullo scultore Edoardo Rubino.
Avviate le relazioni con tutti i Prefetti, questi interessarono i Comuni e, là dove necessario, le Autorità militari. L'adesione dei cittadini fu plebiscitaria - più significativamente nelle tante oblazioni modeste degli indigenti - com'è dimostrato dagli atti deliberativi dei Municipi, che, raccolti in 93 volumi, si trovano ora custoditi presso il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri.

Vi parteciparono gli italiani d'America e delle Colonie, nonché la Repubblica di San Marino.
E siccome la somma raccolta si rivelò notevolmente superiore al fabbisogno dell'opera, il tenente generale Petitti determinò che con la cifra residua s'istituisse la "Fondazione del Monumento al Carabiniere Reale" destinata all'assegnazione di quattro premi annui ad altrettanti Carabinieri giudicati più degni (v. Fondazione del Monumento).

L'inaugurazione del Monumento ebbe luogo il 22 ottobre 1933.

Nonostante la giornata piovosa, una grande moltitudine di popolo si assiepava, sin dalle prime ore del mattino, nel piazzale e nei viali dei Giardini Reali, attorno al grande palco ove le autorità venivano accolte dal generale d'Armata senatore Gaetano Zoppi, succeduto al generale Petitti di Roreto quale Presidente del Comitato, e dal generale Enrico Asinari di San Marzano, Comandante Generale dell'Arma.
Attorno al palco erano presenti le rappresentanze dei 92 capoluoghi di provincia, quelle di tutte le Armi e delle Associazioni combattentistiche e migliaia di carabinieri in servizio ed in congedo, convenuti da ogni parte d'Italia per il raduno nazionale.
Presente, al posto d'onore, la lacera e gloriosa Bandiera dell'Arma, giunta appositamente da Roma, scortata dal comandante della Legione Allievi. Una particolare nota di colore era offerta da un nucleo di zaptiè libici ed eritrei.
Subito dopo l'arrivo del re Vittorio Emanuele III e dei principi del suo seguito, veniva fatto cadere il grande drappo bianco ed appariva il grande monumento, fra gli applausi entusiastici della folla.

Alla benedizione da parte del Cardinale Arcivescovo seguirono i discorsi dei generali Zoppi e Asinari di S. Marzano; prendeva infine la parola il conte Thaon di Revel, primo cittadino di Torino, il quale, nel ricevere in consegna il monumento, affermava che tutta la città, ove l'Arma era stata creata, era compresa del singolare onore fattole nel designarla custode dell'opera, eretta per ricordare attraverso i tempi le glorie dei Carabinieri, "la cui storia più che secolare, scritta tutta di eroismi e di abnegazione in difesa della Patria, del Diritto e della Legge, è, in guerra come in pace, una ininterrotta elevazione, una costante fulgida affermazione di virtù militari e civili".

Strutturalmente il Monumento si articola in tre parti: in basso: un lungo podio orizzontale con altorilievi incorporati che rievocano le tappe della Storia dell'Arma: la carica - la trincea - il terremoto - l'inondazione - il brigantaggio - l'epidemia; in alto: al punto estremo, la figura del Giuramento; al centro: la semplice statua del Carabiniere equilibrata tra l'elemento celebrativo e l'elemento illustrativo.
Sotto la statua del Carabiniere una lapide con epigrafe dettata da Paolo Boselli, già Presidente del Consiglio:

Lapide con epigrafe dettata da Paolo Boselli, già Presidente del Consiglio.

Gravemente danneggiato il 12 agosto del 1943 nel corso di un bombardamento aereo, il monumento risorse dopo la guerra e il 15 settembre 1948 venne restituito all'ammirazione degli italiani con una solenne cerimonia alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e di numerose autorità civili, militari e religiose.

"Realizzando, con slancio generoso, la resurrezione di questa opera - disse nel suo discorso il Comandante Generale dell'Arma, generale Fedele De Giorgis - Torino ha voluto riconfermare la sua simpatia ed il suo attaccamento ad una Istituzione che vi ebbe i natali ai primi albori del nostro Risorgimento".

Il generale De Giorgis volle anche ringraziare lo scultore Edoardo Rubino, presente alla cerimonia, per aver curato e diretto l'intero restauro, rinnovando alcuni elementi che erano andati perduti.

A nome del governo prese infine la parola l'on. Luigi Meda, affermando fra l'altro: "Se amore deve cementare la ricostruzione del nostro Paese è giusto che in questo edificio di fede e di speranze si inserisca la pietra di questo monumento, che rivede oggi il sole dopo l'umiliazione ed il dramma di una grave offesa di guerra. Risorge, questo monumento, ancor più glorificato dal contributo di valore e di sangue offerto dai Carabinieri nella lotta partigiana, risorge nella consacrazione di un rito, al quale è spiritualmente presente tutto il popolo italiano, al quale sono presenti in spirito tutti i Carabinieri, i morti ed i vivi, tutti uniti in una benedizione ed in una promessa: la benedizione di coloro che più non sono, la promessa dei Carabinieri e dei cittadini di difendere in ogni momento, contro qualsiasi offesa, il diritto e la libertà riconquistata".