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Non tutti sanno che...

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MONTAGNA (I CARABINIERI DELLA)

Carabinieri sciatori; in tuta mimetica da neve durante una gara combinata degli anni '60. I "Carabinieri della montagna" nacquero con l'Arma stessa, come i tradizionali reparti "a cavallo" e le unità "a piedi".
Infatti, quando nel lontano 1814 - nel quadro della ricostruzione dell'Armata Sarda - venne istituito il Corpo dei Carabinieri, il territorio del piccolo Stato sabaudo era costituito per il 70% della sua estensione da zone montane: comprendeva infatti, oltre al settore occidentale, anche la Savoia. Si impose quindi sin d'allora la necessità di assegnare alle centinaia di Stazioni dislocate sulle Alpi - primi avamposti a difesa dello Stato ed a protezione di quelle popolazioni - dei carabinieri in grado di agire nello specifico ambiente e capaci di sopportare i rigori del clima, nonché le fatiche delle lunghe perlustrazioni in terreni aspri e difficili.
A tale scopo, i militari, che dopo il periodo di addestramento dovevano essere destinati alle "Stazioni di montagna" venivano prescelti tra quelli nativi delle zone alpestri.

Agli stessi, quale materiale "speciale", venivano assegnate rudimentali racchette e distribuito un equipaggiamento che consentisse loro di affrontare le intemperie e di agire adeguatamente nei luoghi di media o di alta quota.
Molte Stazioni di montagna, per altro, erano dotate di cavalli, considerati il "mezzo" per eccellenza da impiegare nei servizi perlustrativi anche in quei luoghi. E fu proprio un carabiniere a cavallo, Cipriano Gabencel (v.), che il 20 dicembre 1830 portò in salvo una famiglia inglese sorpresa da una tempesta di neve mentre la carrozza che la trasportava era in pericolo di precipitare in un burrone del Moncenisio.
Le tappe che condussero all'unità d'Italia videro moltiplicarsi, con l'ampliamento del territorio nazionale, il numero dei "carabinieri della montagna" che furono così assegnati alle zone alpine e appenniniche a mano a mano acquisite al territorio dello Stato.
Il problema relativo ad una organica specializzazione nel settore fu risolto nel 1922, allorché il Comando Generale dell'Arma, allo scopo di adeguare la linea ordinativa ed operativa alle aumentate molteplici esigenze istituzionali, in funzione anche dei mezzi posti a disposizione dalla tecnica, istituì i quadri degli sciatori comprendente i carabinieri che erano stati particolarmente e specificamente addestrati.
Nel secondo dopoguerra, in seguito al notevole incremento dei turismo anche nelle zone montane, si accentuarono gli impegni operativi dei Carabinieri delle Stazioni alpine e appenniniche nelle operazioni di soccorso e di salvataggio.
In tale quadro, allo scopo di assicurare ai reparti operativi un contingente di sciatori e di rocciatori con cadenza annuale, venne costituita a Monte Bondone (Trento) una Scuola Alpina dell'Arma. Nel 1968 essa fu trasformata in "Centro Carabinieri Addestramento Alpino" con sede a Selva Val Gardena (Bolzano).
Dal "Centro" nascono tutti i "carabinieri della montagna" cioè gli sciatori, i rocciatori, gli addetti al soccorso alpino e le squadre antivalanga.

1. Carabinieri sciatori
Uno speciale mezzo per il trasporto, negli anni '30, dei 'Carabinieri sciatori' sulle piste di addestramento.I molteplici compiti assegnati ai carabinieri sciatori comportano una diversità della loro formazione. La capacità richiesta ai carabinieri che svolgono servizi di soccorso su terreni impervi e particolarmente difficili è infatti differente da quella richiesta ai carabinieri impiegati nei generici servizi di vigilanza in località turistiche invernali.
Tale esigenza viene soddisfatta mediante una progressione di corsi, attraverso i quali il principiante, può raggiungere una preparazione crescente, fino a conseguire, in relazione al grado di addestramento raggiunto e alle doti dimostrate, il titolo di "Istruttore di sci".
La linea tecnico-addestrativa progredisce con metodo e da un «corso formativo» si sviluppa attraverso un «corso integrativo e di abilitazione al servizio di soccorso sulle piste» e un «corso sciistico di qualificazione».
Con il "corso formativo" i principianti sono posti in grado di acquisire una solida preparazione di base. L'insegnamento viene svolto secondo la progressione adottata per tutte le scuole italiane di sci della Federazione Italiana Sport Invernali, e integrata da esercizi aventi caratteristiche specifiche di impiego in servizi di istituto.
Al "corso integrativo e di abilitazione al servizio di soccorso sulle piste" partecipano i carabinieri sciatori che si sono distinti durante lo svolgimento di quello "formativo" e comprende istruzioni di tecnica sciistica, istruzioni pratiche sul primo intervento in favore di infortunati e sull'uso dei mezzi per trasportare a valle gli stessi, nonché istruzioni teoriche di pronto soccorso svolte da un traumatologo.

In sostanza, in tale fase addestrativa vengono esaltate e affinate le nozioni tecnico-sciistiche e quelle di infortunistica, allo scopo di formare uno sciatore abile, sicuro di sé, in grado di percorrere qualsiasi pendio, ma soprattutto capace di agire con piena competenza in caso di infortuni, di intervenire per evitare ulteriori danni al ferito, di prestargli le prime cure ed accompagnarlo o trasportarlo al posto di pronto soccorso.

Al "corso sciistico di qualificazione", infine, svolto presso il "Centro" di Selva Val Gardena, vengono avviati i carabinieri sciatori che hanno dimostrato di aver acquisito quelle elevate capacità tecniche e didattiche necessarie per il conseguimento della qualifica di "Istruttore militare".

2. Carabinieri rocciatori
'Carabinieri rocciatori', nella divisa ordinaria di panno kaki, con tanto di bandoliera e moschetto.La formazione dei "carabinieri rocciatori" viene sviluppata con lo stesso metodo adottato per gli "sciatori". E' tuttavia particolare la selezione del personale.
Gli aspiranti sono vagliati con severità: devono possedere, oltre al complesso delle qualità che la specialità richiede, una particolare forza di volontà e di carattere, spirito di sacrificio e, soprattutto, un'innata predisposizione.
Vale ricordare a questo punto che quattro dei cinque appartenenti all'Arma che hanno partecipato alla "Spedizione Italiana Everest 1973" (v. Everest), avevano frequentato a suo tempo il "corso rocciatori".

L'addestramento viene articolato in due cicli: "fase roccia" e "fase ghiaccio". La prima serve a preparare il carabiniere alla resistenza, alle lunghe marce e, in palestra, ad iniziarlo alla "tecnica di arrampicata".
Allorché gli allievi hanno acquisito una preparazione di base e i necessari elementi utili ai fini della sicurezza, vengono ammessi alle prime cordate. Qui pongono in pratica le nozioni relative alla tecnica di attacco alla roccia apprese in palestra, con particolare riguardo al superamento delle placche, dei camini, dei diedri e delle fessure.

'Carabinieri rocciatori', nella divisa ordinaria di panno kaki, con tanto di bandoliera e moschetto.Al termine della "fase roccia" gli allievi sono abilitati alle funzioni di 1° di cordata.
La "fase ghiaccio" è caratterizzata da un addestramento che si discosta nettamente, in linea tecnica, dal ciclo addestrativo precedente; cambiano taluni mezzi di dotazione (chiodi a succhiello, ad U, martelli da ghiaccio) e ne compaiono altri (piccozza, ramponi). La preparazione si sviluppa, oltre che sul piano psicologico, sulla conoscenza dettagliata della neve, dei ghiacci, sul senso di equilibrio ed attraverso l'analisi istintiva delle caratteristiche delle zone su cui si avanza.
Particolare cura viene posta nell'addestrare gli allievi alla tecnica di arrampicata, agli esercizi di movimento di gruppo sul ghiaccio e, infine, al "soccorso su ghiaccio".
In montagna solitamente gli infortuni avvengono per la caduta nei crepacci. In linea prioritaria, perciò, il carabiniere deve conoscere perfettamente la tecnica di recupero.
Una volta abilitati, i carabinieri raggiungono le rispettive "squadre di soccorso alpino" per il successivo impiego. Alcuni di essi, i migliori, frequenteranno i corsi di qualificazione per divenire a loro volta istruttori.

3. Squadre antivalanga
Carabinieri rocciatori sulle pareti del gruppo del Pordoi nella divisa del 1973.La loro attività è duplice: prevenzione delle valanghe e soccorso ai travolti.
Molte Stazioni Carabinieri di montagna svolgono giornalmente tali compiti, inviando pattuglie di militari in località prestabilite e normalmente coperte da un abbondante strato di neve, per rilevare i dati necessari. Ma l'Arma non è presente soltanto nel settore della prevenzione. Essa agisce anche in quello della bonifica di zone a rischio di valanghe. In particolare, la squadra antivalanga del Centro Carabinieri Addestramento Alpino di Selva Val Gardena costituisce un valido organismo che svolge una intensa bonifica mediante esplosivi.

4. Squadre di soccorso alpino
Esse sono state istituite nelle località maggiormente frequentate da alpinisti per interventi immediati, sia isolatamente, sia in collaborazione con le stazioni di soccorso alpino del C.A.I., per la ricerca ed il recupero di incrodati, di dispersi o di infortunati in roccia.
Oltre al contributo tecnico, tali squadre, nell'ambito dell'attività di polizia giudiziaria, "portano" in località inaccessibili l'occhio del giudice, che può così ottenere dettagliati rapporti riguardanti situazioni di carattere vario. Inoltre, effettuano indagini e rilevamenti sul luogo che è stato teatro di avvenimenti.

5. Sezione sport invernali
La Sezione, costituita nel 1968, è inserita organicamente nel "Centro Carabinieri Addestramento Alpino". Essa riunisce gli uomini meglio dotati sotto il profilo fisico-atletico e soprattutto tecnico-agonistico (v. Centro Sportivo).
L'attività sportiva non è, comunque, fine a se stessa. Durante gli allenamenti e le competizioni gli atleti sperimentano l'impiego di nuovi materiali ed equipaggiamenti, contribuendo così a migliorare le dotazioni dei carabinieri delle Stazioni. Al di fuori delle competizioni agonistiche, essa si manifesta anche mediante imprese "autonome", come quella del carabiniere Valeruz Giovanni che da solo ha scalato in invernale la parete nord dei Gran Vernel (Marmolada), discendendone poi con gli sci e destando l'ammirazione di tutto l'ambiente alpinistico per aver superato difficoltà giudicate al limite delle possibilità umane.