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Non tutti sanno che...

MACEDONIA (Missione di Ufficiali dei Carabinieri in)

Ufficiali dei Carabinieri addetti all'organizzazione della Gendarmeria macedone, di cui vestivano l'uniforme.La storica regione della Macedonia appartenne totalmente dal 1430 ai Turchi ottomani, che l'avevano conquistata gradualmente, imponendosi alle comunità greche, bulgare e serbe che vi si erano stanziate. La decadenza dell'impero ottomano e la sconfitta delle sue truppe da parte dell'esercito russo portarono nel marzo 1870 al trattato di Santo Stefano, che, tranne Salonicco e la Calcidica, incluse la Macedonia nel nuovo stato bulgaro. Ma il Congresso di Berlino respinse quest'assetto, riportando così la Macedonia sotto il dominio ottomano.

Si accentuò di conseguenza assai pericolosamente per l'equilibrio della penisola balcanica la cosiddetta "questione macedone" che indusse le grandi Potenze (Austria, Gran Bretagna, Russia, Francia, Italia) ad intervenire anche con una Commissione internazionale per la riorganizzazione della Gendarmeria macedone.

Fu così che il Ministero della Guerra italiano emanò in data 2 gennaio 1904 la prima disposizione esecutiva concernente l'Arma dei Carabinieri:
"Aderendo alla richiesta del Governo Ottomano, il nostro Governo ha determinato che un ufficiale Generale italiano assuma il Comando della Gendarmeria Macedone. Il detto ufficiale Generale è stato scelto nella persona del Tenente Generale Degiorgis cav. Emilio, ora comandante la Divisione [militare] di Cagliari ed avrà a sua disposizione un ufficiale dell'Arma dei CC.RR., che è pure stato scelto nella persona del Capitano Caprini cav. Balduino.
Si prega codesto Comando di voler disporre di urgenza affinché detto Capitano raggiunga subito questa città, e si presenti direttamente al Ministero per essere messo agli ordini del generale cav. Degiorgis, avvertendolo che la partenza per la Macedonia dovrà poi aver luogo al più presto possibile
".

Da parte del Governo la scelta del tenente generale Emilio Degiorgis a Comandante della Gendarmeria macedone non poteva essere più felice. Quest'ufficiale generale aveva dato prova, soprattutto nel comando della importante Divisione militare di Cagliari, di non comuni doti di abilità e di fermezza.

Altrettanto felice fu la designazione del capitano dei Carabinieri Balduino Caprini per la missione macedone. L'ufficiale si era già distinto nella riorganizzazione della Gendarmeria cretese (v. Creta) per le sue elevate qualità militari e di carattere, che gli valsero, nella delicata situazione in cui era venuto a trovarsi, l'alta stima delle autorità militari e civili, italiane e straniere, di stanza nell'isola.

Nel maggio successivo il tenente colonnello dei Carabinieri Enrico Albera giunse a Salonicco per assumere la carica di "aggiunto militare presso la Commissione internazionale della Gendarmeria macedone" alla quale Gendarmeria il Ministero della Guerra destinò altri ufficiali dei Carabinieri nelle persone dei capitani Egidio Garrone, Carlo Cicognani, Rodolfò Ridolfi e del tenente Enrico Lodi.

Nel corso degli anni successivi ebbero luogo altre assegnazioni, così che nel giugno 1911 la dislocazione degli ufficiali dell'Arma in Macedonia (taluni di essi promossi nel frattempo al grado superiore) era la seguente: a Costantinopoli, il colonnello Albera, il capitano Ridolfi e il capitano Lodi; a Beirut, il maggiore Cicognani e il capitano Giovan Battista Carossini; a Saionicco, il capitano Garrone e il capitano Giuseppe Borgna (v.); a Smirne, il capitano Arcangelo Lauro; a Trebisonda, il tenente Erminio Mazza.
Al capitano Balduino Caprini, posto sin dall'inizio a disposizione del tenente generale Degiorgis, comandante la Gendarmeria macedone, già il 12 marzo 1904 era stato conferito da S.M. il Sultano il grado civile di Saniè Linif Mutamaiz, equiparato nella gerarchia militare a quello di colonnello.

Da un rapporto confidenziale del colonnello Albera, diretto nel giugno 1904 al proprio Comandante Generale, tenente generale Federico Pizzuti, si ricava quali fossero inizialmente le complesse difficoltà che ostacolavano l'azione degli ufficiali dell'Arma in Macedonia:
( .. ) "L'appoggio che noi abbiamo dalle autorità turche non è reale; mentre si dimostrano a noi ossequienti ed accondiscendenti, esse lavorano ad intralciare il cammino che porta alla nostra meta, ciò che d'altronde si comprende perfettamente, se si considera che le riforme segnano la loro fine.
Gli intrighi politici delle varie potenze creano ogni giorno imbarazzi, perché mirano a tutt'altro che ad una vera riorganizzazione della gendarmeria. La Russia e l'Austria fanno attiva propaganda d'invasione e di noi vorrebbero fare i loro agenti, tanto da pretendere che gli Aggiunti militari a loro facessero capo direttamente, senza il tramite del Generale Degiorgis, né quello dei rispettivi consolati.
Primo nostro compito si fu quello di formarsi un concetto del riparto territoriale e proporne le modificazioni, poi quello - tuttora in corso - dell'epurazione del personale ufficiali e truppa... Dopo ci interesseremo del servizio, altra impresa più che ardua, se si tiene conto che gli analfabeti sono innumerevoli fra i gendarmi ed i graduati e che non pochi illetterati sono fra gli ufficiali. Fu istituita qui una scuola, alla quale sono chiamati a riprese di una quarantina di uomini per volta... per la quale dovranno passare tutti gli attuali uomini di truppa che saranno ritenuti capaci di essere conservati nella gendarmeria...
Il gen. Degiorgis mi tenne qui appunto per avere al riguardo indicazioni. Questo passo sarà il più importante... Per il momento alla detta scuola è addetto il capitano Ridolfi ed un maggiore dell'esercito russo. In seguito bisognerà aumentare il numero degli ufficiali ed il gen. Degiorgis, che ama molto l'Arma nostra
[nel comando della Divisione M.re di Cagliari fu testimone dei tanti episodi di valore dei carabinieri nella lotta contro la criminalità] desidera che gli ufficiali stessi abbiano ad essere italiani e dei Carabinieri ( .. ).
... In conclusione, ritengo che se le riforme, anche nei rami della giustizia e nelle altre amministrazioni, cammineranno di pan . passo con quella a noi affidata si otterrà un risultato, se non completo, almeno soddisfacente, in un tempo lungo assai. Fidente in ciò, continuerà l'opera ma tranquillo e risoluto, augurandomi solo di avere salute e di sopportare questi disagi, queste privazioni d'ogni genere... Colonnello Albera ".

Il 7 dicembre 1905, a distanza di un anno e mezzo da tale rapporto, il colonnello Albera poté comunicare al Comando Generale che il Ministro della Guerra, in data 27 novembre e con il n. 6697 di prot. del Segretariato Generale, gli aveva fatto pervenire la seguente comunicazione:

"Questo Ministero già in varie occasioni ebbe ad esprimere alla S. V.
ed a tutti gli ufficiali incaricati della riorganizzazione della Gendarmeria macedone il suo compiacimento per l'opera delicata, difficile, meritoria ch'essi compiono in mezzo alle note, rilevanti difficoltà, guidati ognora da quegli altissimi sentimenti di abnegazione, di zelo, di disciplina che costituiscono doti precipue dei nostri ufficiali.
Ora, in seguito alle comunicazioni fattemi dal R. Ambasciatore a Costantinopoli, che vengono a confermarmi ancora una volta il giudizio altamente lusinghiero espresso dalle competenti autorità sulla accennata benemerita operosità, sono &io di poter nuovamente esprimere alla S. V. ed agli Ufficiali dipendenti quanto io apprezzi i loro perseveranti sforzi per raggiungere la meta e quanto compiacimento mi porga il constatare come ne sia apprezzato adeguatamente il valore e maggior decoro dell'esercito e del nome italiani
".

Lo scoppio della guerra italo-turca nel 1911 provocò il rimpatrio della Missione italiana.
Conclusasi la Guerra Mondiale con la vittoria dell'Italia e dei suoi alleati, riprese il ruolo del nostro Paese nei Balcani con il mandato specifico della organizzazione e del controllo della Gendarmeria ottomana.
Vennero però a mutare cariche e nomi dei protagonisti militari italiani: al tenente generale Degiorgis, riorganizzatore e comandante della Gendarmeria macedone, successe il maggiore generale Ernesto Mombelli quale comandante il Corpo italiano d'occupazione, ed al colonnello dei Carabinieri Enrico Albera, Aggiunto militare d'Italia, subentrò il colonnello dei Carabinieri Balduino Caprini (che dal 1904, con il grado di capitano, aveva affiancato l'opera del generale Degiorgis) con l'incarico di rappresentante italiano nella sotto-formazione interalleata di Gendarmeria composta dal generale Fillonneau, rappresentante francese e presidente, e dal tenente colonnello Spencer, rappresentante inglese.
Il Caprini dipendeva direttamente dall'Ambasciatore Maissa, Alto Commissario Italiano per il controllo della Polizia Ottomana, e ne trasmetteva le direttive al comandante del distaccamento.
Questo era pertanto indipendente dal Corpo Italiano d'Occupazione ivi stanziato agli ordini del maggiore generale Ernesto Mombelli, poiché per il servizio agiva su disposizioni dell'Ambasciatore, amministrativamente e disciplinarmente faceva capo alla Legione di Napoli.

La Missione ebbe termine tra la fine di settembre e la metà di ottobre del 1923.