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Non tutti sanno che...

CRIMEA (Partecipazione dei Carabinieri alla guerra di)

Gli accampamenti alleati in Crimea in una incisione dell'epoca.La guerra di Crimea (1854-1856) - cui prese parte nel 1855 il "Corpo di Spedizione Sardo in Oriente" - ebbe come causa principale la cosiddetta "questione d'Oriente", determinata dalla secolare aspirazione della Russia ad avere uno sbocco nel Mediterraneo. A tale aspirazione si opponevano le potenze occidentali, decise a contenere lo Stato Russo sulle rive del Mar Nero. Già nel 1828 il punto di attrito si era localizzato attorno alla Turchia, e la Russia aveva invaso le province ottomane dell'Armenia e della Tracia, desistendo da un'ulteriore espansione solo per il fermo atteggiamento dell'Inghilterra e della Francia. Nell'ottobre 1853, dinanzi all'occupazione russa dei principati di Moldavia e di Valacchia, la Turchia si vide costretta a dichiarare guerra alla Russia, subendo però il 30 novembre - dopo avere riportato una vittoria presso Viddino - la disfatta navale di Sinope. Spinte dalla gravità degli eventi, Francia ed Inghilterra decisero di agire: il 12 marzo 1854 firmarono l'alleanza con la Turchia ed il 27 successivo dichiararono guerra alla Russia, procedendo subito all'invio di truppe. Il Corpo di Spedizione alleato, forte di 52.000 uomini, sbarcò a Gallipoli e Scutari; tra il 14 e il 18 settembre sbarcò a Europataria (Crimea), allo scopo di cingere d'assedio la piazzaforte marittima di Sebastopoli, arsenale e deposito della flotta russa nel Mar Nero. Dopo avere occupato Balaklava, gli alleati iniziarono l'assedio di Sebastopoli il 9 ottobre.
Mentre il rigido inverno del 1854, tra falliti attacchi degli assedianti, infruttuose sortite degli assediati ed una micidiale epidemia di collera scoppiata fra le truppe, allontanava l'illusione degli Alleati che l'assedio di Sebastopoli sarebbe durato poche settimane, le cancellerie europee accentuavano un febbrile lavoro per assicurarsi una più favorevole situazione.

Gli accampamenti alleati in Crimea in una incisione dell'epoca.
La neutralità dell'Austria fece il gioco del Piemonte. Valendosi di una proposta inglese di partecipare alla guerra, Vittorio Emanuele II e Cavour, malgrado il rifiuto di Inghilterra e Francia di accettare clausole, neppure segrete, che le impegnassero ad atteggiamenti spiacenti all'Austria, decisero di aderire all'alleanza franco-anglo-turca.
Per il trattato del 26 gennaio 1855 e relative convenzioni, il Piemonte avrebbe mandato in Crimea 15.000 uomini e l'Inghilterra avrebbe finanziato la spedizione con un prestito. Era dunque una alleanza senza nessuna contropartita. Ma Cavour contava di far pagare il più caro possibile l'aiuto piemontese, ponendo sul tappeto, al tavolo dei vincitori, le rivendicazioni italiane nei confronti dell'impero austro-ungarico.

La battaglia della Cernaia (Crimea, 16-17 agosto 1855).Il 9 maggio 1855 il "Corpo di Spedizione Sardo in Oriente" forte di 18.058 uomini (1.038 ufficiali e 17.020 militari di truppa) ed ordinato su 1 Quartier Generale Principale, 2 Divisioni, 1 Brigata di riserva ed altre unità minori, sbarcò a Balaklava. I reparti piemontesi, comandati dal generale Alfonso La Marmora, si attestarono sulla destra dello schieramento alleato, impiantando il proprio accampamento dapprima a Karani e successivamente a Kadi Koi.
Il 25 maggio truppe inglesi e sarde occupavano le alture di Kamara, ove le seconde spostavano il loro campo.

In quei giorni le operazioni militari, che avevano avuto un rallentamento durante l'inverno, ripresero con nuovo vigore, anche perché erano stati avvertiti i segni di un'imminente offensiva russa.
Il 15 agosto il Quartier Generale piemontese ricevette un particolareggiato rapporto da quello francese, in cui era prospettato che un attacco verso le posizioni degli alleati avrebbe avuto luogo prima del 17 agosto lungo il fronte del fiume Cernaia. Questo fiume taglia praticamente la parte sud-ovest della Crimea, andando a sboccare nella rada di Sebastopoli. Le posizioni alleate formavano un fronte bastionato che dominava il vallone del corso d'acqua.

I piemontesi occupavano la destra dello schieramento, arroccati sul Monte Hasford; questo, il più alto della zona e della confluenza di valli e di strade, finiva con l'essere il punto chiave di tutta la posizione. Ben se n'era reso conto il generale La Marmora che l'aveva solidamente fortificato e rafforzato con la costituzione di un robusto avamposto al di là della Cernaia, su una altura detta "Zig-Zag".

Alle prime luci dell'alba dei 16 agosto 1855, un improvviso e furioso bombardamento veniva aperto sullo "Zig-Zag" mentre poco dopo una grossa colonna russa della forza di una Brigata attaccava decisamente l'altura presidiata da alcuni reparti sardi.
Si accese un combattimento furibondo: i russi volevano eliminare in pochi minuti quello che ritenevano solo un piccolo avamposto e incunearsi quindi di sorpresa fra lo schieramento alleato; ma i piemontesi restarono fermi al loro posto. Lo scontro, quasi tutto all'arma bianca, consentì alla II Divisione piemontese di schierarsi al di qua della Cernaia, sulle pendici basse dell'Hasford. La tenace resistenza dell'avamposto giovò soprattutto ai francesi, i quali ebbero modo di raggiungere le loro posizioni.

Esaurito il proprio compito oltre ogni ottimistica previsione, l'avamposto dello "Zig-Zag" ripiegò ordinatamente, sempre combattendo, su una seconda linea, detta "Roccia dei Piemontesi".
I russi, trovata nei sardi un'imprevista resistenza, si lanciarono a valanga sulle posizioni francesi del Fiediucine. Ma fallita la sorpresa, fallì anche l'offensiva: già alle prime ore della mattina, gli attaccanti si ritiravano, senza che i franco-piemontesi li inseguissero nel giusto timore che, trovando truppe nemiche fresche e pronte, si potessero invertire le parti. I sardi però, con un riuscito contrattacco, vollero riprendere almeno l'avamposto dello "Zig-Zag". Alle 15 la battaglia era finita.

Sui fronti bastonati dei monti Hasford e Fiediucine, ma più ancora sulla piccola altura dello "Zig-Zag" sia erano infrante le superstiti speranze moscovite di allentare la stretta mortale su Sebastopoli. L'8 settembre successivo, dopo aver subito il più massiccio bombardamento fino allora ricordato, la piazzaforte cadeva in mano degli alleati ponendo praticamente fine alla guerra.
La pace fu discussa nel Congresso di Parigi, il cui trattato finale (30 marzo 1856) garantì, fra l'altro, l'indipendenza e la integrità territoriale dell'impero turco.
Il risultato della guerra fu per il Piemonte duplice: uno militare, per essersi riscattato dall'onta che pesava sul suo Esercito dopo Novara, e uno, più importante, politico, non solo per aver scongiurato un avvicinamento dell'Austria alle due potenze occidentali, ma per essersi sostituito ad essa, rovesciando così nettamente la situazione: non più il Piemonte era isolato, ma l'Austria.

Il Corpo dei Carabinieri prese parte alla spedizione con un Distaccamento di 52 carabinieri articolato in un Comando Superiore Carabinieri, retto dal capitano Emanuele Trotti, un drappello a piedi ed uno a cavallo presso il Quartier Generale Principale ed un Comando Carabinieri, con un drappello a piedi, presso ciascuna delle due Divisioni.
Vennero in seguito istituiti anche un Distaccamento Carabinieri presso il Comando d'Armi di Costantinopoli e tre Stazioni rispettivamente a Jeni Koi, e Balaklava e a Costantinopoli.
Appena giunti in Crimea, i militari del Corpo furono impiegati nelle operazioni belliche e nei servizi di guida e scorta.

Non meno importanti i servizi di polizia giudiziaria svolti dai militari delle Stazioni di Costantinopoli, di Jeni Koi e di Balaklava. Nei 12 mesi della guerra furono nel complesso impiegati 5 ufficiali (il capitano Emanuele Trotti, comandante del Distaccamento; i luogotenenti Gaetano Picco e Carlo Ceva di Nuceto, comandanti rispettivamente i Carabinieri della 1a e della 2a divisione; il sottotenente Valentino Muratore, che il 9 gennaio 1856 sostituì il luogotenente Picco rientrato in patria a seguito di promozione) e 65 fra sottufficiali e carabinieri.

Numerosi furono i riconoscimenti delle autorità militari e consolari sia piemontesi che inglesi, francesi e turche per i servizi resi dai Carabinieri e per il coraggio e l'abnegazione da essi dimostrati in ogni circostanza. I Carabinieri si prodigarono infatti senza tregua anche nella infaticabile opera di soccorso ai colpiti dal colera, riaccesosi fra le truppe alleate tra gli ultimi di maggio ed i primi di giugno 1855, ed ebbero anch'essi due morti a causa della terribile malattia.

Fra i tanti documenti che attestano le particolari benemerenze acquisite dal Corpo durante la Guerra, va ricordata la lettera del 14 dicembre 1855 in cui il Ministero degli Affari Esteri, rivolgendosi a quello della Guerra, sottolineava: "... con particolare encomio il concorso che volenterosamente prestarono ogni qualvolta ne furono richiesti nell'interesse pubblico e privato, i Reali Carabinieri addetti al Comando d'Armi a Costantinopoli".

Il comandante d'Armi di Costantinopoli, colonnello Della Chiesa della Torre, nel riferire al Ministro della Guerra sui servizi di polizia alleati a Pera e a Galata, scriveva: "... mi è cosa soddisfacente di poter riferire all'Ill. ma S. V. che i nostri Carabinieri fecero arresti importanti e ne ebbero lodi sia dal nostro signor Ministro questa città che dalle autorità turche".
La circolare periodica del Comando Generale del Corpo d Carabinieri del novembre 1855, riportava la seguente Menzion Onorevole: "La notte del 9 precorso novembre... un cittadino Sardo era stato proditoriamente assalito pelle vie di Costantinopoli da malandrini, percosso e depredato d'ingente somma di denaro. L' ufficiale Comandante il distaccamento de' Carabinieri Reali in Costantinopoli spedì, addì 11 detto, sulle tracce degli aggressori, i Carabinieri Fagnani 2° Ercole e Dugone 1° Giuseppe. Questi due militari... saputosi come i grassatori si fossero rifugiati a Calluli, paese situato oltre il Bosforo e sulle coste d'Asia... affrettavansi a recarvisi in un battello, ma dovettero tosto ripartirne e riedere a Costantinopoli alla cui volta avevano pocanzi i malandrini da quelle spiagge salpato.

Giunti al suburbio di Galata s'avvennero finalmente in uno de' ricercati. Intimatogli l'arresto, il malandrino oppose la più disperata resistenza, ma prevalse al suo furore il coraggio e la fermezza dei due Carabinieri. Questa importante cattura con tanta tenacità di proposito ed intelligenza conseguita... valse a far apprezzare anche in quelle remote contrade l'operosità e l'interessamento di quest'Arma pel pubblico bene. Gli abitanti che n'ebbero conoscenza, il Regio Console ed il Reggio Ministro Plenipotenziario encomiarono altamente gli operanti e quest'ultimo si compiacque inoltre raccomandare in modo particolare Carabiniere Fagnani il quale fu perciò promosso al grado di Vicebrigadiere
".

Al termine del conflitto, il capitano Trotti fu insignito della Legion d'Onore francese e della Croce di Cavaliere dell'ordine di SS. Maurizio e Lazzaro "per militari benemerenze" e per aver operato "... nella giornata del 16 nel modo il più soddisfacente ed il più utile che desiderare si potesse pel buon esito della giornata stessa".

Inoltre furono complessivamente tributate ai singoli ufficiali, sottufficiali e carabinieri 4 Medaglie Militari francesi, 4 Medaglie Militari ottomane, 37 Medaglie di Crimea inglesi e 27 Medaglie sarde.