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Non tutti sanno che...

CAPPELLO DA CARABINIERE

Il primo cappello da carabiniere, adottato alla data di fondazione del Corpo.L'attuale - e tradizionale - copricapo popolarmente chiamato "lucerna" indossato dal militare dell'Arma con la Grande Uniforme e sul quale è infisso il caratteristico pennacchio rosso e turchino (rosso e bianco per i musicanti), ha origini lontane, che risalgono alla prima metà del XVIII sec., allorché venne introdotto l'uso del cappello per i militari in sostituzione del pesante ed ingombrante "morione", elmo tardo-rinascimentale ancora oggi in dotazione alle Guardie Svizzere pontificie, che lo indossano con la loro multicolore uniforme da parata detta "michelangiolesca".Cappello della grande montura da carabiniere del 1822.

Originariamente il copricapo, di feltro a larghe falde, aveva anche la funzione di riparare dal sole e dalla pioggia.
Tuttavia, questa indubbia comodità per il soldato era controbilanciata dalla ridotta visibilità a causa dell'ampiezza stessa delle falde, con gli effetti dannosi che si possono facilmente immaginare. "Schakot" dei Cavalleggeri di Sardegna (in servizio nell'isola con le attribuzioni dei carabinieri dal 1832 al 1853).Ne scaturirono, quindi, vari tentativi di accorciamenti o restringimenti (si pensi al cappello piumato con la falda rialzata alla D'Artagnan, dei Moschettieri francesi dell'epopea di Alessandro Dumas), che dettero risultati parziali o del tutto insoddisfacenti.

Venne infatti l'idea di piegare tutta la falda circolare, rialzandola e sagomandone i lati in modo da conservarne la funzione protettiva eliminando nel contempo la scarsa visibilità. Nacque così, alla fine dei '600, il "tricorno", le cui fortune immediate erano destinate a perdurare per tutto il secolo XVIII, sia in campo prettamente militare che in quello civile e persino nella moda femminile come, ad esempio, quello munito di "battuta" delle dame veneziane.Cappello di grande montura da carabiniere (1833).

All'inizio esso era appena abbozzato, con la piega delle falde poco più che accennata intorno alla calotta tronco-conica, poi via via più definito con punte molto arrotondate e bordi ornati da galloni generalmente d'oro o d'argento per gli ufficiali, gialli o bianchi per sottufficiali e truppa, di massima in accordo con il colore dei bottoni dell'abito (attuale giubba). Quasi contemporaneamente apparve sul lembo sinistro, in corrispondenza dell'occhio, un bottone od un fiocchetto di nastri detto "ruban", antesignano della coccarda.

Cappello di grande montura da carabiniere trombettiere (1833).Successivamente, pur mantenendo inalterata la foggia originaria, il "tricorno" subì alcune modifiche e perfezionamenti: le punte divennero dapprima acute, poi quella centrale ebbe una forma più corta e quasi dritta; la calotta assunse figura semisferica e fu rinforzata da una crociera interna di metallo per proteggere la stessa; al bottone o "ruban" venne sostituito un largo nastro di lana annodato a farfalla ed apparve la "ganza", fermaglio di gallone o cordone d'argento o d'oro posto sul fianco stesso e fissato con un bottone.

La "lucerna" delle Guerre risorgimentali. La coccarda tricolore venne adottata nel giugno del 1848.Tra la fine del '700 ed i primi dell'800 nacque la vera e propria coccarda ed il cappello divenne pressoché "bicorno", con le punte laterali molto pronunciate e basse e quella centrale appena accennata e dritta. Era il copricapo tipico degli eserciti della Rivoluzione Francese fino al Consolato, poi soppiantato dallo "shakò" svasato, ornato di cordoni e impennacchiato all'epoca dell'Impero.Feluca da generale in uso durante la campagna per l'indipendenza.
In tale periodo il cappello fu generalmente conservato dalle varie gendarmerie europee, ma con falde decisamente più alte, specialmente quella posteriore.
All'atto della Restaurazione esso continuò a contraddistinguere, nella maggior parte degli Stati italiani, i diversi corpi di polizia e, segnatamente, il piemontese "Corpo dei Carabinieri Reali" sin dalla sua istituzione avvenuta, com'è noto, con Regie Patenti del 13 luglio 1814.Feluca da ufficiale regolamentata nel 1864.

Il figurino della prima uniforme ci presenta un cappello quasi settecentesco, con angoli acuti, falde relativamente basse e il "ruban" turchino con "ganza" di gallone d'argento; tuttavia l'iconografia dell'epoca, anche quella ufficiale degli schizzi esplicativi annessi ai regolamenti, riportata il classico cappello a falde molto alte di stile napoleonico (anteriore circa cm. 16 e posteriore circa cm. 25) ornate con un gallone in seta nera, coccarda rotonda turchina e "ganza" metallica a squame.
Casco coloniale da ufficiale mod. 1899.Non è certo come questo cappello venisse calzato, almeno nei primi tempi.

In merito, le fonti sono contrastanti e, se il figurino originario ce lo mostra ben orizzontale con le ali dritte rispetto alla fronte, l' "Istruzione provvisoria elementare per il Corpo dei Carabinieri Reali" dei 1820 a pag. 1 sostiene che:
".. Il Carabiniere.. . avrà il cappello piazzato sulla testa in modo che non sia né troppo, né poco calcato in maniera che la coccarda e la ganza si trovino avanti, e nella direzione perpendicolare fra l'occhio e l'orecchio sinistro, i due angoli acuti del medesimo devono trovarsi orizzontali, ed il destro deve avanzare alquanto la spalla destra" [dunque obliquo rispetto alla fronte!]. Casco coloniale da carabiniere mod. 1899.Lo stesso documento precisava inoltre che, nell'incontrare i superiori, si salutava togliendosi il cappello con la mano destra ed appoggiandolo lungo il fianco con la parte anteriore verso l'interno, a contatto della gamba. Infine il primo "Regolamento Generale" (16 ottobre 1822), Capitolo II "Tenuta", al paragrafo 523, pag. 148, prescrive, " ... si dovrà sempre avere il cappello collocato orizzontalmente e di fronte, né mai di fianco o di traverso".

Per proteggere il copricapo dal cattivo tempo, veniva distribuita ai carabinieri un'apposita incerata di seta nera, mantenuta per tutta l'epoca risorgimentale e sino alla prima metà del '900.
Nel 1818 apparve per la prima volta l'ornamento di un pennacchio turchino di piume rase, stretto ed alto circa cm. 30, che si portava con la "Tenuta di Parata". Poco tempo dopo, nel 1822, il cappello di parata venne guarnito anche con un gallone d'argento ai bordi, diversamente da quello per le altre tenute, che continuò ad averlo in seta nera. La "ganza" era in platina d'argento con 78 scaglie, fissata con il solito bottone, pure d'argento, sulla coccarda turchina. Il soggolo, costituito da due nastri di seta nera, quando non era usato veniva nascosto sotto la calotta come del resto avviene anche adesso con quello in pelle della "lucerna".Casco da grande uniforme da ufficiale dei reparti coloniali (1911).

Il cappello degli ufficiali, allora come ora, aveva le punte ornate da nappe d'argento.
Con il "Regolamento per le divise degli Uffiziali e Bass'Uffiziali, Carabinieri ed Allievi" del 23 febbraio 1832 sparì il bordo d'argento, in compenso apparvero due accessori, oltre al soggolo di cuoio, destinati a divenire emblematici: la granata d'argento, d'oro per gli ufficiali, al posto del bottone sul "cappietto" - termine ancora in uso per indicare la "ganza" - e il pennacchio rosso e turchino. Quest'ultimo era in piume lunghe e ricadenti a "salice piangente" per gli ufficiali, in piume rase per gli altri militari, poco più corto dell'attuale.Feluca da grande uniforme per colonnello comandante con pennacchio e "aigrette" (1864).

Entrando nel pieno del Risorgimento diviene più difficile seguire l'evoluzione del cappello, che l'iconografia delle prime due Guerre d'Indipendenza (1848/1849 e 1859) raffigura più basso, quasi simile all'attuale, ma del quale non abbiamo un riferimento preciso nella documentazione ufficiale. Per esempio, sappiamo che l'odierna "feluca" degli ufficiali (così, forse impropriamente rispetto alla tradizione, è definito tale cappello sul Foglio d'Ordini n. 10 Esercito del 31 maggio 1975) inizia la sua apparizione con l'"Istruzione Generale" del 15 ottobre 1864, ma i figurini del tempo, opera dei famosi Pedrone, Gonin, Cenni ecc., ce la presentano addirittura dal 1833. Comunque i primi riscontri fotografici a partire dalla III Guerra d'Indipendenza (1866) ci mostrano effettivamente un cappello di foggia in tutto uguale all'attuale, fuorché nell'altezza che sembra ancora un poco maggiore e per il particolare della falda posteriore più dritta. Come e quando avvenne l'ultimo definitivo assestamento non è possibile rilevarlo neanche dalle circolari del Comando Generale, pur così prodighe di dettagli e prescrizioni in materia di uniformi.Cappello alla "boera" in dotazione ai reparti dei Carabinieri in Libia (1920).

Si può però affermare che i Comandanti dell'Arma esercitarono costantemente, soprattutto nel secolo scorso, severa vigilanza sull'uso del cappello nell'esecuzione del servizio d'istituto, com'è dimostrato, ad esempio, dalla seguente circolare diramata il 30 ottobre 1864 dal Comandante Generale (allora Presidente del Comitato) dell'Arma, luogotenente generale Federico Costanzo Lovera Di Maria, a tutti i comandi di Legione:Casco coloniale da ufficiale usato dai Carabinieri del R. Corpo Truppe Coloniali (1927).
"... Venne a questo Comitato da eminenti funzionari segnalato un abuso che pare esista in parecchie Stazioni, che si rechino cioè i Carabinieri anche di pieno giorno in servizio col berretto di fatica invece del CAPPELLO.
L'osservanza delle regole intorno alla montura è pel Corpo uno dei principali suoi doveri poiché oltre all'obbligo che hanno i suoi membri di mostrarsi esemplari in tutto, la stretta ordinanza nel vestire, coll'abito sempre agganciato alla goletta ed abbottonato il busto aumenta in essi il prestigio di quella forza morale a cui si devono i buoni risultati del loro servizio.

"Takia", copricapo degli "zaptie'" libici (carabinieri indigeni), adottato nel 1912.Il cappello poi è l'oggetto della montura il più caratteristico pel Carabiniere e non può essere tralasciato in servizio senza scapito di quel decoro e di quella imponenza da cui egli dev'essere circondato nell'esecuzione delle sue funzioni. Solo di notte tempo e nei servizi di Perlustrazione ed inseguimento di malviventi, quando però gli uomini debbono rientrare in residenza prima dello spuntare del giorno, può essere tollerato per maggior comodo ed anche per ragione di economia, l'uso del berretto, ma negli altri servizi ed anche nei suaccennati se si eseguiscono di giorno si deve sempre usare il cappello ...
".

Berretto dell'uniforme ordinaria da maresciallo (1907).Coperto dalla fodera in tela grigio-verde il cappello fu portato dai Carabinieri che presero parte alla 1a Guerra Mondiale - inquadrati nel Reggimento impiegato negli epici attacchi sul monte Podgora, nei plotoni autonomi, e nelle Sezioni - e che procurarono alla Bandiera dell'Arma la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare.

L'evoluzione che l'Arma ha subito a partire dalla fine della 1a Guerra Mondiale e l'adeguamento delle sue attribuzioni istituzionali alle mutate condizioni sociali, hanno determinato la creazione di nuove uniformi e quindi di nuovi copricapo.