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Non tutti sanno che...

 

ASSAB

1882, Carabinieri nella baia di Assab (Eritrea) a protezione dei traffici commerciali italiani con l'Oriente. Su richiesta dei Ministro degli Esteri Benedetto Cairoli venne disposto nell'anno 1882 lo sbarco ad Assab del maresciallo d'alloggio Enrico Cavedagni e dei carabinieri Albino Ghitta, Edoardo Piazzi e Pasquale Iervolino, con l'incarico di costituire una Stazione per la tutela dell'ordine nella piccola base commerciale che in quella baia l'Italia aveva stabilito già dal 1865.

Secondo la rigida prassi in vigore nella Madrepatria, all'indomani dello sbarco il maresciallo Cavedagni ed i suoi tre carabinieri, ad onta della torrida e afosa temperatura della zona, si presentarono in visita di dovere al Console Giovanni Bianchi, Commissario civile, in grande uniforme suscitando lo sbigottimento e l'ammirazione degli indigeni.

Intorno alle origini della presenza dell'Italia sul Mar Rosso si riporta il breve cenno storico, a firma Giorgio de Vecchi, comparso sul fascicolo di "Storia militare" del marzo-giugno 1969:

"Anche prima del 1869 i vari stati italiani avevano svolto una loro attività, almeno sulla sponda mediterranea dell'Africa, per la tutela degli interessi commerciali o per la difesa dalla pirateria barbaresca che vi aveva trovato le sue basi, ma non si era trattato ancora di affermazioni coloniali vere e proprie, come s'intendevano nei secoli precedenti a questo nostro, che segna la fine del colonialismo.

... L'Italia si era affacciata timidamente sul continente africano soltanto nel 1869, e non come stato sovrano che vi cercasse una sua affermazione, ma dietro lo schermo della privata "Società di Navigazione Raffaele Rubattino e C. " desiderosa di costituire nella baia dì Assab una base di rifornimento di carbone per le sue navi dirette verso l'Oceano Indiano sulla nuova rotta aperta dal taglio dell'istmo di Suez, inaugurato il 17 novembre 1869.

Le finalità privatistiche e limitate dell'impresa non erano tali da richiedere la costituzione di forze militari per difendere quella piccola base. La convenzione firmata il 15 nov. 1869 tra il professor Giuseppe Sapeto ed i " sultani che cedevano il possesso della baia alla «Rubattino" assicurava una pacifica convivenza con la popolazione locale ».

Ampliata dieci anni dopo la base attraverso una convenzione con altro sultano, si ravvisò la necessità che nel piccolo possedimento il mantenimento dell'ordine pubblico, vigilato in un primo tempo da un delegato di P.S. coadiuvato da un nucleo di guardie indigene, venisse affidato ad una Stazione di Carabinieri - quella, appunto, costituita dal maresciallo Cavedagni - alle cui dipendenze passarono le guardie indigene, che in seguito si trasformarono nei fedelissimi ausiliari dell'Arma chiamati Zaptiè.

Il 5 febbraio 1885, con i 100 marinai della nave "Castelfidardo" e gli 800 bersaglieri dei colonnello Saletta, sbarcò a Massaua un drappello di Carabinieri comandato dal tenente Antonio Amari di S. Adriano, che il 1° luglio 1887 passò a far parte della costituita Compagnia Carabinieri Reali d'Africa, avente inizialmente sede a Massaua.
Con lo sbarco del corpo di spedizione a Massaua, il Governo centrale, che aveva intanto riscattato il possedimento di Assab dalla Compagnia Rubattino, realizzò il proposito di unificare la propria azione nel Mar Rosso, resa necessaria non solamente da motivi politici (l'insurrezione mahdista nel Sudan, che minacciava le coste di quel mare), ma anche dalla esigenza di garantire la sicurezza nel territorio eritreo, compromessa dalla turbolenza dì bande ribelli che avevano ucciso alcuni pacifici esploratori italiani.

In data l' gennaio 1890 i possedimenti italiani del mar Rosso divennero Colonia Eritrea e da quel momento ebbe inizio la storia della Compagnia Carabinieri Reali d'Eritrea, che da circa tre anni operava come Compagnia Carabinieri Reali d'Africa, ma che divenne ufficialmente tale con R.D. 18 febbraio 1894 (v. Eritrea).
Occorre qui mettere in rilievo che il ciclo della presenza militare italìana in Africa - durata quasi ottant'anni - va considerato aperto e concluso con onore da due carabinieri:

  • il maresciallo Cavedagni, primo comandante la Stazione di Assab (1882);

  • il capitano Aldo Montini, che il 30 giugno 1960 ammainò il tricolore nella caserma Podgora di Mogadiscio, dov'era rimasto per completare, con altri due ufficiali ed un pugno di carabinieri, l'ordinamento della nuova polizia somala dopo che il 14 dicembre 1958 il ten. colonnello dei Carabinieri Alfredo Arnera aveva ceduto al ten. colonnello somalo Moliamed Abscir Mussa il comando del Corpo di Polizia, inquadrato da ufficiali somali addestrati nelle Scuole dell'Arma.