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I tre porcellini

I Tre Porcellini

Tre porcellini, belli, grassi, graziosissimi, vivevano felici in un grande prato davanti al bosco. Si chiamavano Gimmy, Tommy e Timmy. Essendo fratelli, si volevano tutto il bene del mondo, e anche di più.

Ma Gimmy, il primogenito, aveva molto più giudizio degli altri due che, approfittando della loro minore età, lasciavano a lui i lavori più pesanti, preoccupati solo di divertirsi dal mattino alla sera.

Gimmy, benevolmente, li ammoniva: "Bisogna pensare a crescere. A crescere bene. Non si può correre tutto il giorno dietro alle farfalle. Cercate di rendervi utili, e che diamine!".

"Ma ci sei già tu a preoccuparti anche per noi", gli rispondeva Tommy.

Timmy la metteva un po' sul ridere: "A che serve fare tante fatiche? È molto più divertente guardare il mondo, che è così bello".

In effetti il mondo là attorno era bellissimo. Essendo estate, la Natura dava il meglio di sé: sbocciavano infiniti fiori di ogni colore, il verde degli alberi era smagliante come se vi avesse passato il pennello un pittore. In tanta meraviglia, Tommy e Timmy chiamavano a raccolta i loro piccoli amici che vivevano nel bosco e con essi trascorrevano ore e ore a rincorrersi, a dondolarsi a pancia in su, a divertirsi.

Un giorno il saggio Gimmy prese da parte i suoi fratellini e tenne loro questo discorsetto.

"Fratelli miei, l'estate non dura in eterno. Adesso, è vero, non corriamo pericoli. Il nostro terribile nemico, Lupo Famelico, se ne sta in montagna a cacciare la selvaggina...".

"E allora?", lo interruppero a una voce Timmy e Tommy. "Di cosa mai dovremmo preoccuparci?".

I Tre Porcellini - Gimmy mette in guardia gli altri porcellini dal lupo cattivo"Bisogna preoccuparsi dell'inverno", riprese Gimmy, "di quando Lupo Famelico scenderà dalle montagne e tornerà nel bosco a cercare il cibo".

"Ci pensa Gufo Gedeone ad avvertirci, non appena avvista il lupo".

"Ma allora è già tardi. Perciò", e Gimmy agitava il dito indice per risultare convincente come il loro vecchio maestro, "perciò dobbiamo pensare a costruirci una casa per ripararci, per difenderci. Noi non l'abbiamo ancora una casa. Su, fratellini, diamoci da fare".

"Io me la costruirò in due ore, la casa", disse Timmy, "mi basterà una capanna di frasche, ci starò benissimo".

"E io me la costruirò di legno", precisò Tommy. "Una casetta di legno è quello che ci vuole, per l'inverno".

Gimmy scosse il capo, sconsolato che i suoi fratellini fossero tanto incoscienti, tanto faciloni.

"La mia casa sarà in muratura. Bella solida, con i suoi mattoni rossi, un bel camino con la sua cappa, una finestra per guardare fuori. Certo, ci vuole del tempo per costruire una casa così. Se voi mi aiutaste, ci riusciremmo più in fretta. E potremmo farcela grande abbastanza per starci comodi tutti e tre".

Ebbe un bel ripetersi, e poi ancora ripetersi, Gimmy. I suoi fratelli risposero che, per loro, sarebbe bastata la casa che avevano in mente. E seguitarono a giocare.

Ma se qualcuno, a questo punto, pensasse che Timmy e Tommy non sapevano fare altro che giocare, si sbaglierebbe. Essi infatti sapevano suonare, da veri esperti, alcuni strumenti musicali. Ed erano tanto abili, che gli uccelli smettevano i loro gorgheggi per ascoltare, tanto melodioso era quel suono.

Non solo. La fama di Timmy e Tommy come suonatori, aveva ormai superato i confini del bosco. Persino nel paese che stava al di là di esso la gente talora li invitava a tenere dei concerti, e faceva stampare i manifesti con la notizia. Insomma, oggi sarebbero stati due divi della tv.

"Dunque, non mi aiuterete a costruire la casa in muratura?", fu l'ultimatum di Gimmy.

"No, fratello", risposero. "Dobbiamo partecipare a una gran festa, dove ci saranno la cerbiatta Sinforosa, lo scoiattolo Guglielmo, il porcospino Valentino, il gufo Gedeone e interi stormi di uccelli. Abbi pazienza, Gimmy. Noi dobbiamo seguire il nostro estro, l'arte, che ci dà tante soddisfazioni".

E si inoltrarono nel bosco, salterellando come i bambini quando arriva, inattesa, la notizia che per un giorno la scuola rimarrà chiusa.

Un po' sconsolato, Gimmy li vide allontanarsi. Da parte sua, non perse tempo, e iniziò a costruire la casa in muratura. Una bella fatica. Prima di tutto doveva scavare la terra per porre le fondamenta: non voleva che la sua casa crollasse alle prime piogge.

"Agosto sta per finire", si diceva Gimmy per farsi coraggio. "In agosto, la campagna è ancora tutta verde, ma se si fa attenzione, si scorgono degli alberi, specie i ciliegi selvatici, che cominciano a ingiallire nelle foglie più lontane dal tronco. Settembre porta già l'autunno: poi l'inverno, ad arrivare, ci mette un niente. E con l'inverno, arriverà il lupo".

Ebbe un brivido immaginando le zanne di Lupo Famelico, e seguitò a sfacchinare come un dannato. Ogni tanto si fermava, e contemplava la casetta che veniva su, bella robusta, in cima alla collina.

"Sì. Ho scelto davvero un buon posto", si congratulò Gimmy con se stesso. "Non potevo scegliere una posizione migliore, altrettanto sicura".

Intanto, nel bosco, la festa pareva senza fine. Timmy suonava la fisarmonica, Tommy lo zufolo che si era costruito da sé. I partecipanti, vecchi e nuovi, non smettevano di ballare. Ma la più corteggiata era la cerbiatta Sinforosa, che sapendo di essere graziosa civettava con chiunque la invitasse a danzare.

I Tre Porcellini - Il lupo ulula dall'alto di una rupeCome aveva detto e ripetuto Gimmy, però, l'estate non è eterna, né lo sono i giochi. Giunse l'inverno e, con i primi geli, dai monti calò Lupo Famelico. Ululò, e tutti gli abitanti del bosco si rifugiarono chi nel proprio nido, chi nella propria tana.

Timmy corse a nascondersi nella sua capanna di frasche, ma il lupo rise davanti a quell'esile porta chiusa.

"Esci subito, porcellino", intimò, "non farmi fare il piccolo sforzo di abbattere questa specie di casupola".

Timmy tremava come una foglia.

Ed ecco che il lupo, con un soffio, abbatté le frasche della capanna.

Il porcellino se la dette a gambe, cercando scampo nella casa di legno di Tommy. Famelico lo tallonava.

Tommy aprì la porta appena in tempo per fare entrare il fratellino, ma anche questa volta per il lupo non fu difficile costringere i due allo scoperto. Gli bastarono due soffi forti, e anche la casa di legno crollò.

"Scappiamo da Gimmy!", urlarono Tommy e Timmy. "Chissà che lui non se la sia fatta bella solida, la casa che aveva in mente. Noi, rimanendo nel bosco per tanto tempo, lo abbiamo perso di vista".

Eccola, la casa sulla collina. Corsero a perdifiato. Già si sentivano sul collo la lingua penzoloni del terribile Lupo Famelico.

Gimmy li vide arrivare proprio mentre stava uscendo a cercarli, quei dissennati fratellini. E riuscì ad aprir loro la porta un attimo prima che finissero nelle grinfie dell'inseguitore.

I Tre Porcellini - Il lupo soffia verso la casa dei porcellini tentando di farla cadere"Soffierò più che posso, me li prenderò tutti e tre", pensava il lupo.

Ma la casa di Gimmy era solida, non c'era verso di scuoterla, benché i soffi del lupo fossero poderosi e ripetuti.

Durarono oltre un'ora i tentativi di Famelico, che a questo punto quasi quasi metteva pena, specie considerando che, alla fine, egli si ritrovò così esausto da sembrare più morto che vivo.

"Avevi proprio ragione, fratello", dissero Tommy e Timmy, abbracciandosi, mentre si riscaldavano al fuoco del camino. "Devi perdonarci per esserci comportati da sventatelli. Non capiterà più. Lo promettiamo".

Gimmy sorrise, felice. Ma il sorriso gli sparì non appena sentì dei passi sul tetto della casa. Era Lupo Famelico che, astuto, cercava di entrare dalla cappa del camino, calandosi lungo la gola nera di fuliggine dopo avere scoperchiato il comignolo.

"Presto. Non c'è un minuto da perdere!", esclamò Gimmy. Stavolta aiutato dai fratelli, portò fascine di legna e tronchetti d'albero nel braciere, dal quale si alzò una forte, altissima fiamma, che subito si attaccò al pelo di Famelico, spandendo attorno un odorastro di bruciato.

"Ahi, ahi. Aiuto!", gridava il lupo arrancando su per la cappa del camino. Alla fine riuscì ad uscirne e fuggì, così nero che pareva un tizzone.

"Siamo salvi!" batterono le mani i porcellini. E brindarono, e ancora si abbracciarono.

Quanto a Lupo Famelico, nel bosco corre voce che se ne sia tornato tra le sue montagne a curarsi le bruciature. E che poi, una volta guarito, abbia deciso di restarsene lì per sempre.

Un'ottima decisione per tutti: non vi pare?