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Biancaneve e i 7 nani

Biancaneve e i 7 nani

Biancaneve era una bellissima fanciulla, ed era una principessa perché figlia di re. Biancaneve la chiamavano i cortigiani e i sudditi, perché la sua pelle era bianchissima, bianca proprio come la neve. I suoi genitori, oltre a volerle un gran bene, ne erano orgogliosi. E lei cresceva buona, sempre più bella.

Avvenne che la regina sua madre morì. Il re provò molto dolore per la perdita della moglie e Biancaneve soffrì ancora di più, specie quando il re, stancatosi di essere vedovo, sposò una donna assai bella anche lei, ma crudele, cattiva. Cattiva al punto di non sopportare che, diventata regina, qualcuno nel reame fosse più bello di lei.

La matrigna di Biancaneve era una mezza strega, in quanto conosceva tutti i segreti della magia. E possedeva uno specchio. Uno specchio magico capace di rispondere a tutte le sue domande, su qualunque argomento, e di rispondere dicendo la verità, non sbagliando mai.

"Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?", gli domandava ogni giorno. E lo specchio, ogni volta, le rispondeva: "La più bella sei tu, o mia regina, di giorno e dalla sera alla mattina".

Rassicurata, eppur preoccupata, la regina teneva però d'occhio la figliastra. Perché Biancaneve si faceva sempre più bella, e molti principi, affascinati dal suo splendore, si erano già presentati al Palazzo Reale per chiederla in sposa.

Un giorno la regina si mise davanti allo specchio e ripeté la solita domanda. Si sentiva inquieta, come se presagisse qualche sgradevole risposta.

Biancaneve e i 7 nani - La matrigna interroga lo specchioInfatti: "Specchio delle mie brame. Chi è la più bella del reame?", chiese. E quella volta lo specchio sentenziò: "Fino a ieri la più bella eri tu. Ma ora Biancaneve lo è molto di più".

È facile immaginare la rabbia e la disperazione della regina. Non voleva credere al responso dello specchio.

"E se si fosse sbagliato?", pensò per consolarsi. "Mi ha sempre detto la verità, ma uno sbaglio chiunque lo può fare. Riproviamo".

Ripeté la domanda e la risposta fu identica. E così il giorno dopo e quello dopo ancora. Anzi, questa volta le parole dello specchio furono tali da toglierle ogni speranza: "Sempre bella mia regina tu sei. Ma Biancaneve è splendida, tu vieni dopo di lei".

Su tutte le furie, la regina pestò tante volte i piedi per terra, poi spaccò i soprammobili preziosissimi che ornavano la sua camera. Ma questo non poteva restituirle il primato toltole da Biancaneve.

"Mi ha tolto il primato di bellezza?", si disse. "E io tolgo lei di mezzo. La farò uccidere, così la più bella tornerò ad essere io".

All'insaputa del re, padre di Biancaneve, ordinò immediatamente a un servo di Palazzo di portare con una scusa Biancaneve nel bosco, e di sopprimerla.

"Come prova di avere obbedito ai miei comandi", lo ammonì, "mi porterai il cuore della principessa. Voglio essere sicura che tu esegua l'incarico. Va'".

Il servo e Biancaneve s'inoltrarono nel bosco. La fanciulla parlava con tanta confidenza e dolcezza che il servo s'intenerì, le raccontò cosa avesse in animo la regina, le s'inginocchiò davanti.

"Perdonami, mia principessa, per avere solo pensato di poterti uccidere. Non lo farò mai. Però fuggi nel bosco, non tornare mai più nella reggia. Io ammazzerò un capriolo, gli strapperò il cuore e lo porterò alla regina che ti crederà morta... Buona fortuna, principessa!".

Quando la regina si vide tra le mani quel cuore, rise, e rise ancora, con perfida soddisfazione: "Finalmente la più bella sarò di nuovo io".

Intanto Biancaneve vagava alla ricerca d'un rifugio. Ma non c'era traccia di presenze umane nel bosco.

Già aveva perduto la speranza d'essere soccorsa, quando, in una piccola radura, vide una piccola casa con delle piccole finestre. La raggiunse e sbirciò dentro da una di esse. Poi si fece coraggio, ed entrò. Nella piccola camera era apparecchiata una piccola tavola per sette commensali. Minuti erano i piatti e le posate. E ugualmente minuti i sette letti, evidentemente per altrettante persone.

Biancaneve non ci stette a pensare su. Mangiò qualcosa da ciascun piatto, bevve un sorso da ogni bicchiere grande poco più di un ditale, quindi adocchiò uno dei lettini e vi si sdraiò.

Stanca com'era, avrebbe dormito chissà fino a quando se, all'imbrunire, non l'avesse svegliata una canzoncina. Nello stesso momento la porta si aprì ed entrarono sette nani, tutti con degli attrezzi da lavoro sulle spalle.

I nani erano i proprietari della casetta. Il loro lavoro consisteva nell'estrarre da una ricca miniera, piuttosto distante, oro e pietre preziose. Essi rincasavano ogni sera, così come ogni mattino se ne ripartivano, allegri e contenti come Pasque.

Avevano dei nomi alquanto buffi: Gongolo, Eolo, Pisolo, Mammolo, Dotto, Brontolo e Cucciolo. Cucciolo era il più piccolo, perciò si chiamava così.

Uno dei nani cominciò a dire: "Chi ha mangiato nel mio piatto?".

Un altro: "Chi ha bevuto nel mio bicchiere?".

E un terzo: "Chi ha usato le mie posate?".

Infine: "Chi sta dormendo nel mio letto?".

"Sono io, Biancaneve", disse la principessa con un inchino.

"Che ci fai, tu, qui?", domandarono i nani.

Udita la triste storia di Biancaneve, i nani la rassicurarono: "Potrai rimanere con noi anche per sempre. Vuol dire che ci terrai in ordine la casa e preparerai pranzo e cena. Ti va?".

Biancaneve buttò le braccia al collo di ciascun nano, e li baciò tutti. Uno di essi, Dotto, che era il più saggio, le raccomandò: "Prometti di non aprire mai la porta a degli sconosciuti. Conosco la tua matrigna. Non tarderà a scoprire che tu sei viva. Glielo confiderà lo specchio magico".

Dotto aveva ragione. In effetti la regina, volendo la conferma del suo riconquistato primato di bellezza, interrogò di nuovo lo specchio che, con sua sorpresa, le rispose: "Regina, la più bella qui sei tu. Ma al di là dei monti e dei piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più".

Biancaneve e i 7 nani - Fermaglio per capelli con il velenoAllora, furibonda, la malvagia matrigna si travestì da merciaia, spinse avanti a sé un carretto in cui aveva messo un prezioso pettine di madreperla dai denti avvelenati, si presentò alla casetta dei nani, e offrì a Biancaneve, che era affacciata sul balconcino, il pettine che avrebbe dovuto ucciderla.

"Sei così bella, fanciulla, che te lo voglio regalare". E scomparve.

Biancaneve se lo mise fra i capelli e il veleno fece subito effetto. Cadde a terra tramortita.

Ma, per fortuna, i nani erano già sulla strada del ritorno. Videro la fanciulla pallida come la cera. Le prestarono cure miracolose, con l'aiuto di alcune erbe che solo loro sapevano dove nascessero, e Biancaneve rinvenne.

"Devi essere più attenta", la rimproverò dolcemente Gongolo, mentre gli altri nani prevedevano: "Tornerà. La regina tornerà presto per farti del male, non appena lo specchio le avrà detto che tu sei sempre viva. In guardia Biancaneve. Dacci ascolto".

Biancaneve e i 7 nani - Vecchia contadina con la mela avvelenataAvevano ragione. Perché la cattiva matrigna di Biancaneve, pazza di rabbia per non essere riuscita nel suo intento, ci riprovò. Camuffatasi da vecchia contadina, di nuovo raggiunse la casa dei nani, reggendo a un braccio un cesto di bellissime mele. E si mise a canterellare: "Voglio offrire la mela più bella alla più bella fanciulla del mondo. E una mela più bella di questa, non c'è".

Intanto, lustrava ben bene una splendida mela rossa in cui, partendosene dalla reggia, aveva iniettato un veleno potentissimo.

Ancora una volta Biancaneve non resistette alla curiosità. Sporse un braccio, prese la mela, l'addentò e subito cadde a terra, senza vita.

Così la trovarono i nani, alla sera. E non conoscevano altri rimedi per intervenire, troppo potente era stato il veleno, troppo tempo era passato da quando Biancaneve l'aveva assorbito.

La piansero. L'adagiarono in una bara di cristallo per poterla vedere sempre, tant'era bella anche da morta, e misero la bara sul limitare del bosco, dove i fiori profumavano e gli uccellini cantavano.

Passò per quel sentiero un giovane principe a cavallo. Un principe bello come il Sole. Vide la bara, contemplò la fanciulla bella come la Luna, e subito se ne innamorò. Allora, sollevato il coperchio, baciò Biancaneve sulle labbra. E si compì il prodigio. La principessa si sollevò, tossì, dalla gola le uscì il pezzetto di mela avvelenata che l'aveva condannata a quella morte apparente.

"Mio principe, mio salvatore!", esclamò Biancaneve abbracciando il cavaliere che, vestito tutto d'azzurro, era conosciuto, appunto, come il Principe Azzurro. I nani non stavano in sé dalla gioia. Applaudivano.

E, sapendo come sarebbe andata a finire, cioè che il Principe avrebbe fatto salire Biancaneve sul suo cavallo per prenderla in sposa nel suo castello, le donarono un sacchetto di gemme sfavillanti, che valevano un patrimonio, da aggiungere alle già immense ricchezze del principe.

Infatti, così avvenne. Su quel cavallo, una coppia di giovani più bella non la si sarebbe potuta immaginare.

"Addio, miei cari nani!".

"Addio, Biancaneve! Ci mancherai".

Il cavallo disparve al galoppo nel folto del bosco, con i due innamorati in groppa.

E se qualcuno volesse sapere cosa ne fu della cattiva regina, eccolo soddisfatto. Saputo dallo specchio che non solo Biancaneve era viva, ma che la sua bellezza era ancor di più cresciuta, essa provò una tale rabbia che cadde al suolo, stecchita.

E a far rivivere lei non vi furono certo i dolci baci di un principe.