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La bella addormentata nel bosco

Carabiniere in uniforme 1833 in procinto di baciare la bella addormentata; il principe azzurro é legato ad una colonna

Un re e una regina vivevano d'amore e d'accordo nel loro castello, al centro d'un reame tranquillo e pacifico. Ma non erano completamente felici, perché non avevano figli e la regina ne desiderava ardentemente uno.
Così il re, così i sudditi.

Invano il re si era rivolto a maghi e indovini, anche di lontane contrade, chiedendo il loro intervento in modo da orientare le stelle verso la nascita di un erede. Non c'era stato nulla da fare.

Già i sovrani si stavano rassegnando al destino, quando la regina s'accorse, con immensa gioia, d'essere prossima a diventare madre.

Alcuni mesi dopo nacque la principessina, e la sua nascita fu accolta con giubilo immenso in tutto il territorio del regno.

Il re era fuori di sé dalla gioia. Dispose che si tenesse una gran festa di benvenuto in onore della neonata, a cui partecipassero tutti i sudditi. E cuochi e servitori ebbero, per alcuni giorni, il loro da fare, dovendo preparare lo straordinario ricevimento.

Alla festa intervennero sette fate, che si offrirono di essere madrine della principessa. E ciascuna di esse le fece un dono.

"Io ti regalo la bellezza", disse la prima fata.

"Io, l'intelligenza", disse la seconda.

La terza annunciò: "Da me, arai la bontà".

E la quarta: "Io ti assicuro nobiltà d'animo".

La quinta fata donò la sapienza e la sesta le dette il dono della pazienza.

Una strega vestita di nero addita minacciosamente gli invitatiStava per farsi avanti la settima fata, quando nel salone della reggia apparve una creatura magica, tutta vestita di nero, metà fata e metà strega, che con le sue minacciose parole gettò il gelo e lo sgomento in tutti i presenti.

"Non sono stata invitata alla festa", sibilò risentita, "ma anch'io faccio alla principessa un dono, che è questo. Ella morrà al compimento dei sedici anni, e morrà per la puntura di un fuso, di quelli che si adoperano per filare la lana e la seta".

Poi scomparve, lasciando nella costernazione e nel dolore il re, la regina, e tutti i loro sudditi.

"Ti prego, fa' qualcosa contro questa maledizione", supplicò il re rivolgendosi alla settima fata, che non aveva ancora espresso il suo dono.

"Purtroppo", lei confessò, "io non ho poteri sufficienti per annullare la minaccia. Però potrei...".

"Cosa potresti fare?", implorò trepidante la regina.

"Posso trasformare la morte in un lungo sonno, un sonno che duri cent'anni. Dopo di che, si vedrà".

Un poco risollevati da questo rimedio, re e regina adottarono subito adeguate misure perché la maledizione della fata cattiva non potesse avverarsi. Perciò mandarono araldi in tutto il reame, a trasmettere l'ordine del sovrano: "D'ora in avanti, è proibito filare con fuso e conocchia. Tutti i fusi dovranno essere bruciati, distrutti. Chiunque verrà trovato in possesso d'un fuso, sarà punito con la morte".

Passarono gli anni. La principessa cresceva felice, ignara della predizione che pesava su di lei. Diventò una bellissima fanciulla, poi una giovinetta splendente. Risplendeva soprattutto per la grazia e per la bontà d'animo, per l'amore che portava ai suoi genitori e a qualunque creatura. No, non sarebbe mai stata capace di fare del male a nessuno, una principessa così deliziosa.

Un'estate, l'estate in cui lei compiva sedici anni, la Corte reale si trasferì nella residenza di campagna.

Il re e la regina avevano infatti diritto a riposarsi, dopo le fatiche di governare il loro regno. E la principessa fu ben felice di lasciare per qualche mese il castello, andando incontro a quello che la Natura sa offrire quando si ha il tempo e la voglia di contemplare le sue meraviglie.

Furono allestite ventidue carrozze, ognuna trainata da due pariglie di cavalli bianchi, dove presero posto i sovrani, la principessa, il ciambellano, il maggiordomo e il resto del seguito. Anche i paggi vi presero posto. I servi, invece, dopo aver caricato i bagagli, com'era d'uso a quel tempo se ne andarono a piedi.

In campagna, la dimora reale era di magnificenza pari alla reggia. C'erano laghetti, giardini, piccoli boschi ben curati dove cantavano migliaia di uccelli d'ogni specie, d'ogni colore, ognuno con il proprio gorgheggio. E, per la principessa, erano state predisposte altalene, giostre e casette piene di bambole.

Ma quell'anno la principessa non riusciva più a interessarsi a quei giochi. Con i suoi sedici anni, ella era attratta da curiosità d'altro tipo.

Così passeggiava ogni giorno alla ricerca di qualcosa di nuovo. Montava a cavallo e se ne andava un po' in giro, sempre sperando in qualche incontro capace di movimentarle la vita.

Un giorno, nonostante la regina le avesse raccomandato di non spingersi troppo lontano nelle perlustrazioni, la principessa si avventurò al di là dei boschi, al limitare di una foresta, e qui scorse una capanna tanto mal ridotta da sembrare disabitata.

Incuriosita, spinse la porta ed entrò.

In fondo alla stanza, vicino a una finestruola che dava un po' di luce, c'era una vecchina, seduta su una bassa seggiola, con degli strani attrezzi in mano.

"Buon giorno, signora", salutò la principessa.

"Buon giorno a te, bella ragazza. Vieni avanti. Non sai che piacere mi dai a venirmi a trovare. Sono anni che non ricevo una visita", disse la vecchina.

"E che cosa stai facendo, con quegli arnesi, che non li ho mai visti?".

"Come, non li hai mai visti?", si stupì la vecchina. "Questo è un fuso, e questa è la conocchia. Non hai mai visto filare la lana, la seta? Guarda bene. Si fa così".

Talmente fuori mano era quella casupola, praticamente nascosta alla vista, che gli araldi, mandati in giro dal re tanti anni prima, non avevano potuto portarvi l'ordine di distruggere i fusi. E per tutto quel tempo la vecchina aveva continuato a filare.

Il fuso azionato da una grande ruota continua a filare"Un fuso?", s'incuriosì la principessa. "Voglio vederlo da vicino. Voglio prenderlo in mano". Afferratolo, si punse un dito e cadde a terra, immobile.

Spaventata, dopo averle prestato i primi soccorsi, la vecchina corse a chiedere aiuto. Furono informati il re e la regina, la cui disperazione si può ben immaginare.

Ma il re non si rassegnò. Mandò un suo scudiero a cercare la settima fata, quella che aveva tentato di bloccare la maledizione della strega. Lo scudiero si precipitò da lei. La trovò e la condusse al cospetto del re.

"Sta dormendo", constatò la fata. "Dormirà per cento anni, come vi dissi, né io posso svegliarla. Posso però fare in modo che, quando si desterà, vi trovi accanto a lei, come siete adesso". E con la bacchetta magica toccò tutti coloro che vivevano nel castello.

Subito essi caddero addormentati, nella posizione in cui si trovavano. La regina mentre si asciugava gli occhi dal gran piangere, il re mentre discuteva col ciambellano sul da farsi, i cuochi mentre armeggiavano in cucina.

Il Castello caduto nel sonno eterno é nascosto da una fitta forestaQuindi, la settima fata fece sorgere attorno al castello una foresta inestricabile, in modo da renderlo inaccessibile a chiunque fosse passato di là...

Ma di lì passò, giusto cent'anni dopo, un giovane principe che se ne andava a cavallo. Dall'alto della sella scorse le punte delle torri del castello, s'incuriosì, e pensò di raggiungerlo.

"Voi ne sapete qualcosa?", domandò a un boscaiolo che si aggirava là attorno.

"Per quel che ne so, nel castello giace, addormentata, la più bella principessa del mondo. Almeno così ho sentito dire", rispose il boscaiolo.

"Voglio vederla", esclamò il principe.

"Ma è impossibile", scosse il capo il boscaiolo, "la foresta è così intricata che ve lo impedirà".

Per nulla rassegnato, il principe prese ad avanzare, e a mano a mano, al suo passaggio, i rami degli alberi si ritraevano. Giunse al castello, vi entrò, vide la principessa che dormiva. Era davvero la più bella creatura del mondo. Si chinò su di lei e la baciò.

La principessa si svegliò, e subito ricordò quel che era accaduto. Allora buttando le braccia al collo al giovane, esclamò: "Grazie, mio bel principe. Avete rotto l'incantesimo. State a sentire, vi racconto com'è andata la storia, come cominciò".

E mentre la principessa raccontava, tutti gli abitanti del castello si risvegliarono. Il re riprese a discutere col ciambellano, la regina seguitò ad asciugarsi le lacrime, i cuochi tornarono a sfaccendare in cucina.

"Volete sposarmi, mia principessa?", domandò il giovane a quel punto.

"Sì, mio bel principe. Con tutto il cuore", rispose raggiante la fanciulla.

Senz'altri indugi, si celebrarono le nozze fra i due. Venne imbandito un banchetto, che mai si vide l'uguale per sapori, varietà e quantità di cibi, e ad esso parteciparono tutti i sudditi del reame. Poi il re e la regina, si misero, felici, a ballare.

Dopodiché gli sposi partirono verso il regno del principe. Dove si amarono per altri cent'anni.