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Judo

Si fa fatica a credere che - in giapponese - la parola significhi "in modo gentile".

MedagliereEppure il dubbio può sfiorarci, all'inizio e alla fine del combattimento, quando i due contendenti s'inchinano a mani giunte, per salutarsi rispettosamente.
 
Il judo è un'arte marziale giapponese sviluppata alla fine del XIX secolo dal maestro Jigoro Kano: il principio basilare è che il judoka non deve mai resistere alla forza del proprio avversario, ma deve piuttosto sfruttarla per sconfiggerlo.
 
Il primo campionato del mondo risale al 1956 (Tokyo), la prima apparizione alle Olimpiadi al 1964 (ancora Tokyo), anche se l'inclusione definitiva nel programma olimpico è di otto anni più tardi (a Monaco di Baviera).

Attacco sul tatami.La Sezione Sportiva Judo - istituita presso la Legione Allievi di Roma - del Centro Sportivo Carabinieri risale al 1960. Il primo comandante e coordinatore fu il maresciallo Mario De Crescenzo. In quel periodo i carabinieri Luciano Archetti, Piero Naldini e Mario Torella furono convocati nella squadra nazionale.

Archetti vinse il primo titolo italiano nel 1963. Nel 1968 assunse il comando della Sezione. Dal 1995 la responsabilità tecnica della Sezione Judo è stata affidata al maresciallo Marino Beccacece, che - come atleta - aveva vestito la maglia azzurra fra il 1976 e il 1984, ottenendo un numero impressionante di successi in campo internazionale (campione del mondo militare nel 1978 e nel 1982, a squadre nel 1984; medaglia d'argento nel 1980 e nel 1981, a squadre nel 1981 e nel 1982; sei volte medaglia di bronzo nei Mondiali Militari; sei titoli italiani, tre titoli seniores; vincitore della Coppa Italia nel 1985).

La sequenza di un atterramentoIl ju-jitsu - che è il padre del judo - nasce come disciplina militare. Era il combattimento a mani nude praticato dai samurai sui campi di battaglia. Comprendeva tecniche idonee a far cadere al suolo il nemico, immobilizzarlo, strangolarlo. Kano, alla fine del XIX secolo integrò le tecniche del ju-jitsu con l'educazione morale e intellettuale che conduce al controllo assoluto del proprio corpo. Scriveva lo stesso Kano: «Il judo è un mezzo per usare l'energia fisica e mentale nel modo più efficiente. Questo allenamento comporta il miglioramento di se stessi, sia dal punto di vista fisico che spirituale, attraverso la pratica delle tecniche di difesa personale e l'apprendimento, attraverso l'esperienza della vita. Il fine ultimo del judo è perfezionare se stessi ed essere così di utilità al mondo che ci circonda».

Jigoro Kano è l'unico maestro che abbia ottenuto dodici dan
, i gradi che identificano il livello di capacità di un atleta. I dan vengono assegnati alle cinture nere, cioè a chi abbia già raggiunto un risultato di assoluta eccellenza.

Ezio Gamba con la medaglia d'oro vinta a Mosca nel 1980.Fin dagli anni Sessanta il judo ha riservato grandissime soddisfazioni agli atleti dell'Arma, che primeggiano in campo nazionale e combattono alla pari con i più forti judoka del mondo, come dimostra un albo d'oro ricchissimo.
Il più forte in assoluto fu Luciano Archetti, 70 presenze in Nazionale, 9 titoli italiani, 3 Coppe Italia, un quinto posto ai Campionati del Mondo.
Altro atleta indimenticabile è Ezio Gamba, secondo ai Mondiali del 1979, vincitore dei Mondiali Militari l'anno precedente, secondo classificato ai Mondiali juniores del 1977. Gamba fu medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. Quell'anno, tuttavia, il ministro della Difesa - nel rispetto degli orientamenti assunti dal governo italiano che decretò il boicottaggio delle Olimpiadi - vietò agli atleti militari di partecipare ai Giochi.
Gamba fu un'eccezione, avendo ottenuto, alla vigilia, il congedo dall'Arma. Il Coni, infatti, decise di inviare comunque a Mosca una rappresentativa dello sport italiano.
 
Altri campioni di livello assoluto (oltre ad Archetti, Gamba e Beccacece) sono stati Sandro Rosati (terzo ai Mondiali del 1983, primo ai Mondiali Militari del 1984, secondo agli Europei juniores del 1977), Giorgio Vismara impegnato sul tatami.Giorgio Vismara (terzo ai Mondiali del 1991, primo ai Mondiali Militari del 1992, secondo agli Europei del 1991 e terzo nel 1989 e nel 1992), Raffaele Rennella (primo ai Mondiali Militari nel 1985, 1987, 1988), Alessandro Geri (primo ai Mondiali Militari nel 1987), Marino Cattedra (primo ai Mondiali Militari nel 1994 e terzo agli Europei del 1991), Stefano Venturelli (primo ai Mondiali Militari nel 1986 e terzo agli Europei del 1991).

Altri carabinieri che hanno ottenuto risultati di rilievo in campo internazionale sono stati Franco Novasconi (terzo agli Europei del 1974), Ermes Trussardi (terzo agli Europei juniores nel 1974), Walter Argentin, Pietro De Luca, Alessandro Pilati, saliti sul podio nei Giochi del Mediterraneo.

Nell'ultima edizione dei Mondiali Militari, svoltasi ad Ostia nel novembre 2001, la Nazionale italiana (composta unicamente da atleti dell'Arma) ha conquistato la medaglia d'argento a squadre, sconfitta in finale dalla Russia. Andrea Truzzi si è laureato campione del Mondo nella categoria fino a 81 kg; Roberto Meloni ha ottenuto la medaglia di bronzo, pur gareggiando in una categoria superiore, sconfitto in semifinale dal campione olimpico di Sidney. Altre medaglie di bronzo sono state conquistate da Antonio Vastarella e Paolo Bianchissi.