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"Carabinieri nella vita di caserma" (1836). Acquerello, cm. 22x27, di Francesco Gonin (1808 - 1889). Proprietà della Biblioteca Reale, Torino."Si tratta di un'opera recente, in grandezza naturale, di Giorgio Olivetti tratta, naturalmente, da immagini d'epoca, che ricostruisce fedelmente l'aspetto di Thaon di Revel. Gli storici saranno certamente in grado di dedurre, dalle decorazioni, gli aspetti più interessanti dell'operato di questo generale che si trovò a dover difendere, in tempi molto difficili, quello che era il più indipendente degli stati italiani ed il primo baluardo contro le intrusioni straniere, anche se portatrici di "libertà".

Della seconda categoria diremo subito che si tratta di un genere nato nel XVII secolo, nel quale lo scopo storico documentario non è la sola ragione dell' opera d'arte (in genere disegni o acquarelli). Infatti le classi sociali dal Seicento in poi, in particolare la Borghesia, cominciarono a proiettare in forma artistica non solo i singoli episodi significanti ma anche gli aspetti generali della propria esistenza, trasferendola su di un piano più elevato per mezzo dell'arte.

Uno dei primi esempi ne furono le "battaglie senza storia" di Salvator Rosa, "Il sacrificio del Carabiniere a cavallo G. Battista Scapaccino" (3 febbraio 1834). Olio su tela, cm. 63x78, di Francesco Gonin (1808 - 1889). Proprietà del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, Roma.battaglie in cui non si rappresenta un combattimento specifico e determinabile. Immaginiamo un quadro del genere nello studio di un alto ufficiale o nel soggiorno di una famiglia in cui la carriera militare sia una delle possibili e frequenti opzioni e sarà facile capire come il modo stesso di essere di chi possiede il quadro sia proiettato nella sfera superiore dell'arte e dello spirito proprio per mezzo dell'arte. Si obietterà che i Carabinieri, in un modo o nell'altro, sono nella vita di tutti, ma è proprio per questo che un quadro con dei carabinieri si può trovare in ogni casa o, in alternativa gradita, il celebre Calendario. Anche la rappresentazione di militari in divisa appartiene a questo genere di figurazioni, ma con una certa maggiore attenzione alla documentazione in senso stretto.

Giuseppe Stagnon, Francesco Gonin, Luigi David nel secolo scorso sono stati alcuni tra i maggiori esponenti di artisti specializzati in questo tipo di figurazioni. A titolo di curiosità notiamo che spesso vengono rappresentati militari che, quasi sempre sugli attenti, prendono ordini da un ufficiale, spesso con l'affidamento di un dispaccio, ad indicare, probabilmente, quella che è sempre stata la caratteristica della vita militare e dell'Arma dei Carabinieri in particolare: la disciplina, una virtù quasi estranea a quella parte degli Italiani che i Carabinieri li ha sempre temuti e, proprio per questo, anche ammirati. Inoltre non si deve dimenticare che, in un'epoca in cui il 90% della popolazione era analfabeta o quasi, indicare con un gesto chi fosse il superiore aumentava di molto la leggibilità di una illustrazione.

"L'episodio del Carabiniere G. Battista Scapaccino" (3 febbraio 1834) in un disegno acquerellato, cm. 25,8x37,4, di Michele Bisi (1788 - 1875). Proprietà della Biblioteca Reale, Torino.Francesco Gonin fu anche autore di una serie di quadri che illustravano alcuni episodi della storia dell'Arma, ancora breve ma già assai ricca e tra questi quello del Carabiniere Giovan Battista Scapaccino che appartiene alla terza categoria di classificazione proposta.
A proposito di questo episodio è interessante paragonare come il Gonin riuscì a dare una notevole forza espressiva al suo racconto esaltando, con un sapiente uso del chiaroscuro, la dinamicità del fatto e l'azione eversiva dei rivoltosi, a dimostrazione che la staticità dei suoi figurini era voluta.
Un paragone con il disegno ad acquarello di Michele Bisi, molto più statico negli atteggiamenti dei personaggi, non può che confermare questa impressione, anche se dobbiamo ammettere che anche Bisi lavorava ad un buon livello.

Si è nell'ambito della pittura romantica, sempre un poco enfatica, e lo scopo dell'artista è quello di far partecipare il più possibile lo spettatore all'azione del quadro con il sentimento.
Le differenze tra i due quadri rispecchiano il diverso taglio che hanno voluto dare all'episodio gli artisti: più drammatico quello di Gonin, più teso a commuovere quello di Bisi.