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Carabinieri nella letteratura

Ma l'opera di Verga in cui si avverte più nettamente il conflitto fra la giustizia dello Stato e quella, a un tempo tribale e sacrale, degli individui e dei gruppi sociali, è la Cavalleria rusticana. All'inizio del dramma, l'autore segnala, tra le prime didascalie del testo, la presenza di «due carabinieri in tenuta (che) escono dalla caserma e si allontanano pel viale della chiesa». Compar Alfio, che ucciderà Turiddu in un duello rusticano per motivi d'onore, al passaggio dei tutori dell'ordine, afferma: «I miei interessi li guardo io, da me, senza bisogno di quelli del pennacchio. E in paese tutti lo sanno, grazie a Dio!» Turiddu, il suo antagonista, è colpevole di una doppia profanazione: egli ha violato l'innocenza di Santuzza e la fedeltà coniugale della gnà Lola. Perciò deve morire. E' la vittima sacricale predestinata, affinché la ferita inferta al corpo sociale sia sanata. In un simile contesto non c'è posto per la legge dello Stato, che è in palese contraddizione con quella che viene avvertita come legge naturale, forza primigenia indifferibile.

Quadro "La notifica" (1872), olio su tela di Raffaerllo Tancredi. (XVIII secolo) - proprieta' privata, milano.Naturalmente, il progredire della cultura giuridica e del vivere civile consiste per l'appunto nell'esorcizzare questo ritualismo arcaico e violento. Ma si tratta di un progredire lento e accidentato, perché la legge positiva non è del tutto limpida, essendo sottoposta a mille condizionamenti e compromessi. «Ufficio delle leggi penali», scriveva Napoleone Colajanni sul finire dell'Ottocento, «non è stato sin qui quello di difendere la società, cioè tutte le classi che la compongono; ma particolarmente gli interessi di coloro in favore dei quali è costituito il potere politico, cioè dei proprietari». Di qui, argomentava, la realtà di istituzioni deboli con i forti e forti con i deboli. Di qui anche il fatto che gli scrittori - i quali sono sempre la coscienza critica di una nazione - siano portati naturalmente a schierarsi con i poveri, sempre alle prese con una giustizia prevaricatrice, con tutto il suo apparato solenne «di scanni maestosi, di tocchi, di toghe e di pennacchi».

Lo stesso Pirandello, che è interessato assai più ai drammi delle coscienze che a quelli sociali, non può fare a meno di notare il rapporto stretto che intercorre tra le miserie della vita e la propensione a delinquere, che non è certamente un modo per giustificare il crimine ma soltanto l'espressione di una corrente di solidarietà nei confronti dei "vinti". «La città era piuttosto tranquilla», scrive in un passo de I vecchi e i giovani ,«ma nella campagna e nei paesi della provincia, i reati di sangue, aperti o per mandato, per risse improvvise o per vendette meditate, e le grassazioni e l'abigeato e i sequestri di persona e i ricatti erano continui e innumerevoli, frutto della miseria, della selvaggia ignoranza, dell'asprezza delle fatiche che abbrutivano, delle vaste solitudini arse, brulle e mal guardate».

In queste vaste solitudini da gran tempo sono fiorite organizzazioni criminose sempre più invadenti e totalizzanti - alludiamo alla mafia, ma anche alla camorra, alla Quadro "La contadina e il Carabiniere (1884), olio su tela cm.38x60, di Gustav Zorn (1845-1893) - proprieta' privata Torino.'ndrangheta ecc. -, che sono diventate dei contropoteri talmente forti da condizionare, talvolta, il potere legittimo dello Stato. La storia e la cronaca - e anche la letteratura - sono piene di magistrati, carabinieri e poliziotti che hanno lottato, spesso in condizioni di difficoltà estreme, in alcuni casi abbandonati al loro destino, per sconfiggere questo contropotere criminale. Ma non mancano, purtroppo, neanche i casi di collusione. In questa dialettica complessa - potere legittimo, contropotere mafioso, criminalità comune - i carabinieri hanno condiviso spesso il destino dei "vinti".

Così, se nella letteratura post-risorgimentale i carabinieri apparivano al popolo come il braccio violento della legge, nella letteratura del Novecento essi sono apparsi come gli ultimi idealisti, destinati alla sconfitta. Fedeli esecutori della legge dello Stato, hanno combattuto le grandi organizzazioni criminali, anche quando queste hanno potuto contare su impensabili complicità. E' questo il tema ricorrente dei romanzi di Leonardo Sciascia, il quale si sofferma a lungo sull'incapacità della giustizia di colpire i responsabili dei delitti. Nel Giorno della civetta l'ufficiale dei carabinieri, Bellodi, riesce a decifrare il disegno criminale di don Mariano Arena e dei suoi complici, e tuttavia fallisce perché quel disegno non può essere "inscritto" nelle istituzioni.

I carabinieri riescono bensì ad acquisire una confessione ma alla fine prevarrà una falsa testimonianza mafiosa. Ha scritto in proposito uno dei più acuti interpreti di Sciascia, Claude Ambroise: «Al dover essere dello Stato di Bellodi si contrappone la realtà della collusione tra potere politico e mafia o, per lo meno, della protezione anche ad alto livello (Parlamento, Ministero) di cui godono i mafiosi. E' ben visibile che la mafia infiltra il potere e, proprio per questo, non avviene nelle istituzioni una in-scrizione effettiva del delitto». La Quadro: "Terremoto a Reggio Calabria"  (28 dicenbre 1908),  olio su tela cm.96x118, di Alessandro Degai  (secolo XX) - proprietà Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, Roma.conclusione è assai amara: non si può battere lo Stato-potere. Tuttavia è consolante, e apre uno spiraglio di speranza, il fatto che alcuni uomini delle istituzioni facciano uso del proprio senso morale in favore dello Stato-giustizia.

Questo sentimento di speranza lo rinveniamo nel celeberrimo romanzo di Giuseppe Guido Lo Schiavo, Piccola Pretura, da cui Pietro Germi trasse il film In nome della legge. Un giovane pretore, in una "terra di frontiera", contando soltanto sull'abnegazione e il coraggio dei carabinieri della locale Stazione, intraprende una durissima battaglia contro i potentati mafiosi del paese e alla fine vince. Ecco dunque delinearsi una nuova morale, che vorremmo fosse unanimemente condivisa: si può essere persone per bene e non essere perdenti. Così, dopo aver conosciuto la giustizia ingiusta della letteratura post-risorgimentale, e la giustizia inutile della letteratura novecentesca, possiamo sperare di trovare nella letteratura che verrà la giustizia giusta.

di Paolo Pinto